Mosca e Pechino: gli interessi energetici mettono d’accordo due rivali

Negli ultimi decenni i rapporti tra Federazione Russa e Repubblica popolare cinese si sono intensificati in maniera sostanziale in un ampio numero di settori anche se questo rapporto non si traduce in una vera e propria alleanza politica e strategica. In effetti il Cremlino, nel suo tentativo di riaffermare il proprio ruolo sullo scenario internazionale, perso con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, non può fare affidamento sul vicino orientale in funzione antistatunitense.

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Il rapporto sino-russo si basa su una combinazione di rassicurazioni e flessibilità all’interno del quale entrambe le controparti cercano di garantire il proprio interesse nazionale senza scontrarsi e senza coinvolgersi reciprocamente in modo eccessivo sul piano politico. Proprio a dimostrazione di questo approccio nelle relazioni tra Mosca e Pechino, un esempio è rappresentato dalla rilevanza che stanno acquisendo gli scambi nel settore energetico e che ad oggi rappresentano uno dei principali dossier tra i due Paesi. L’importanza del legame tra Russia e Cina in questo settore si concretizza non solo attraverso l’intensificarsi delle esportazioni russe di gas e petrolio verso il vicino orientale, ma anche nell’aumento della cooperazione per lo sviluppo di nuovi progetti di esplorazione e produzione nell’Artico. Inoltre, questo ambito di cooperazione e scambio si rivela di fondamentale importanza anche, e forse soprattutto, per i Paesi dell’Estremo Oriente che in questo modo possono ampliare e favorire la propria sicurezza energetica grazie all’importazione di gas e petrolio a prezzi più bassi rivenduti da Pechino.

Inevitabilmente lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha colpito fortemente anche questo settore di scambi avendo provocato una forte contrazione delle entrate per la Russia derivanti dalla riduzione delle esportazioni verso il mercato cinese. Proprio questa crisi ha accentuato la competizione con l’Arabia Saudita per le esportazioni di petrolio verso la Cina, che contribuisce a spostare l’attenzione di Mosca sempre più verso Est.

L’aumento dell’export russo di gas e petrolio in Cina

Il partenariato tra i due Paesi, già iniziato nei primi anni del 2000, si è andato ad intensificare soprattutto dopo lo scoppio della crisi Ucraina del 2014 che ha provocato una riduzione dei rapporti economico-commerciali con il principale partner di Mosca ossia l’Unione europea.

La crisi con i vicini europei ha evidenziato i rischi legati alla possibilità di blocco del transito del gas attraverso l’Ucraina, dando modo alla Russia di rendersi sempre maggiormente conto dell’estrema dipendenza economica che Mosca ha nei confronti dei Paesi europei. Seppure le sanzioni non abbiano fino ad ora avuto effetti eccessivi nel settore energetico, il Cremlino ha iniziato, ancor prima del 2014, una strategia per la diversificazione dei mercati di sbocco per il proprio gas naturale.

In questo senso, i cambiamenti geopolitici nelle relazioni di Mosca con l’Occidente, oltre alla guerra dei dazi sino – americani, hanno spinto il governo del Cremlino a orientare la scelta verso la creazione di un legame più stretto con la Cina a livello economico, la quale rappresenta il maggiore partner commerciale per la Russia già dal 2010.

Uno dei principali progetti in nome di questa strategia è rappresentato dal gasdotto Power of Siberia della compagnia russa Gazprom (anche noto con il nome China-Russia East-Route Gas papeline) per il collegamento della regione siberiana  di Irkutsk con la Cina. Si tratta di un progetto dal valore totale di 400 miliardi di dollari, per il trasporto previsto di circa 38 miliardi di metri cubi di gas, lungo 3000 chilometri e la cui inaugurazione del primo tratto è avvenuta negli ultimi mesi del 2019. Attualmente Gazprom, oltre a prevedere l’apertura della seconda tratta nel 2022, sta negoziando un ulteriore incremento delle esportazioni di gas attraverso questo Gasdotto e se si considera la recente firma in agosto di un Memorandum di intenti tra il Vice Ministro dell’Energia russo e CEO di Gazprom, Alexey Miller, con il Vice Primo Ministro della Mongolia, Yangugiin Sodbaatar, per la costruzione di un gasdotto di collegamento alla Cina attraverso il territorio mongolo, il cosiddetto Power of Siberia 2 (precedentemente noto con il nome di Altai gas papeline), l’interscambio tra i due Paesi tenderà ad aumentare sempre più.

L’accordo per la costruzione di Power of Siberia, concluso nel 2014 da Gazprom insieme alla cinese CNPC (China National Petroleum Corporation), rappresenta l’avvio di una nuova fase per il settore energetico russo che vede da parte cinese un forte interesse nell’acquistare idrocarburi russi vista la notevole convenienza in termini di costi. Con la conclusione della costruzione del nuovo gasdotto, le esportazioni di gas verso il mercato cinese dovrebbero aumentare il bilancio di Mosca di circa 10 miliardi di dollari all’anno andandosi ad aggiungere alle entrate provenienti dal già attivo oleodotto ESPO del 2009.

L’importanza di questo gasdotto non è data solo dal potenziale di scambi economici crescenti con la Cina, e per cui Gazprom punta a diventare primo fornitore del mercato entro il 2035, ma anche dal potenziale aumento della domanda di gas proveniente dai mercati dell’Asia orientale.

La cooperazione nell’Artico

I progetti in cooperazione con Pechino inerenti al settore energetico, non si limitano solo al rifornimento di gas e petrolio, ma si estendono anche allo sviluppo di joint ventures per l’esplorazione e produzione di greggio nell’Artico. Inoltre, i più grandi progetti energetici russi in attuale sviluppo, come Yamal LNG e Arctic–LNG 2, sono stati avviati anche grazie a importanti investimenti cinesi.

Ciò evidenzia il crescente interesse della Cina proprio verso questa regione del Nord e che nonostante la sua distanza geografica, rappresenta un potenziale di sviluppo economico-commerciale di notevole rilevanza sostenuto anche dal progressivo scioglimento dei ghiacci causato dal cambiamento climatico e che prospetta sempre di più un accrescimento delle rotte commerciali per Pechino.

Questi mega progetti rappresentano un grande passo in avanti per la Russia nel suo processo di diversificazione delle entrate del mercato energetico. È importante sottolineare, però, che tale strategia verso la Cina non è in grado di sostituire i forti legami con il mercato europeo.

La vicinanza energetica sino-russa nel contesto internazionale

Nel più ampio contesto delle dinamiche internazionali non è da sottovalutare la competizione per il mercato cinese che si è creata tra Russia e Arabia Saudita, rappresentando quest’ultima il primo fornitore di greggio per Pechino. Entrambi i Membri dell’OPEC+ guardano alla Cina con un interesse sostanziale dal momento che questa, nonostante la riduzione della domanda causata dalla recente pandemia, ha fortemente bisogno di rifornimento di gas e petrolio essendo dipendente dalla loro importazione rispettivamente per il  45.3% e  il 69.8%.

Da una prospettiva più ampia, la partnership sino-russa si pone in contrapposizione alla leadership americana e certamente non è vista di buon occhio da quest’ultima. La strategia statunitense nei confronti della Federazione Russa in Europa ha fortemente contribuito a favorire un avvicinamento di Mosca a Pechino, rivelandosi controproducente per Washington. Si può dedurre, quindi, che gli Stati Uniti tenderanno ad osservare sempre più con maggiore attenzione l’evolvere dei rapporti tra i due paesi vicini.


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La riduzione della domanda cinese di gas e petrolio a causa del blocco dovuto alla pandemia da Covid-19, ha duramente colpito la Russia, ma nonostante l’abbassamento delle entrate degli ultimi mesi, l’export verso la Cina, la quale sta riprendendo le proprie attività a pieno, è destinato ad aumentare sempre più. Ciò comporterà un notevole intensificarsi del dialogo tra Mosca e Pechino tenendo presente, però, che la capacità e forza contrattuale della Cina è senz’altro maggiore rispetto a quella della Federazione russa: Pechino, non dipendendo esclusivamente dall’importazioni di idrocarburi russi, può in tal senso far fruttare a suo favore la competizione che si è creata nei suoi confronti tra i diversi paesi esportatori.

Arianna Muro Pes
Geopolitica.info