Nell’ultima ministeriale della NATO tenutasi a Bruxelles, i ministri della Difesa dell’Alleanza hanno deciso di rafforzare lo schieramento militare alleato in Europa Orientale. Al momento, l’ipotesi più probabile è l’invio di nuovi gruppi tattici a est. Le truppe alleate andrebbero ad aggiungersi a quella già presenti nelle Repubbliche Baltiche e in Polonia
Le decisioni prese a Bruxelles
Nelle scorse settimane, Mosca non ha cessato di rinfoltire i ranghi del sempre più massiccio schieramento militare con cui minaccia da diversi mesi l’integrità dell’Ucraina. La breve parentesi di ottimismo, scaturita dall’annuncio da parte di Vladimir Putin di un parziale ritiro delle truppe dal confine si è chiusa brevemente qualche giorno dopo, quando la Casa Bianca ha ufficialmente dichiarato che il “ritiro” sventolato dai media non corrispondeva a quanto stata avvenendo sul campo, e che le dichiarazioni da parte delle autorità russe erano da intendersi come meri tentativi di disinformazione. Negli ultimi giorni, a contribuire a rinforzare la possibilità che Mosca proceda con un’aggressione non è stato solo l’invio di ulteriori unità e mezzi militari verso il confine, ma anche alcuni eventi che hanno riguardato le Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. In seguito a una drammatica escalation degli scontri nel Donbass, dove negli ultimi giorni si è registrato un aumento dei bombardamenti d’artiglieria, i leader delle repubbliche separatiste hanno annunciato un’evacuazione di massa dei cittadini residenti in quei territori e hanno dato il via alla mobilitazione generale, dichiarando che l’Ucraina era pronta a condurre un attacco nei loro confronti. Pochi giorni dopo, il presidente della Duma ha dichiarato che l’Ucraina stava agendo per preparare un pretesto per una guerra con la Russia. Insomma, a più di tre mesi da quando i media occidentali hanno cominciato a segnalare la presenza delle truppe russe sul confine, la prospettiva di una manovra militare russa in Ucraina rimane un’ipotesi affatto remota.
Il permanere della minaccia al confine ucraino e l’urgenza della situazione hanno spinto il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, a convocare a Bruxelles i ministri della Difesa dell’Alleanza per discutere insieme delle misure da mettere in campo per dissuadere Mosca dall’ipotesi di un attacco ai danni di Kiev. La ministeriale della NATO si è tenuta nelle giornate del 16 e 17 febbraio e ha visto la presenza di tutti i ministri della difesa dell’Alleanza.
In occasione della riunione, i vertici della Difesa dei Paesi NATO hanno confermato quanto riferito dalle fonti americane, e cioè che nessun ritiro sembra essere in atto, ma anzi che ai confini dell’Ucraina lo schieramento russo rappresenta ancora una minaccia grave per Kiev. “Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento del numero di truppe al confine. Altre unità stanno affluendo verso la frontiera in questo momento. Non si può parlare di de-escalation”, ha detto il Segretario Generale, secondo cui il rischio di un’aggressione resterà molto alto per tutto il resto del mese. Dopo aver invitato Mosca a cambiare atteggiamento e a procedere con un ritiro delle forze, le autorità convocate a Bruxelles hanno dichiarato che la porta della diplomazia non è affatto chiusa, ma che anzi un accordo con Mosca è tuttora possibile.
La decisione più rilevante presa da parte dei vertici della Difesa della NATO è stata quella di rafforzare il già presente schieramento di forze alleate in Europa orientale. Il Segretario Generale ha dichiarato che “i ministri della Difesa hanno deciso di sviluppare alcune opzioni per rinforzare ulteriormente la deterrenza e la difesa della NATO. Una di queste opzioni prevede l’invio di nuovi gruppi tattici nell’Europa orientale”. Di conseguenza, i comandanti dei vari contingenti alleati hanno ricevuto ordine di elaborare i piani per lo schieramento di nuove unità in diversi Paesi dell’Europa orientale: secondo i diplomatici alleati, i candidati più probabili sono la Romania, la Bulgaria, l’Ungheria e la Slovacchia. Tra questi, Bucarest si sarebbe già resa disponibile ad ospitare nuove forze della NATO. Poco o nulla si sa in merito alle eventuali dimensioni di questi contingenti, ma fonti diplomatiche affermano che si tratterebbe di circa 4.000 unità. L’invio di nuove unità alleate, in realtà, non sarebbe un evento inedito, visto che già da qualche settimana la NATO ha rafforzato la propria presenza militare ad est, con il rischieramento di 3.000 soldati americani in Polonia e Romania.
L’eventuale schieramento di assetti militari della NATO in queste zone non sarebbe permanente. I contingenti alleati sarebbero presenti in est Europa fino a quando il rischio di un’aggressione ai danni dell’Ucraina resterà elevato. Il loro compito, secondo quanto si apprende da alcune fonti diplomatiche, sarebbe quello di fungere da potenziale “innesco” per una risposta militare più strutturata da parte dell’Alleanza. “Ci servirebbe a procedere con una rapida escalation, ma anche con una de-escalation, nel caso in cui Mosca decidesse di ritirare le proprie forze”, riferisce un diplomatico della NATO. Le forze alleate schierate in Europa dell’est servirebbero dunque a facilitare l’avvio di una più grande operazione militare da parte dei contingenti militari dei Paesi membri.
Se a livello militare il compito pare quindi abbastanza chiaro, è soprattutto a livello politico che questa decisione sembra assumere maggiore rilevanza. Nel caso venisse confermato, l’invio di nuove forze in Europa dell’est rappresenterebbe un esito del tutto opposto a quello che Putin si propone di raggiungere nei confronti dell’Alleanza, ovvero – come indicato nella lettera inviata alla Casa Bianca e alla NATO – la rimozione di strutture e personale militare dai territori che sono entrati a far parte della NATO dopo il 1997 e la fine ufficiale degli allargamenti a est dell’Alleanza.
Prima di poter essere implementata, comunque, la decisione presa alla ministeriale dovrà superare la resistenza di Ungheria e Slovacchia, i quali vorrebbero evitare una provocazione troppo grande agli occhi di Putin. D’altro canto, il fronte dei Paesi NATO non sembra andare d’accordo su tutto. Da un lato, infatti, il fronte composto da alcuni Paesi dell’est, come la Polonia, e guidato da Stati Uniti e Regno Unito, ha spinto per incrementare il supporto militare all’Ucraina per rinforzare il dispositivo militare alleato a est. Dall’altro, invece, altri Paesi, come Francia, Italia e Germania, non sono sembrati disposti ad assumere un atteggiamento altrettanto fermo.
Il dispositivo alleato in Europa dell’est
L’Alleanza Atlantica ha già schierato in maniera permanente diverse migliaia di unità militari nell’Europa dell’est. Il rafforzamento del fianco est dell’Alleanza è cominciato al summit del Galles del 2014, tenutosi dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia. In occasione di quell’evento, la NATO lanciò un Readiness Action Plan (RPA), ovvero una serie di iniziative che avrebbero contribuito, negli anni successivi, a fornire maggiori assicurazioni di supporto militare in favore dei Paesi dell’Europa dell’est e a stabilire una presenza più robusta e più efficace della NATO in quei territori. Il lancio di questa iniziativa rappresentò indubbiamente il più grande rinforzo della difesa collettiva della NATO dalla Guerra Fredda. Tra le iniziative rientranti in questo piano vi erano il lancio di nuove esercitazioni militari alleate concentrate sulla difesa collettiva e sulla gestione delle crisi; alcune importanti modifiche alle strutture di comando e controllo della NATO che le avrebbero permesso di reagire in maniera più rapida e più efficace a una minaccia da est; il rinforzo della NATO Response Force e la creazione di una Very High Readiness Joint Task Force, ovvero di un’unità interforze capace di schierarsi in un intervallo di tempo brevissimo; la creazione di otto NATO Force Integration Units, ovvero piccoli comandi schierati in Europa Centrale e orientale con il compito di facilitare l’intervento della NATO in quelle aree.
Nel 2014 non fu solo la NATO a prendere provvedimenti per rinforzare la difesa dell’Europa dalla minaccia russa. Affianco alle iniziative della NATO, gli Stati Uniti lanciarono la European Reassurance Initiative, un programma militare di supporto alle iniziative delle forze americane in Europa. L’iniziativa, il cui nome sarebbe poi divenuto European Deterrence Initiative, mirava a incrementare l’effetto di deterrenza nei confronti di Mosca tramite un aumento delle esercitazioni multinazionali con i Paesi europei, l’addestramento delle forze dei Paesi dell’est e, più in generale, un incremento della cooperazione in materia di sicurezza e di difesa con Paesi come la Bulgaria, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e la Romania.
Soprattutto, poi, il Readiness Action Plan portò, nel 2016, allo schieramento permanente di quattro gruppi tattici alleati nelle Repubbliche Baltiche e in Polonia.
La decisione di schierare i gruppi tattici nell’Europa dell’est venne presa al vertice di Varsavia tenutosi il 26 ottobre del 2016. In quell’occasione, i ministri della Difesa dell’Alleanza decisero di dare avvio alla Enhanced Forward Presence, schierando circa 5.000 uomini, divisi in quattro gruppi tattici, schierati in Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia. Ogni gruppo tattico sarebbe stato composto da diverse unità provenienti dalle forze armate dei Paesi alleati. Il gruppo tattico lettone sarebbe stato composto da contingenti provenienti da Italia, Spagna, Albania e Slovenia e sarebbe stato a guida canadese. Gli altri tre gruppi tattici sarebbero stati guidati dalla Germania (Lituania), dal Regno Unito (Estonia) e dagli Stati Uniti (Polonia).
La funzione di queste forze non è quella di difendere i Paesi Baltici o la Polonia in caso di attacco da parte delle forze di Mosca. 5.000 uomini distribuiti su uno spazio così ampio non possono sperare di fermare un’avanzata delle forze nemiche. La logica con cui sono state schierate queste unità è alquanto diversa. Lo scopo che la NATO si propone di raggiungere è triplice. Innanzitutto, nei confronti dei Paesi dell’est Europa, la presenza dei militari alleati rappresenta un segnale di garanzia che l’Alleanza non si disinteressa di questi territori e che anzi è fermamente decisa a investire uomini e risorse per garantire la difesa dell’Europa dell’est. Si tratta, in sostanza, di un segnale di garanzia, che testimonia un forte impegno della NATO. In secondo luogo, la presenza di truppe alleate in queste regioni rappresenta una garanzia di sicurezza per i Paesi che le accolgono. Nel caso di un attacco da parte delle forze di Mosca, i militari russi entrerebbero in contatto con i contingenti alleati, causando in questo modo una risposta militare da parte dell’Alleanza. In terzo luogo, le forze della NATO rappresentano per gli strumenti militari dei Paesi dell’est una grande opportunità per migliore la qualità dell’addestramento e quindi rendere più efficiente l’azione delle loro truppe in combattimento.
Se confermato, l’invio di ulteriori gruppi tattici in Europa orientale da parte dell’Alleanza Atlantica rappresenterebbe un messaggio molto forte nei confronti di Mosca. In maniera diametralmente opposta a quanto Putin spera di ottenere, la NATO rafforzerebbe la sua presenza militare nelle vicinanze della Russia. La presenza di migliaia di unità militari alleate in quei territori segnalerebbe una grande risolutezza da parte della NATO nei confronti del Cremlino e rappresenterebbe un grande segnale di unità da parte dei membri dell’Alleanza.

