Il mondo secondo Trump

“Rottura radicale” o “semplici aggiustamenti di tiro”. Ecco il dilemma Trump per Paolo Magri, il vicepresidente dell’Istituto Studi di Politica Internazionale-Ispi che ha curato il libro “Il mondo secondo Trump”, edito da Mondadori.

Il mondo secondo Trump - Geopolitica.info Fonte; La Stampa.

Pilastri a rischio. Nella sua introduzione, Magri scrive: “Secondo il primo scenario Trump, forte del controllo repubblicano sia della Camera che del Senato, sarà in grado di attuare una parte significativa della sua piattaforma elettorale, mettendo in discussione i principali pilastri dell’ordine liberale delineatosi dopo la seconda guerra mondiale: il sostegno al libero commercio, con la cancellazione di accordi esistenti e il blocco di quelli in corso di negoziazione, e un sistema di relazioni internazionali incentrato sulla presenza e l’impegno USA in Europa, Asia e Medio Oriente con un ridimensionamento del ruolo della Nato e maggiori spazi di manovra per la Russia e alcune potenze regionali”.

Presidente, non più candidato. ”Lo scenario alternativo – aggiunge Magri –   accredita, invece, un “Trump-presidente” significativamente diverso dal “Trump-candidato”, soprattutto in virtù dei condizionamenti degli organi e degli apparati del sistema democratico americano: le pressioni delle lobby, del Pentagono, della Cia e soprattutto del Congresso, controllato sì dai repubblicani ma non necessariamente allineati sulle posizioni di un presidente che in molti ambiti sfida apertamente la linea storica del partito. Nessuna rivoluzione, dunque, per il prevalere di quelle che Fareed Zakaria definisce le “forze d’inerzia” del sistema americano che “normalizzeranno anche Trump” e si tradurranno in meno sanzioni alla Russia (magari con qualche alleanza tattica e di breve durata in chiave anti Isis), qualche dazio in più ai prodotti cinesi (ma senza drastiche rotture con la seconda potenza economica mondiale), qualche riluttanza in più a pagare i conti della Nato e una prosecuzione in Medio Oriente del “leading from behind” inaugurato da Obama in Libia”.

“America first”. Per Paolo Magri e il gruppo di studiosi che ha dato vita al libro “Il mondo secondo Trump”, sono “altamente probabili misure per contrastare l’afflusso o la permanenza di lavoratori irregolari; politiche di contrasto alla delocalizzazione produttiva; un allentamento delle normative sulla tutela ambientale, già evidente con la nomina di Scott Pruitt – convinto negazionista del cambiamento climatico – a capo dell’agenzia di protezione ambientale”.

Politica estera.  “Tenderà a prevalere un approccio jacksoniano, ovvero di un mondo visto più come “arena di minacce” da contenere che come “arena di opportunità” per diffondere l’ordine economico o i valori americani. Subentrerà in modo marcato quello di “peace through strength”, già reso esplicito dalle numerose nomine nell’Amministrazione di generali interventisti, dalle proposte d’incremento delle spese militari, dall’annunciata disponibilità ad alleanze tattiche con Paesi (Russia, Egitto, Turchia) disponibili a contribuire con la loro forza a portare la pace e dalla simmetrica insofferenza nei confronti di Paesi (Europa in primis) restii a condividere i costi della sicurezza”.

Polveriera mediorientale. “Lo scenario – conclude Magri – dove maggiormente i tatticismi, l’inesperienza e l’imprevedibilità verranno messi a dura prova è, però, quello del Medio Oriente. Una regione dove i pochi frammenti di ordine degli ultimi decenni poggiavano proprio sulla “prevedibilità” della politica statunitense e del suo sistema di alleanze, peraltro già incrinate con la presidenza Obama. Una regione dove, ancor più che in altri scacchieri, le conseguenze dirette o indirette di ogni decisione Usa (dall’abbandono dell’accordo iraniano, al riavvicinamento a Israele o all’Egitto di al-Sisi) possono generare complessi effetti domino”.