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Il Mozambico chiede sostegno alla comunità internazionale per arginare il fenomeno del terrorismo

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La crisi terroristica in Mozambico sembra aver raggiunto una nuova fase critica: dopo alcuni anni di potere e controllo consolidati nella parte nord del Paese, il gruppo al-Sunna Wa Jamma (ASWJ), conosciuto anche come al-Shabaab del Mozambico, ha cominciato a espandersi a sud minacciando l’integrità dello Stato. Sebbene in questo periodo il Governo mozambicano abbia provato a contrastare il fenomeno, gli sforzi non sembrano aver portato ai risultati sperati e il Ministro della Difesa chiede sempre maggiore sostegno alle potenze straniere per riprendere in mano la situazione, anche perché convinto che un ulteriore avanzamento del gruppo terroristico possa innescare una crisi politica e sociale senza precedenti per la Nazione.

L’appello del Governo

Negli ultimi giorni di marzo il Ministro della Difesa, Cristovao Chume, ha rotto il silenzio che si era consolidato attorno all’operato di ASWJ, che dal 2017 esercita il controllo sulla regione settentrionale del Paese a seguito dell’insurrezione di Cabo Delgado e poi diffusosi nelle città limitrofe. Nonostante la situazione inizialmente fosse stata dichiarata gestibile dalle Autorità governative, l’influenza della cellula salafita è cresciuta, così come le loro vittime, circa 6mila, dall’inizio della loro attività. Nel suo appello Chume ha sottolineato come l’intero continente africano stia affrontando la minaccia del terrorismo, ribadendo che uno sforzo congiunto tra le nazioni del continente e una cooperazione che coinvolga la comunità internazionale sia di vitale importanza nell’opera di eradicazione del terrorismo. Alcune regioni subsahariane hanno rafforzato il supporto al Governo di Maputo: tra queste il Ruanda, che ha messo a disposizione le sue Forze di Difesa, e il Sudafrica, che era già attivo sul territorio dal 2021 con la missione di pace Southern African Development Community Mission in Mozambique (SADCMIM). L’Unione Europea e gli Stati Uniti già da tempo forniscono assistenza militare, logistica e di strategia contro il terrorismo, volti a rendere più efficiente l’apparato di difesa dello Stato africano.

Nello stesso mese il Mozambico ha presieduto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Presidente, Filipe Nyusi, ha colto l’occasione per manifestare le sue preoccupazioni riguardo l’instabilità crescente. Questa apertura verso la comunità internazionale non giunge del tutto inaspettata; infatti, nel settembre del 2019 Maputo ha richiesto alla Russia l’intervento della compagnia militare privata Gruppo Wagner per far fronte all’avanzata di ASWJ, a distanza di due anni dall’inizio degli scontri nel nord della regione. L’accordo firmato prevedeva una forma di pagamento che si sarebbe concretizzata in gas naturale e risorse minerarie in cambio dell’intervento del gruppo paramilitare. La situazione, però, si mostrò di difficile gestione per la compagnia russa, che a novembre dello stesso anno si è ritirata a sud dove concentra ancora le sue operazioni strategiche per contenere l’espansione del fenomeno. 

La strategia di al-Sunna Wa Jamma

L’attività di ASWJ, anche nota come al-Shabaab del Mozambico, nonostante non presenti nessuna affiliazione con la controparte operante in Somalia, ha avuto inizio nel 2015, quando cominciò a reclutare tra le sue fila giovani mozambicani che condividevano la medesima visione, cioè la formazione di uno Stato Islamico in Mozambico in aperta opposizione all’apparato governativo gestito dal partito dominante dal 1994, Frente de Libertação de Moçambique (FRELIMO).

La maggior parte della popolazione del Mozambico è cristiana mentre circa il 20% è di religione musulmana ed è concentrata nella parte settentrionale del Paese; qui l’azione di radicalizzazione portata dal gruppo terroristico ha trovato terreno fertile. Tra i principali motivi figurano i confini contesi con la vicina Tanzania e la lontananza dall’azione statale. Pertanto, sembrerebbe diffusa una discriminazione su base etnica per quanto riguarda i  lo spoil system che caratterizza la politica mozambicana. Il gruppo etnico predominante nella zona centrale e meridionale della Nazione è costituito dai makonde, i quali ricoprono la maggioranza delle cariche di rilievo. Kimwane e makuwa, le etnie di fede musulmana, popolano la parte nord della regione e spesso hanno manifestato avversioni alle politiche governative che li hanno posti in svantaggio. La maggior parte dei militanti di al-Shabaab del Mozambico si son formati in questo contesto di esclusione e ciò, in parte, rafforza il risentimento che i militanti della cellula terroristica nutronoverso il Governo.

L’ascesa di ASWJ comincia ad attirare l’attenzione su di sé nel 2017, quando a seguito di tumulti l’organizzazione terroristica riesce a prendere il controllo della provincia di Cabo Delgado. L’area in questione è particolarmente redditizia data la grande presenza di gas naturale e gemme preziose, ma la presenza della cellula terroristica ne rende difficile lo sfruttamento. Il conflitto scatenatosi ha costretto milioni di persone a evacuare presso la parte meridionale del Paese innescando una crisi umanitaria; di fatti tra i principali obiettivi degli attacchi sembrano esserci i civili e le loro abitazioni che vengono spesso incendiate per scoraggiare il ritorno degli abitanti. A seguito delle operazioni di controllo condotte dalla SADC dal 2021 nel nord del Paese, si è registrato un calo dell’attività di ASWJ, nonostante attacchi sporadici continuino a verificarsi nei distretti di Mueda, Montepuez e Meluco. Tuttavia, la regione non è stata totalmente sottratta al controllo del gruppo terroristico che prosegue una strategia attiva di spopolamento.

La complessa gestione degli idrocarburi

Data la conformazione del territorio e la presenza di ricchi giacimenti nel sottosuolo marino e terrestre, Cabo Delgado è un’area di particolare interesse per l’economia mozambicana. Dal 2010, anno della scoperta della riserva di gas naturale più grande a sud del Sahara, il Governo ha avviato il Liquefied Natural Gas Project (LNGP), un progetto finalizzato alla realizzazione di impianti di estrazione e lavorazione del combustibile. I lavori si sono arrestati nel 2021 a causa della situazione di pericolo creatasi a seguito dell’insurrezione terroristica, paralizzando così un costoso investimento a cui hanno partecipato anche compagnie straniere leader nel settore dello sfruttamento degli idrocarburi. Tra queste la compagnia francese TotalEnergies, da anni attiva nel Paese, è stata la principale finanziatrice del progetto con quasi 23 miliardi di dollari. Recentemente il Presidente del Mozambico, durante una conferenza a Maputo avente come oggetto la gestione delle riserve di gas della Nazione, ha rassicurato il partner francese affermando che la situazione per quanto riguarda l’impianto di Capo Delgado non presenti rischi per la sicurezza. Tuttavia, il colosso degli idrocarburi si è mostrato reticente a riprendere i lavori nonostante concordi sulla necessità di completare l’opera entro breve. Affinché possa avvenire un ripristino adeguato delle condizioni, TotalEnergies, si aspetta che la zona sia pienamente sotto il controllo delle istituzioni statali e non solamente accessibile e funzionante, un’ulteriore spina nel fianco per il Governo di Maputo.

La tutela degli interessi del Mozambico passa per la sicurezza

La fiducia ostentata da Nyusi nel dialogo con TotalEnergies appare in contrasto con l’appello rivolto alla comunità internazionale. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha fatto lievitare i prezzi del gas con una conseguente crisi innescatasi in Europa e per i fornitori esteri questa rappresenta una finestra di guadagno appetibile. Se il Mozambico riuscisse a proseguire con il progetto, ne otterrebbe rendite elevate in termini economici piazzandosi sul mercato tra i dieci principali fornitori. Purtroppo, ASWJ e la scarsa attenzione data alla provincia di Cabo Delgado frenano le ambizioni del Paese.
Nel caso in cui la richiesta avesse dei riscontri positivi la situazione potrebbe migliorare a vantaggio di Maputo e forse anche per la popolazione della provincia. 

Poco dopo l’appello di Chume il Giappone si è fatto avanti e il Primo Ministro, Fumio Kishida, ha affermato che la Nazione asiatica si impegnerà nell’aiutare finanziariamente la lotta al terrorismo in Mozambico. Oltretutto, Tokyo ha annunciato che fornirà 22 milioni di dollari di equipaggiamento aeromobile e una motovedetta dal valore di 800mila dollari. La compagnia Giapponese Mitsui ha coperto il 20% degli investimenti per la realizzazione del LNGP e così come gli altri partner auspica la ripresa dei lavori il prima possibile. Molti sono gli interessi dietro la provincia di Cabo Delgado, la maggior parte economici; la ricchezza del sottosuolo sembra essere il vettore lungo il quale si muove la controffensiva al terrorismo. Secondo un report del 2022 di Human Rights Watch, la popolazione nel nord della regione sta attraversando una grave crisi umanitaria. In aggiunta, sono stati registrati diversi episodi di violazione dei diritti umani che hanno visto come protagonisti sia l’esercito mozambicano che, in contesti più recenti, la SADC mettendo in evidenza come la situazione potrebbe precipitare nel caso in cui non vengano prese adeguate misure per arginare il fenomeno terroristico.

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