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Come Mosca predispone le sue forze per la guerra con l’Ucraina

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Mosca prosegue lo schieramento di forze lungo la frontiera ucraina. L’analisi dei principali indicatori militari sembra rivelare due importanti elementi. Primo, che i generali russi hanno predisposto le loro forze in modo da fornire ai decisori politici un ampio ventaglio di opzioni, tra le quali figura anche l’ipotesi di un’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Secondo, che la mobilitazione delle forze russe è stata condotta in maniera tale da rendere estremamente difficile per le forze di Kiev prevedere il momento in cui potrebbe scattare l’eventuale attacco di Mosca. Le truppe ucraine sono nettamente inferiori a quelle russe e difficilmente riuscirebbero ad arrestare una loro offensiva.  

L’opzione di un’operazione su vasta scala

Sulla base di quanto riferito dalle fonti ufficiali occidentali e ucraine e da ciò che si è potuto osservare con le immagini satellitari, è possibile fornire qualche interpretazione di quelle che sono state fino a ora le mosse delle formazioni russe. 

A metà gennaio, le fonti disponibili rivelavano che Mosca aveva schierato al confine con l’Ucraina circa 100.000 unità. Il numero, in progressivo aumento, sembra confermato da diversi esperti e analisti del settore, i quali concordano anche nel ritenere che l’afflusso di mezzi e di personale potrebbe aumentare ulteriormente fino a raggiungere circa 175.000 unità. I recenti spostamenti di truppe in Bielorussia sembrano confermare che nelle prossime settimane lo schieramento russo crescerà ancora.

Quando si tratta di contare le unità operative, ovvero quelle che conducono concretamente le operazioni manovrando sul terreno, gli analisti militari russi si esprimono generalmente in termini di Gruppi Tattici di Battaglione (Battalion Tactical Group – BTG). Si tratta di formazioni temporanee, altamente flessibili, strutturate intorno a una base composta da un’unità di manovra a livello battaglione, opportunamente rinforzata con assetti di supporto di quantità e tipologia variabili in funzione della missione assegnata. La consistenza numerica varia generalmente dalle 800 alle 1.000 unità.

A metà gennaio, le forze del Cremlino permanentemente schierate in prossimità della frontiera ucraina erano pari a circa 60.000 unità. Tali forze sono ritenute in grado di esprimere 30 BTG. Gran parte di questi reparti sono di recente formazione o sono stati trasferiti vicino al confine da altri settori della Russia a seguito del processo di ristrutturazione e ridislocamento delle forze avviato a partire dal 2014-15. In aggiunta a queste unità, Mosca ha inviato al confine altri 30 BTG. Questi rinforzi, provenienti da diversi dipartimenti militari, portano il totale delle forze russe presenti nell’area a circa 85.000 unità. In termini di forza di manovra esprimibili, Mosca schiera oggi sul confine 60 BTG, una quantità di forze pari al 35% del numero complessivo di BTG mobilitabili dal Cremlino. Le forze schierate possono dunque crescere ulteriormente. Molte divisioni presenti nell’area possono ancora formare BTG per incrementare lo schieramento offensivo schierato. Alcuni analisti ritengono che esso possa crescere fino a includere 100 BTG. Più di recente, Mosca ha cominciato a inviare in Bielorussia grossi contingenti di forze corazzate provenienti dal distretto militare più lontano, quello orientale. Oltre al fatto che i russi non avevano mai inviato truppe provenienti dal distretto orientale a svolgere esercitazioni militari così lontano dalle loro basi, è interessante notare come le truppe provenienti da questo distretto siano quelle meno equipaggiate e addestrate del Paese, a conferma della vastità dello schieramento che si sta spiegando sul confine.

In aggiunta ai BTG stanziati permanentemente sul confine e a quelli inviati in rinforzo, Mosca può contare su circa 15.000 separatisti filorussi presenti in Ucraina, nella regione del Donbass. Sebbene queste forze possano esprimere capacità inferiori a quelle schierate in territorio russo, esse rappresentano comunque uno strumento utile per i vertici Mosca. Ecco dunque come, inclusi anche i separatisti, la somma delle forze schierate raggiunge il numero di 100.000 unità che si è anticipato.

A partire dal mese di agosto, inoltre, Mosca ha cominciato a mobilitare riservisti in vari distretti per formare un’armata di riserva (BARS). Le forze di riserva, su cui il Cremlino ha investito molto a partire dall’inizio del 2021, sono composte da cittadini russi che vengono occasionalmente richiamati per essere sottoposti a cicli di addestramento di breve durata. In tempo di pace, la riserva viene mobilitata in caso di emergenza.  Già da settembre, tuttavia, il Cremlino ha iniziato a richiamare con urgenza quantità molto elevate di riservisti. In caso di conflitto con l’Ucraina, si ritiene che le forze di riserva possano risultare molto utili nei territori occupati per garantire tutte quelle attività che, sebbene molto semplici, richiedono una grande quantità di uomini, come il controllo delle linee di comunicazione e di rifornimento o la gestione dell’ordine pubblico.  

Per avere un’idea del potenziale esprimibile da questo schieramento, risulta utile svolgere un veloce paragone con quanto accaduto nel 2014-15. Durante la prima offensiva condotta dalle forze russe in Ucraina nell’estate del 2014, in seguito alla quale i separatisti russi riacquisirono il controllo dei territori che avevano perso dopo la controffensiva ucraina, Mosca non solo non schierò più di 4-6 BTG, ma rinunciò all’impiego di moltissime delle sue capacità militari più pregiate, tra cui il potere aereo e l’artiglieria a lungo raggio. Anche nella seconda offensiva condotta nell’inverno del 2015, Mosca limitò moltissimo la quantità di forze impiegate, schierando non più di 8-10 BTG, ancora una volta senza il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione. Se si tiene conto di questi dati e dei grandi cambiamenti che il Cremlino ha avviato proprio in quegli anni, i quali hanno determinato un netto miglioramento delle capacità delle armate russe, il potenziale accumulato al confine ucraino appare tremendamente superiore a quello di otto anni fa.  

Lo schieramento di un così grande numero di forze, moltissime delle quali corazzate, quindi alquanto pesanti, è un processo che richiede tempo. Sebbene le prime notizie di questa mobilitazione siano cominciate a circolare a inizio novembre, in realtà le operazioni di Mosca sono iniziate molto prima. In effetti, già all’inizio del 2021 si era assistito a una situazione molto simile: tra marzo e aprile dello scorso anno, decine di migliaia di unità militari russe si erano schierate nei pressi della frontiera ucraina, minacciando un’invasione armata. Dopo settimane in cui la tensione era rimasta molto alta, le truppe russe si sono cominciate a ritirare. Tuttavia, sebbene Mosca abbia effettivamente ritirato gran parte delle unità che erano accorse da altre regioni della Russia per rafforzare il dispositivo militare permanentemente stanziato sulla frontiera, i principali analisti concordano nel ritenere che questo ritiro abbia riguardato principalmente il personale inviato, ma non i mezzi e gli equipaggiamenti più pesanti. I reparti provenienti da lontano hanno lasciato nella zona prospiciente il confine infrastrutture logistiche e di supporto – soprattutto sistemi di Comando e Controllo e Comunicazione (C3) – oltre a interi squadroni di carri e batterie d’artiglieria. La stessa scelta è stata compiuta nel caso di Zapad 2021, l’esercitazione condotta in Bielorussia nel mese di settembre. Anche in questo caso, molto dell’equipaggiamento che le truppe russe hanno portato con sé non è stato ritirato al termine dell’esercitazione. In breve, quanto stiamo vedendo ora in Ucraina non rappresenta un evento a sé stante, ma deve essere interpretato come la fase finale di un solo grande schieramento di unità iniziato nei primi mesi del 2021 e proseguito fino a questa fase.

Il fattore sorpresa

Nel ventunesimo secolo, è difficile pensare di poter riuscire a mobilitare un così grande numero di truppe senza che le moderne tecnologie di osservazione e sorveglianza dei Paesi più moderni riescano a individuarle. I movimenti possono essere condotti di notte e il rilascio di informazioni da parte dei soldati può essere limitato tramite rigidi controlli, ma un movimento a lungo raggio come quello delle colonne corazzate provenienti dal dipartimento orientale difficilmente passa inosservato. Questo fattore, sebbene da una parte funge da deterrente nei confronti di qualsiasi Stato che intenda condurre una grossa operazione militare ai danni di un rivale, dall’altra, una volta iniziata la mobilitazione, contribuisce a rendere la situazione alquanto preoccupante, perché aumenta i costi di un eventuale passo indietro

Nonostante le informazioni accumulate sullo schieramento russo, oggi risulta comunque molto difficile per le truppe ucraine riuscire a prevedere quando un eventuale attacco potrebbe avere luogo, così come la quantità di forze che vi potrebbe partecipare e la loro direzione di movimento. In breve, le truppe russe mantengono ancora l’iniziativa sul campo, a livello operativo, il che gli consente una molto maggiore libertà d’azione e la possibilità di sfruttare il fattore sorpresa.

Per capire le ragioni in base alle quali risulta difficile prevedere un eventuale attacco, occorre prima chiarire il concetto di autonomia. La maggior parte delle unità di manovra russe schierate sul confine non si trova esattamente sulla linea di frontiera tra i due Paesi. Molte unità si trovano a circa 200-250 km da essa. Nonostante possa apparire una debolezza, in realtà questo fattore può giocare a favore di Mosca. Sebbene non possano percorrere distanze molto lunghe senza il supporto di vettori specializzati per il trasporto, i BTG russi dispongono comunque delle capacità per muovere in maniera autonomia a una distanza che si aggira attorno ai 200-250 km.

Se si tiene conto di questi elementi, si comincia a capire il motivo per cui moltissimi reparti russi, specialmente quelli provenienti da più lontano, hanno accatastato i loro equipaggiamenti e i loro mezzi in grossi centri logistici senza inviare personale. Questa scelta consente a Mosca di raggiungere almeno due obiettivi. Innanzitutto consente alle forze russe di mantenere dalla loro l’iniziativa operativa e il fattore sorpresa. In qualsiasi momento, i vertici militari russi possono ordinare l’invio di personale verso gli equipaggiamenti pre-posizionati. Una volta raggiunta la zona di schieramento, i BTG russi possono muovere in maniera autonoma, disperdendosi e in questo modo rendendo molto più difficile l’individuazione da parte del nemico. In secondo luogo, questa scelta consente alle forze russe di poter sostenere questo massiccio schieramento di forze più a lungo di quanto sarebbe possibile nel caso in cui anche il personale fosse schierato lungo il confine. I costi di uno schieramento senza personale riguardano soprattutto l’operatività delle forze. Senza i mezzi e gli equipaggiamenti, le unità che si trovano nei loro reparti non possono addestrarsi, e perdono capacità operative – per questo motivo, gli esperti ritengono che questo schieramento non potrà prolungarsi fino in primavera, tenuto conto che è iniziato nei primi mesi del 2021. Di contro, se fosse schierato anche il personale, i costi lieviterebbero moltissimo, al punto da rendere lo schieramento sostenibile solo nel breve termine. Schierare per mesi decine di migliaia di uomini sul terreno lontano dalle loro basi colpisce, tra le varie cose: l’organizzazione e il reclutamento delle forze, visto che rende molto difficile procedere con le periodiche rotazioni della leva e con l’addestramento delle nuove reclute; il morale delle unità, che sono schierate a centinaia di chilometri da casa; l’operatività delle forze, che vivono in condizioni spesso molto disagiate.

Questa efficace strategia permette poi al Cremlino di ottenere un altro importante risultato, mettendo l’Ucraina di fronte a una sorta di dilemma. In effetti, in una situazione di questo tipo, i vertici militari ucraini devono compiere una scelta molto difficile. Essi devono decidere se mobilitare subito le loro forze, in funzione preventiva, oppure aspettare, rischiando di agire troppo in ritardo. La scelta appare rischiosa da entrambi i lati. Da un lato, mobilitando subito, oltre che a diffondere panico e paura e a causare l’interruzione di molti servizi, l’Ucraina potrebbe creare un pretesto facilmente utilizzabile da Mosca come scusa per intervenire. Dall’altro, mobilitando troppo tardi, Kiev rischia di venire sopraffatta molto velocemente dalle forze russe. Le forze ucraine potrebbero riuscire a capire che un attacco è imminente qualora si rendessero conto della presenza di alcuni indicatori, come l’invio, oltre che di truppe, di forniture di cibo, di munizioni, di supporto sanitario e di supporto aereo.

Tutto sommato, le modalità con cui i russi stanno muovendo le loro unità sul campo rende possibile alle forze di Mosca mantenere l’iniziativa e attaccare Kiev sfruttando il fattore sorpresa. Tuttavia, sebbene il mancato invio di truppe da parte dei reparti più lontani renda più sostenibile lo schieramento, la progressiva perdita di capacità operative di queste unità limita la finestra per un attacco a qualche mese.

La superiorità militare russa

Per motivi di spazio, non verranno trattate tutte quelle oggi vengono considerate le principali opzioni di un attacco russo in Ucraina. Ci limitiamo a dire che esse vanno da un ‘operazione molto discreta a sostegno delle forze separatiste nel Donbass a un’operazione su larga scala finalizzata ad annientare le forze ucraine e occupare tutta l’Ucraina orientale, inclusa anche Kiev. Le forze russe hanno la capacità e le forze per condurre una vasta gamma di operazioni, muovendo dalla Bielorussia, dal Donbass, dalla Crimea. Ciò che importa, in questo contesto, è spiegare come l’esito di qualsiasi tipo di operazione risulterebbe molto probabilmente in una sconfitta delle forze ucraine.

Valutare il reale potere militare di uno Stato è un’operazione complessa. Essa viene troppo spesso confusa con una semplice conta di alcuni fattori quantitativi come la percentuale di PIL riservato alle spese per la difesa, il budget per la difesa, il numero di uomini disponibili, il livello tecnologico degli equipaggiamenti. Un approccio di questo tipo è da ritenersi alquanto scorretto, perché quelli quantitativi non sono gli unici fattori da tenere in considerazione. Se usati da soli e non accompagnati da un’analisi dei fattori qualitativi, essi rischiano di fornire un’idea errata delle capacità miliari di uno Stato. Gli storici militari e gli esperti di difesa sono concordi nel ritenere che questi fattori siano molto variabili e molto complessi, perché in guerra la validità di un fattore piuttosto che di un altro dipende sempre dal contesto in cui ci si muove.

Tentiamo di fornire ora qualche elemento che consente di fornire una prima valutazione approssimativa delle forze in campo, analizzandole nel contesto del tipo di conflitto che si prospetta, ovvero una guerra di manovra. Con manovra si intende la combinazione di movimento delle forze e gestione del fuoco allo scopo di assicurarsi un vantaggio nei confronti del nemico: sostanzialmente, le truppe si muovono sul terreno sfruttando il potere di fuoco erogato da esse o dai loro supporti. Una guerra di manovra è molto diversa, ad esempio, dalla guerra combattuta in Libia nel 2011 – non c’era movimento delle truppe occidentali sul terreno, solo bombardamenti – o quella in Afghanistan tra il 2006 e il 2014 – che è stata soprattutto una controguerriglia, dove l’obiettivo era guadagnarsi il favore della popolazione, non occupare terreno.

 RussiaUcraina
Personale Militare Attivo (professionale e di leva)900.000 Forze terrestri: 280.000 Forze aeree: 165.000 Forze navali: 150.000 Forza Strategica Lanciarazzi: 50.000 Truppe aviolanciate: 45.000 Forze Speciali: 1000 Forze addette al trasporto ferroviario: 29.000 Forze di Comando e Supporto: 180.000 Forze paramilitari (Servizio di guardia del confine, Servizio di guardia federale, Guardia nazionale): 554.000  209.00 Forze terrestri: 145.000 Forze aeree: 45.000 Forze navali: 11.000
Forze di Riserva2.000.000 (tutti coloro che hanno svolto servizio militare entro 5 anni)900.000 (tutti coloro che hanno svolto servizio militare entro 5 anni)
Durata del servizio militare12 mesi18 mesi (Marina 2 anni)
PIL$ 1460 miliardi$ 142 miliardi
Spese per la difesa (2020) (metodo NATO)$ 60,6 miliardi$ 4,32 miliardi

Già dall’analisi dei principali fattori quantitativi riportata in tabella si può dedurre facilmente la superiorità del potenziale militare russo, non soltanto rispetto a quello ucraino, ma anche a quello di tutti gli altri Paesi europei. Se a primo impatto è vero che la Russia spende circa 8 miliardi più della Francia ($ 52,8 miliardi) e qualche milione in più della Germania ($58,9 miliardi) per la sua difesa, la cifra deve tenere conto di due considerazioni. La prima è che la Russia, al contrario di quanto fa l’Europa, spende almeno il 50% del suo budget per la Ricerca e lo sviluppo, mentre l’Europa non spende più del 30% in media. La seconda è che l’analisi della spesa militare effettiva non può basarsi sul PIL, ma deve tenere conto del potere d’acquisto. Michael Kofman, analista militare russo presso il CNA, ha spiegato come, tenendo conto di questa variabile, il budget russo si aggiri intorno ai 200 miliardi di dollari, superando quello di Francia, Italia, Germania e Regno Unito messi insieme.

Veniamo ai fattori quantitativi. A partire dalla guerra in Cecenia nel 1998, le forze di Mosca hanno combattuto diverse guerre negli scorsi venti anni: la guerra in Georgia nel 2008, la guerra in Ucraina orientale a partire dal 2014, la guerra in Siria a partire dal 2015. Quelle di Mosca sono divenute forze esperte, guidate da ufficiali che hanno guidato operazioni sul campo in contesti molto diversi. Se la guerra in Ucraina ha permesso a Mosca di testare l’efficacia delle riforme intraprese nel 2008, soprattutto nel dominio della guerra convenzionale (manovra di formazioni corazzate), quella in Siria ha consentito alle forze russe di sviluppare notevolmente la loro componente aerea. Soprattutto quest’ultimo conflitto è stato sfruttato da Mosca come un vero e proprio campo di sperimentazione: alla fine del mese di agosto del 2018, ben 69.000 militari di tutti i gradi, tra cui più di 400 generali, hanno prestato servizio in Siria, mentre il 92% dei piloti russi è stato impiegato in Medio Oriente.

A partire dal 2008, e soprattutto dalla guerra in Ucraina del 2014-15, le forze russe hanno avviato una serie di riforme che ne ha determinato un grandissimo miglioramento in termini di capacità, struttura delle forze ed esperienza in combattimento. L’apparato militare di Mosca è molto diverso da quello che abbiamo visto combattere in Georgia nel 2008, ma anche da quello che ha operato nel Donbass otto anni fa.

Le forze russe sono probabilmente le uniche in Europa in grado di condurre operazioni interforze manovrando con centinaia di migliaia di uomini e mezzi. La componente terrestre è sostanzialmente formata da uno straordinario parco di artiglierie di vario tipo e da una grande massa di veicoli corazzati, al contrario di quelle occidentali, che dalla fine della Guerra Fredda hanno dismesso un numero sempre maggiore di questi sistemi. Lo sviluppo dell’artiglieria terrestre russa è al centro del processo di ristrutturazione delle forze russe inaugurato nel 2008: grazie al suo parco di artiglierie (MLRS, a tubo, missili balistici), alla sua vasta flotta di elicotteri d’attacco e di bombardieri, Mosca è in grado di erogare una enorme quantità di fuoco in breve tempo. La strategia militare russa continua a basarsi sul principio della massa – si intende la capacità di concentrare, con rapidità, una superiore potenza di combattimento, sia materiale sia immateriale, nel momento e nel luogo decisivi –  la quale richiede l’erogazione di un grande potere di fuoco. Nelle fasi preliminari a un’invasione terrestre, le forze ucraine verrebbero dunque investite di una vera e propria pioggia di fuoco a lungo raggio, contro la quale Kiev non è pronta a difendersi.  

Veniamo all’Ucraina. Le forze di Kiev sono certamente migliorate rispetto al 2014. Da allora, le spese per la difesa sono aumentate e le forze ucraine sono state temprate dagli scontri con i russi. L’unica esperienza ucraina, la guerra nel Donbass, è stata tuttavia una guerra di trincea, non di manovra, un conflitto combattuto a suon di colpi d’artiglieria – l’85% delle perdite è stata causata da colpi di artiglieria –, tiri di sniper, attacchi di droni. Kiev manca delle capacità per condurre una guerra come quella che si prospetta. Il deficit è soprattutto a livello operativo e strategico: logistica insufficiente, scarse riserve di munizioni, sistema di mobilitazione della riserva poco efficace, scarsità di difese antiaeree, scarsa mobilità. Il supporto militare americano ha contribuito ad aiutare Kiev ma era mirato soprattutto a contenere i separatisti del Donbass, non a impedire la manovra di centinaia di migliaia di corazzati. Il supporto militare che Kiev sta ricevendo in queste settimane è limitato: è tardi per fornire a Kiev le capacità di cui necessita, perché l’impiego dei sistemi che farebbero la differenza sul campo, come le difese antiaeree avanzate, richiede un addestramento lungo e complesso. Le forze russe si sono posizionate in modo tale da rendere percorribile una vasta gamma di opzioni militari, tra cui anche un’invasione su larga scala dell’Ucraina. I movimenti delle scorse settimane lasciano pensare che quest’ultima ipotesi stia divenendo sempre più concreta. Le formazioni di Mosca detengono l’iniziativa e possono contare sul fattore sorpresa. La schiacciante superiorità militare di Mosca non consente alle forze di Kiev di riuscire a opporsi alla manovra delle formazioni corazzate del Cremlino.

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