“Misterioso” lancio di un veicolo spaziale da parte della Cina

Il lancio di un veicolo spaziale sperimentale all’inizio di settembre da parte della Cina, e in particolare l’atteggiamento di estrema riservatezza tenuto da Pechino, lascia spazio alla formulazione di numerose ipotesi e solleva interrogativi sulla natura dell’oggetto in questione.

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Lo scorso 4 settembre la Cina ha effettuato con successo il lancio in orbita di un veicolo spaziale riutilizzabile. Il razzo vettore «Lunga Marcia 2F» è stato lanciato dal Jiuquan Satellite Launch Center, nel nordest della Cina. Ben pochi dettagli sono stati rilasciati dalle autorità cinesi, attraverso l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, circa gli aspetti tecnici e le finalità della missione. Il lancio è avvenuto tra misure di sicurezza potenziate per l’occasione e al termine di un periodo di preparazione di basso profilo durata alcuni mesi. Ciò che in un primo momento l’agenzia di stampa cinese si è limitata a far trapelare è che, dopo un periodo di operatività in orbita dedicato alla sperimentazione di tecnologie riutilizzabili non meglio definite, il veicolo spaziale sarebbe dovuto riatterrare in un sito prestabilito in Cina, informazione che di per sé fa pensare a uno «spazioplano». Successivamente, il 6 settembre, Xinhua ha infatti reso noto il ritorno sulla terra del «veicolo spaziale sperimentale riutilizzabile della Cina» dopo due giorni di operazioni in orbita, descrivendo la buona riuscita della missione come un «importante passo avanti nella ricerca sui veicoli spaziali riutilizzabili», prevedendo la possibilità, in futuro, di offrire un sistema di trasporto di andata e ritorno in grado di abbattere costi e tempi di preparazione dei lanci destinati all’«uso pacifico dello spazio».


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A confermare l’ipotesi spazioplano sono anche i dati forniti dal NORAD (North American Aerospace Defense Command), che ha rilevato l’orbita del velivolo, testimoniando una capacità, da parte di quest’ultimo, di effettuare manovre per controllare e modificare la propria traiettoria in fase di rientro/atterraggio. Per questo motivo possiamo parlare, seppure ancora senza assoluta certezza (data l’assenza di immagini), di un velivolo dotato, almeno, di superfici aerodinamiche e di comando, ad esempio ali e alettoni. Inoltre, in un’intervista condotta dallo Science and Technology Daily – il giornale ufficiale del ministero della Scienza e della Tecnologia della RPC –, Chen Hongbon del CASC aveva annunciato che nel 2020 la Cina avrebbe testato il volo di uno spazioplano in grado di essere riutilizzato fino a 20 volte, in grado di atterrare orizzontalmente su pista e destinato ad essere impiegato sia per scopi militari che civili.

Di particolare interesse è anche l’apparente rilascio in orbita di un oggetto da parte del veicolo spaziale, poco prima del suo ritorno sulla Terra, della cui natura sono stati rilasciati dettagli né da parte delle autorità cinesi, né da parte del NORAD, che lo ha catalogato e ne ha rilevato l’orbita (potrebbe trattarsi semplicemente di un «modulo di servizio», adibito alla fornitura di energia elettrica e dotato di propulsore, utilizzato per mettere lo spazioplano nella giusta traiettoria di rientro.

Gli esperti hanno cercato di mettere insieme le informazioni finora raccolte, arrivando ad ipotizzare che Pechino stia mettendo a punto la risposta cinese al velivolo X-37B costruito dal gigante americano Boeing, conosciuto anche come X-37B Orbital Test Vehicle (OTV). Si tratta di una versione ridotta del celebre Space Shuttle, ma progettato per essere pilotato a distanza e destinato a svolgere missioni finalizzate alla sperimentazione e allo sviluppo di tecnologie riutilizzabili nello spazio. Lo scorso maggio l’X-37B, con il lancio da Cape Canaveral, ha inaugurato la sua sesta missione dal 2010, dopo aver trascorso la cifra record di 730 giorni in orbita, tra il 2017 e il 2019.

Abbiamo già accennato ai vantaggi di tipo economico e logistico offerti dall’utilizzo di tecnologie riutilizzabili nello spazio. Esse rappresentano una boccata d’aria in termini di bilancio, rendono più sostenibili i programmi spaziali e, infine, «avvicinano» ulteriormente, anche se di poco, l’uomo allo spazio. Tuttavia, una maggiore accessibilità dello spazio da parte di alcuni stati potrebbe tradursi nel progressivo venir meno della regola «Lo spazio è di tutti».

Di pari passo con lo sviluppo di tecnologie destinate all’uso pacifico dello spazio vi è comunque un crescente e sempre più significativo utilizzo di tecnologie per scopi militari. In un precedente articolo per Geopolitica.info ho fatto un riferimento all’importanza del dominio spaziale e della natura asimmetrica della space warfare nel confronto strategico tra Cina e Stati Uniti. Questo, unitamente ai recenti sviluppi tecnologici di cui siamo testimoni, prefigura un futuro in cui veicoli spaziali come lo stesso X-37B o il suo possibile omologo cinese potrebbero essere utilizzati non solo per scopi di intelligence, ma anche come efficaci armi anti-satellite; potrebbero essere dotati di sistemi d’arma in grado di intercettare missili in movimento, se non addirittura colpire bersagli terrestri.

Lorenzo Bazzanti,
Geopolitica.info