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TematicheCina e Indo-PacificoLa “Missile Diplomacy” di Pyeongyang

La “Missile Diplomacy” di Pyeongyang

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La Corea del Nord, durante la prima settimana di ottobre 2022, ha lanciato un Intermediate-Range Ballistic Missile (IRBM), un missile balistico a raggio intermedio, la cui traiettoria ha sorvolato il Giappone. Ciò non accadeva dal 2017, ovvero dall’ultima volta, prima del 2022, in cui Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti hanno organizzato esercitazioni militari congiunte. Il test di questo IRBM non è una sorta di evento estemporaneo, ma il culmine di un periodo di test, peraltro ancora in essere. 

A Pyeongyang non piace quando Washington, Tokyo e Seul si incontrano

Ci risiamo. La Corea del Nord torna a far parlare di sé. Lo fa all’apice di un intenso periodo di esercitazioni balistiche (cinque in meno di due settimane, 23 da inizio anno), con il test di un missile a gittata intermedia (IRBM), probabilmente Hwasong-12. 

La particolarità di questa esercitazione sta nel fatto che l’’ultima volta che un missile nordcoreano ha effettuato una traiettoria simile è stato nel 2017, ovvero l’anno in cui i tre Stati hanno condotto la loro ultima esercitazione congiunta trilaterale, prima di quella del 2022. La Corea del Sud era ancora sotto l’amministrazione Park Geun-hye, la prima Presidente della Repubblica sudcoreana nonché segretaria del partito conservatore del Paese. Figlia del dittatore e generale Park Chung-hee, la postura del suo governo è stata in linea con quella dei presidenti afferenti al conservatorismo sudcoreano, ovvero forte allineamento con gli Stati Uniti e per nulla accomodante nei confronti di Cina e Corea del Nord.

Verso la fine dell’amministrazione Moon Jae-in, ovvero ad inizio 2022, il numero di test missilistici condotti da Pyeongyang ha spinto il governo dem di Seul, governo che ha conosciuto minimi storici per quel che concerne le relazioni nipponico-sudcoreane, ad avviare una serie di summit bilaterali e trilaterali con Tokyo e Washington. In questo senso, vi è stata una continuità di intenti tra il gabinetto di Moon Jae-in e quello del nuovo presidente conservatore sudcoreano, Yoon Suk-yeol.

L’avvicinamento delle due amministrazioni nel 2022 ha condotto ad un’esercitazione trilaterale antisommergibili, la stessa del 2017, con il dichiarato intento di contrastare eventuali missili balistici lanciati da sottomarini (Submarine-Launched Ballistic missile – SLBM) nordcoreani. A destare preoccupazioni, infatti, è l’intensa serie di test missilistici condotti da Pyeongyang. Inoltre, è da sottolineare il fatto che l’esercitazione del 2017 avvenne in acque internazionali, a largo dell’isola di Jeju, mentre quella odierna è avvenuta vicino alle isole Dokdo, al centro di una disputa territoriale tra Tokyo e Seul.

Una traiettoria chiara e con un intento preciso

Ad attirare l’attenzione degli osservatori e destare preoccupazione tra i paesi vicini (in particolare Giappone e Corea del Sud) è stata, oggi come nel 2017, la traiettoria dell’IRBM. Di solito i missili testati da Pyeongyang eseguono una parabola estremamente verticale, percorrendo una ridotta distanza orizzontale, per evitare il “sorvolo” dei paesi vicini, come nel caso del missile Hwasong-17 testato lo scorso marzo, che aveva raggiunto l’altitudine massima di 6250 km, per poi “tuffarsi” in mare a circa 1000 km dal suo sito di lancio.

Invece, il vettore lanciato lo scorso martedì, rimasto in volo per 22 minuti – un record per la Corea del Nord – ha eseguito una parabola decisamente più realistica, simile a quella di un effettivo attacco, inabissandosi nell’Oceano Pacifico a 4500km di distanza (range che potenzialmente permetterebbe di colpire anche l’isola di Guam), dopo aver raggiunto un’altezza di quasi 1000km e aver “sorvolato” per la prima volta dal 2017 le regioni settentrionali del Giappone, dove il governo di Tokyo ha diramato lo stato d’allerta.

È bene puntualizzare che un vettore in transito nello spazio a tale distanza (per dare un’idea, la Stazione Spaziale Internazionale orbita intorno alla Terra a circa 400km di altitudine) non è una reale minaccia per i territori da esso sorvolati, ma un test del genere, effettuato senza preavviso, può venire facilmente scambiato per un attacco vero e proprio, oltre a rappresentare una violazione delle norme internazionali.

Non si sono fatte attendere le dichiarazioni di condanna da parte di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud nei confronti di una condotta, quella di Pyongyang, considerata violenta e provocatoria. La protesta dei tre stati è stata accompagnata da una serie di esercitazioni militari “di risposta”, uno dei quali, condotto dalla Repubblica di Corea, fallito con la caduta di un missile sulla base militare sudcoreana di Guangneung, dalla quale era stato lanciato pochissimi istanti prima, a meno di 1km dalla più vicina abitazione civile, provocando un forte incendio.

Fortunatamente, la testata del missile è rimasta inesplosa, e l’incidente sembra non aver provocato vittime. Resta la pessima figura del governo di Seul, il quale ha informato i preoccupati cittadini sudcoreani ammettendo la responsabilità dell’accaduto solo dopo alcune ore, con i video dell’incidente già divenuti virali in rete. L’amministrazione Yoon, attualmente, si trova inoltre a dover gestire una crisi di popolarità nell’opinione pubblica dovuta ad eventi recenti di politica interna, nonché a causa del mancato incontro con la Speaker Nancy Pelosi, per la quale ha addotto motivazioni percepite come non adeguate alla situazione.

L’eterno ritorno dell’uguale

Tutto lascia intendere che, proprio come nel 2017, l’esercitazione militare trilaterale appena citata abbia spinto Pyeongyang a manifestare la propria ovvia contrarietà a tale iniziativa in maniera eclatante. La Corea del Nord non effettua test missilistici solo per dimostrare le proprie capacità balistiche, ma anche ad attirare l’attenzione di una platea internazionale, composta in questo caso da tre paesi in particolare: Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Obiettivo raggiunto, come dimostra la reazione dei diretti interessati. 

Alcuni membri d Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, l’Albania, l’India, l’Irlanda, la Norvegia e gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato il gesto della Corea del Nord, mentre Cina e Russia hanno espresso la volontà di non convocare un incontro per discutere dell’accaduto, causando le ire di Washington. D’altronde, il veto che Mosca e Pechino hanno posto sull’inasprimento delle sanzioni nei confronti di Pyeongyang, nel maggio 2022, proprio riguardo all’aumento esponenziale dei testi missilistici, aveva già causato una spaccatura in seno al Consiglio di Sicurezza.

Infine, il test missilistico nordcoreano del 2017 fu seguito a distanza di pochi giorni da uno nucleare e diversi osservatori sospettato che Pyeongyang si stia preparando ad effettuarne uno a breve, molto verosimilmente successivamente al congresso del Partito Comunista Cinese. Pertanto, le dinamiche relazionali dell’area sembrerebbero essere ormai scandite da una serie di elementi ricorrenti, si pensi alla dicotomia esercitazioni-test missilistici, che fanno propendere per una ciclicità delle relazioni internazionali regionali, un valzer che si ripete e si ripeterà nuovamente in futuro.

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