Montenegro nella NATO in un nuovo contesto geopolitico

“Una buona notizia per il Montenegro, per i Balcani Occidentali e per l’Alleanza”. Con queste parole  il Segretario Generale della NATO, Stoltenberg, ha annunciato il 2 dicembre la decisione, votata all’unanimità dai Ministri degli Esteri dell’Alleanza, riuniti a Brouxelles, di ufficializzazione dell’invito  rivolto al Montenegro a diventare il 29° membro dell’Alleanza. Il processo di adesione non è terminato, si dovrebbe concludere nel 2017, ma rappresenta certamente una passo importante per il  dibattuto allargamento della NATO ad Est, tanto che lo stesso Stoltenberg non ha esitato a definire “storico”.

Montenegro nella NATO in un nuovo contesto geopolitico - Geopolitica.info

Sarà ricordata come una data importante anche per il piccolo stato balcanico in quanto, come definita dal Ministro degli Esteri, Igor Luksic,  ed anche  dal premier Milo Djukanovic si tratta del “giorno più importante per il Montenegro sin dall’indipendenza”, ottenuta dalla Serbia nel maggio del 2006.

Proprio allora, con la nascita del nuovo stato, quasi dieci anni fa, è stato fin da subito evidente che il governo del Montenegro avesse come principali obiettivi strategici della sua politica estera, l’integrazione euro – atlantica. Con l’invito ad entrare nell’Alleanza Atlantica, il primo invito rivolto ad un singolo paese dal 1982, il Montenegro ha ottenuto un notevole risultato, consolidando una decisione che risale ad un decennio fa, quando venne intrapreso il lungo e complesso cammino di adesione all’EU e alla NATO che riafferma il forte senso di appartenenza identitaria all’Occidente, nonostante i ricordi dei bombardamenti del 1999, anni in cui era da poco stata intrapresa una politica di allontanamento dalla Serbia, che ha portato all’indipendenza.

Come noto, il Montenegro è uno Stato dalle modeste dimensioni territoriali, con circa 650 mila abitanti, ma è meno nota la sua eterogenea composizione etnico-religiosa, che ha trovato un suo modello di convivenza pacifica, rendendolo un esempio nella regione. In un modesto territorio infatti convivono  diversi gruppi etnici di cui il 45% montenegrini, il 29% serbi, 8% bosgnacchi, il 5% albanesi, il 3% musulmani e altri; divisi in diverse appartenenze religiose: 72% ortodossi, 19% musulmani, il 3% cattolici.

Tenendo dunque  in considerazione la complessità della struttura etnico-religiosa della popolazione, sono stati anni in cui la convivenza pacifica ha funzionato grazie ad anni  di profonde riforme interne in numerosi settori strategici, necessarie per perseguire i dichiarati obiettivi di integrazione, caratterizzate da una buona dose di  equilibrismo diplomatico nei rapporti con i partner regionali, la Serbia in primis, la Russia e gli alleati europei e statunitensi.

A ben vedere, i motivi delle recenti proteste e manifestazioni a Podgorica, possono ricondursi anche alla  decisione presa dalla NATO a Bruxelles. Vi sono state certamente proteste, legate alla situazione socio-economica, alla corruzione ancora diffusa, al malcontento per la lunga leadership del premier Djukanovic -alla guida del paese da 24 anni- all’insoddisfazione per l’attuale legge elettorale, ma è altrettanto evidente che una grande parte dei manifestanti fosse riconducibile al partito di opposizione, Demokratski Front (Fronte Democratico), che secondo gli ultimi sondaggi tra il 5% e il 7 % e che ha apertamente dichiarato che il motivo delle proteste erano anti Alleanza Atlantica. Tale partito è stato spalleggiato e sostenuto da quelle forze ultra nazionaliste serbe presenti in Montenegro e in Serbia, sebbene si distinguano dalla posizione ufficiale assunta dal governo serbo, con cui le relazioni sono decisamente buone.

È pur vero che la Serbia, che con l’indipendenza del Montenegro, ha perso il suo sbocco sul mare, e che  non ha oggi una definita collocazione internazionale ma oscilla tra il percorso di integrazione europea e il saldo rapporto con la Russia, di cui è il principale alleato nei Balcani Occidentali. Potrebbe pertanto essere ipotizzato un coinvolgimento di Mosca nell’appoggio a quelle forze nazionaliste serbo-montenegrine che hanno fomentato le recenti  manifestazioni di piazza.

Inoltre, la decisa reazione di Mosca, palesatasi nelle ultime ore, non stupisce affatto se si considerano i numerosi  segnali intimidatori da parte russa sia al desiderio di Podgorica di unirsi alla NATO sia all’intenzione della NATO di allargarsi ulteriormente verso Est.

Solo poche settimane fa, il 20 novembre la Duma, ha adottato una raccomandazione scritta, redatta dalla Commissione per gli Affari Esteri ed indirizzata ai membri delle assemblee parlamentari di Montenegro, OSCE e della NATO  in cui è stato ufficialmente richiesto di desistere  all’adesione atlantica, senza esimersi da velate minacce di ritorsioni, che in questi giorni stanno assumendo toni sempre più forti e che attraggono una maggiore attenzione dei media internazionali. L’invito, che nonostante ciò, è stato rivolto al Montenegro, è stato dunque da sempre percepito dalla Russia come una provocazione degli Stati Uniti e in pertanto le reazioni di questi giorni si inseriscono in un contesto geopolitico più ampio, considerato l’evolversi nelle ultime settimane dei rapporti di forza tra la NATO e la Russia, acuitosi ulteriormente dopo l’attivismo di Putin nella lotta contro l’ISIS e soprattutto con l’abbattimento da parte della Turchia del jet russo.

Oltre ai rapporti storici e politici e alla comunanza religiosa, non va trascurata la recente espansione della presenza russa nell’economia montenegrina, attraverso l’aggiudicazione di importanti siti industriali durante le recenti  privatizzazioni e la gli investimenti immobiliari, in particolare lungo la costa.

Per il Montenegro, dunque, avere ottenuto l’invito della NATO, significa anche aver posto un sigillo sull’indipendenza e rappresenta un impulso nel proseguire con l’attuazione delle riforme ancora necessarie per finalizzare nel 2017 l’appartenenza a pieno titolo dell’Alleanza.

Dall’ultimo, il Progress Report della Commissione europea, presentato lo scorso 10 novembre, sulla situazione nei Balcani occidentali e Turchia, il Montenegro appare come il paese della regione più avanzato nei negoziati d’adesione. La strada europea sarà certamente ancora lunga e le riforme necessarie rimangono  numerose in vari settori, quali la questioni della legislazione elettorale, la lotta alla corruzione, il rafforzamento dello stato di diritto, la libertà d stampa, ma è innegabile che la decisione dell’ingresso nella NATO sia uno stimolo a continuare nel cammino già intrapreso.

Si può ipotizzare che da oggi il processo di consolidamento delle strutture democratiche subirà un un’accelerazione. Un primo test per la politica interna saranno le prossime elezioni politiche del 2016, che si svolgeranno con la nuova legge elettorale, che sarà conforme alle richieste di riforme e  raccomandazioni dell’Unione Europea.

Come ricordato dal Segretario Generale, l’allargamento della NATO ad Est, è stato definito storico anche per i Balcani occidentali e l’Alleanza Atlantica. Dopo l’allargamento del 2009 alla Croazia e all’Albania, con i circa 300 km di costa montenegrina, la NATO completa la sua presenza nei Balcani Occidentali, assumendo il controllo sul Mare Adriatico, di importanza strategica per l’Europa, escludendo dalla sua ala protettiva i 20 km di costa che appartengono alla Bosnia Erzeogovina. L’intera parte costiera dell’adriatico orientale, è oggi sotto il controllo della NATO e ciò potrebbe essere un positivo segnale anche per gli stati della regione, oltre ad essere un contributo per l’Alleanza nella gestione della sicurezza internazionale.

Anche l’Italia, che condivide il mar Adriatico con i vicini balcanici, ha avuto un ruolo notevole, in particolare negli ultimi anni, nel supportare le aspirazioni montenegrine di ingresso nella NATO, come dimostrato dalla visita a Podgorica del ministro degli Esteri Gentiloni, preceduta dalla storica visita di Mattarella, la prima di un capo di stato italiano dopo Pertini, che da Cetinje, antica capitale del Montenegro, ha lanciato un messaggio chiaro alla NATO, chiedendo di invitare il Montenegro a farne al più presto parte, dimostrando così tutto l’appoggio e l’interesse italiano ad appoggiare le integrazioni atlantiche di Podgorica. Per l’Italia è indubbia l’importanza di rafforzare ulteriormente il rapporto con l’altra sponda dell’Adriatico, per la difesa del proprio interesse nazionale in termini di sicurezza, di gestione dei flussi migratori,  per la lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato ed anche per l’espansione della propria influenza politica.

Per la NATO l’allargamento avviene in un contesto internazionale in continuo e rapido mutamento, in cui il controllo dei mari e della direttrice costiera della regione balcanica risulta strategico e di rinnovato interesse in un contesto in cui si concentrano e si incrociano gli interessi e le influenze di diverse potenze mondiali. Vale ricordare l’impatto potenzialmente destabilizzante per i Balcani Occidentali causato dalla recente emergenza dei migranti e dalla nuova rotta balcanica e la rilevanza della gestione di tali flussi migratori anche in un’ottica di prevenzione e controllo dei flussi, ai fini di sicurezza internazionale e lotta alla lotta della tratta degli esseri umani e la  prevenzione dell’espansione della criminalità organizzata.

L’allargamento ad Est, permetterà dunque alla NATO di ottimizzare la gestione nella sua area di presenza e di concentrarsi nello sviluppo dei rapporti con il Mediterraneo meridionale.