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RubricheBlue House 22I missili di Pyongyang avvicinano Seul a Tokyo?

I missili di Pyongyang avvicinano Seul a Tokyo?

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Nel mese di gennaio 2022, la Corea del Nord ha effettuato il lancio di sei missili Hwasong-12, destando le preoccupazioni di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Sebbene di vertici trilaterali nel corso degli anni, ve ne siano stati diversi, gli incontri della scorsa settimana si intrecciano all’imminente cambio di leadership alla Casa Blu. Che il calo di consensi del partito di governo, a causa, forse, della politica troppo soft nei confronti del nord, abbia condotto la leadership sudcoreana ad un’inversione di rotta per assicurarsi i consensi necessari a rinnovare il mandato democratico in vista delle elezioni di marzo 2022?

Questo articolo fa parte di Blue House 22, la rubrica a cura di Alessandro Vesprini sulle elezioni presidenziali della Repubblica di Corea che si terranno a marzo 2022.

Dal Mar Nero all’Indo-Pacifico

Nonostante tutti gli occhi siano puntati su Kiev, la sicurezza nell’Indo-Pacifico rimane una questione di primo piano. Lo scorso fine settimana Washington è stata infatti impegnata in una serie di incontri incentrati proprio su tale tema. Oltre al vertice ministeriale del Quad, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno preso parte a una serie di incontri trilaterali volti a discutere la questione nordcoreana e le numerose problematiche securitarie della regione. Lo scorso giovedì, è stato il turno dei tre ministri della difesa che, in una chiamata, hanno sottolineato l’importanza della collaborazione trilaterale per far fronte ai rischi che il programma nucleare e missilistico di Pyongyang pone alla stabilità e sicurezza della penisola coreana e dell’intera regione.

Durante la chiamata, il Segretario della Difesa Austin ha inoltre prontamente riaffermato l’impegno americano a supporto dei due alleati. Tali temi sono stati ripresi durante l’incontro ministeriale di Honolulu tra il Segretario di Stato americano Blinken, e i Ministri degli Esteri Hayashi e Chung. Secondo quanto emerge dalla dichiarazione congiunta, i tre partner sembrano condividere un approccio diplomatico comune nei confronti di Pyongyang e intendono rafforzare i meccanismi di cooperazione trilaterale in quanto tale collaborazione è riconosciuta come uno strumento necessario e indispensabile per poter affrontare adeguatamente la questione nordcoreana.

Questa serie di incontri trilaterali è di cruciale importanza viste le crescenti sfide entro e fuori l’Indo-Pacifico. Il fatto che tali discussioni siano avvenute in concomitanza con la crisi in Ucraina è indicativo della centralità che Washington continua a dare a questa regione nella sua postura strategica. In particolare, l’incontro sembra voler lanciare un chiaro segnale ai principali sfidanti che gli USA e alleati si trovano ad affrontare in quest’area: Pyongyang e Pechino. In poche parole, l’occhio di Washington continua a rimanere puntato sull’Indo-Pacifico. Per quanto riguarda la Corea del Nord, quindi, l’incontro tra Washington e i due alleati vuole essere un avvertimento: seppur rimanendo aperti al dialogo con il Nord, i tre partner sono fermamente pronti ad approfondire la cooperazione volta a dissuadere qualsiasi provocazione di Pyongyang. La dichiarazione congiunta sembra però più una riaffermazione simbolica che pratica, in quanto non va a delineare alcun dettaglio di un ingaggio diplomatico con il regime di Kim. 

Inoltre, nonostante tutti e tre i partner siano consapevoli dell’importanza di coordinare le rispettive relazioni bilaterali, i rapporti trilaterali continuano ad essere ostacolati dalle precarie relazioni tra Tokyo e Seul. Da un lato, il rinnovato impegno a far progredire la cooperazione trilaterale è stato riaffermato durante l’incontro bilaterale tra Chung e Hayashi. Dall’altro, l’ombra delle frizioni tra i due attori asiatici perdura. In passato, il peso del colonialismo nipponico ha spesso compromesso le potenzialità di coordinamento securitario tra i due principali alleati USA nella regione.

Nel 2019, ad esempio, Seul minacciò di abbandonare l’accordo di intelligence-sharing GSOMIA, un accordo di fondamentale importanza per assicurare continuità nelle operazioni securitarie di Stati Uniti e alleati nella regione. Sebbene tale scenario non si sia verificato in quanto sia Seul che Tokyo si guardano bene dal perseguire azioni eccessivamente drastiche che possano mettere a repentaglio le rispettive relazioni con Washington, tali frizioni continuano ad avere ripercussioni negative sulla generale capacità di coordinamento dei tre partner, minado la credibilità che tale coordinamento possa effettivamente procedere senza singhiozzi. 

La possibilità che le frizioni tra Tokyo e Seul abbiano nuove ripercussioni sulla collaborazione trilaterale non si può trascurare. I due paesi, ad esempio, sono attualmente coinvolti in una controversia relativa al tentativo di Tokyo di nominare patrimonio dell’UNESCO la miniera d’oro di Sado dove, durante il secondo conflitto mondiale, numerosi coreani furono sottoposti ai lavori forzati. Tale disputa non sembra, al momento, aver danneggiato le relazioni trilaterali ma, viste le premesse, il dubbio certo rimane.

Un nuovo inquilino alla Casa Blu

Se da una parte il vertice trilaterale dei ministri della difesa è indicativo della volontà di incrementare la cooperazione nipponico-coreana, dall’altra rimane ancora l’incertezza su quale ruolo possa giocare il Paese del Calmo Mattino all’interno dell’Indo-Pacifico. Sebbene le dichiarazioni del candidato conversatore ed ex Procuratore Generale Yoon Yeok-sul circa l’incremento delle dotazioni THAAD su suolo sudcoreano ben si coniugano con la promessa di un maggiore sforzo anticinese, le sanzioni che il Dragone ha imposto alla Corea nel 2017, in occasione di un analogo incremento, non convengono di certo alle imprese coreane.

Le dichiarazioni dell’ex Procuratore Generale, quindi, sono da prendere con le dovute precauzioni. Il procuratore Yoon è assorto agli onori di cronaca proprio per il suo impegno legale e giudiziario contro lo strapotere delle corporazioni, impegno che gli valse le simpatie di parte dei democratici, tant’è che Moon lo nominò ad un importante incarico istituzionale. Tuttavia, la storica vicinanza dei conservatori, formazione politica alla quale è afferente l’ex procuratore Yoon, ai conglomerati multinazionali a trazione familiare, i chaebol, potrebbe tramutarsi nella perdita di consensi interni al partito nel momento in cui le ripercussioni di Pechino dovessero riproporsi.

L’elezione del candidato di opposizione, quindi, se da una parte verterà molto sulla personalità e carisma dell’ex procuratore, dall’altra queste potrebbero rappresentare la spada di Damocle che penderà sulle teste del prossimo governo. Inoltre, il candidato dei Democratici, l’ex governatore della provincia di Gyeonggi, Lee Jae-myung, ha espresso la volontà di tenere una posizione più dura nei confronti di Pechino, contrastando le attività dei pescherecci cinesi. Le dichiarazioni del candidato democratico potrebbero rappresentare solamente la necessità di sfruttare l’ondata di quel sentimento anticinese che sta prendendo piene all’interno dello Stato coreano. Tuttavia, l’elezione a Seul di un sindaco conservatore, potrebbe aver spinto il partito ad attuare una campagna elettorale in direzione diametralmente opposta rispetto a quella tenuta dall’attuale amministrazione.

Per quel che concerne i rapporti con il Giappone, sicuramente entrambi gli schieramenti si muoveranno su un terreno delicato. Tuttavia, il procuratore Yoon ha espresso più volte la volontà sia di diramare le controversie storiche nei confronti di Tokyo, sia di riallacciare quei rapporti deteriorati durante l’amministrazione Moon. Infatti, la presidente Park Geun-hye, conservatrice, firmò nel 2015 degli accordi di risoluzione irrevocabile sulla questione delle “donne di conforto”, accordo che il successore non esitò a revocare dopo la sua elezione. Il governatore Lee, al contrario, non ha tenuto ancora una posizione netta nei confronti del Giappone, nonostante propenda più per una situazione dei rapporti senza continuità di soluzione rispetto a quella attuale, eventualmente influenzabile da situazioni contingenti future.

Un tavolo a tre gambe

Sebbene gli incontri trilaterali della scorsa settimana sembrino palesare l’interesse, così come l’impegno dei tre partner a rinsaldare il proprio allineamento, rimangono ancora numerosi punti interrogativi per quanto riguarda sia le precarie relazioni tra Tokyo e Seul, che la postura complessiva della Corea del Sud nell’Indo-Pacifico.

Insomma, la cooperazione trilaterale di Corea, Giappone e Stati Uniti poggia su fondamenta precarie: interessi economici, rivalse storiche e incertezze partitiche sono gli elementi principali da tenere in considerazione nella valutazione della stabilità della risposta congiunta contro Pyongyang. Se da una parte l’assertività di Mosca e Pechino rendono l’ambivalenza che alcuni Stati tengono nei confronti della competizione sino-americana sempre più difficile da esercitare, dall’altra questi Paesi cercano di prendere strade che li mettano di non dover scegliere, si veda in campo commerciale.

Chiunque dovesse trovarsi a risiedere nella Casa Blu dopo marzo si troverà esattamente a dover gestire queste questioni di politica estera, che, tuttavia, avranno forti implicazioni sulla tenuta del governo futuro. Che il Paese del Calmo Mattino avrà davanti a sé altri quattro anni per scegliere di non scegliere?

Alice Dell’Era e Alessandro Vesprini,
Centro Studi Geopolitica.info

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