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Rubriche#USA2024Mike Johnson: il nuovo volto del Congresso

Mike Johnson: il nuovo volto del Congresso

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Lo scorso ottobre, il repubblicano Kevin McCarthy, all’epoca Speaker della “House of Representatives”, è stato destituito dall’incarico con una mozione di sfiducia promossa e poi approvata dal suo stesso partito, in particolare dall’ala più conservatrice, che lo accusava di aver collaborato in modo troppo accondiscendente con i Democratici per evitare lo “Shutdown”. Sono stati determinanti, infatti, gli otto voti provenienti dall’ala più radicale del GOP, che, sommati a quelli dei democratici, hanno fatto sì che McCarthy venisse rimosso dall’incarico. Il 25 ottobre, al suo posto è subentrato l’ultraconservatore ed evangelico Mike Johnson, il quale ha ottenuto l’appoggio di tutto il Partito, seppur da molti considerato inesperto. A distanza di oltre otto mesi dall’accaduto, in questo articolo cercheremo di ripercorrere le tappe e le sfide più importanti del mandato Johnson che hanno messo a dura prova l’unità e l’efficienza del Congresso. 

Chi è Mike Johnson?

Nato a Shreveport in Louisiana nel ’72, Mike Johnson ha mosso i primi passi in politica federale in tempi molto recenti: solo nel 2016 egli è stato, per la prima volta, eletto al Congresso tra le file del Partito repubblicano. Prima di diventare a tutti gli effetti un politico, la sua professione era quella di avvocato costituzionalista e lavorava per un ente di difesa legale conservatrice, noto come Alliance Defending Freedom. Durante la sua carriera da avvocato, Johnson ha assunto molta popolarità tra gli elettori Repubblicani in Louisiana, poiché contrario ai matrimoni omosessuali e al diritto all’aborto: in più occasioni si è opposto a modifiche della costituzione dello Stato, in merito ai temi precedentemente citati.

Questa linea radicale lo ha contraddistinto anche all’interno del Partito, infatti, egli è un forte sostenitore di Trump, tanto che ha fatto parte del team di legali del tycoon in occasione del primo Impeachment del 2019. Inoltre, ha collaborato con molti Congressmen chiave nell’economia “MAGA” (Make America Great Again) per promuovere alcuni disegni di legge, tra cui uno anti-abortista. Seppur la nomina di Johnson rappresenti una vittoria per la corrente più conservatrice del GOP, bisogna ammettere che la sua esperienza alla Camera è limitata, non avendo egli ha mai ottenuto incarichi di spicco, come quello di Presidente di commissione. 

Il ruolo di Speaker è tanto delicato quanto essenziale per l’iter legislativo americano. I suoi compiti hanno un taglio fortemente operativo, visto che, oltre a dirigere i lavori e presiedere le sedute del Congresso, consistono, tra le altre cose, nell’assegnare i vari disegni di legge alle commissioni adeguate e nel nominare i membri che comporranno il “Rules Committee” (composto sia dai parlamentari democratici che da quelli repubblicani). Quest’organo fondamentale regola i criteri tecnici e finanziari base dei progetti di legge che verranno presentati in ogni singolo ambito: tutte le proposte, quindi, vengono inizialmente revisionate da questa speciale commissione. Le preoccupazioni del Partito, dopotutto, non erano proprio infondate: una figura inesperta e incapace di trattare con i membri democratici all’interno delle commissioni avrebbe indebolito il peso politico della stessa maggioranza repubblicana ottenuta a seguito delle midterm del 2022, rimarcando le spaccature interne ai rossi, già peraltro palesate durante il mandato del collega Kevin McCarthy.

Le difficoltà del Post McCarthy e la questione Budget

L’eredità lasciata al Congresso da McCarthy non era certo delle migliori. Egli non era riuscito a stipulare un accordo convincente e favorevole per il GOP allo scopo di evitare l’imminente “shutdown”.  Mike Johnson, quindi, è subentrato in un clima tesissimo e in un contesto molto complicato con un primo e vitale obiettivo: trovare un accordo sul budget.

Inizialmente è riuscito a fare approvare una “continuing resolution”, un rimedio sicuramente a breve termine, ma che ha scacciato per qualche mese l’ipotesi della parziale chiusura delle attività governative. A gennaio, invece, Johnson ha ufficializzato l’accordo sulla spesa pubblica, che prevedeva uscite pari 1.59 trilioni di dollari per l’anno fiscale 2024, di cui più di 800 miliardi nel settore della difesa. Infine, a marzo, dopo vari tentativi e compromessi, è finalmente riuscito a far approvare la legge di bilancio completa, schivando l’ipotesi “shutdown”, ma allo stesso tempo ricevendo pesanti critiche dall’ala più radicale del Partito, la quale è stata praticamente esclusa dalla trattativa per evitare che sfumasse.

A differenza di McCarthy, il deputato della Louisiana è stato abile nel gestire, oltre che bilanciare, le richieste della corrente MAGA e quelle dei democratici, i quali controllano sia il Senato che l’esecutivo. Infatti, per l’approvazione delle leggi più urgenti, la strategia di Johnson è stata quella di coinvolgere le correnti moderate di entrambi i Partiti allo scopo di raggiungere un’intesa più velocemente. Invece per alcuni provvedimenti, come quello sull’immigrazione, che avrebbe danneggiato politicamente i “Republicans”, lo Speaker si è apertamente allineato al leader Donald Trump per compattare la maggioranza alla Camera, assicurandosi che ogni tipo di proposta venisse respinta.

L’accordo sugli aiuti militari all’Ucraina

Il maggiore successo di Johnson, però, rimane senza dubbio l’accordo bipartisan sugli aiuti militari all’Ucraina, che include anche massicci finanziamenti ad Israele e a Taiwan. Il pacchetto di aiuti ammonta complessivamente a 95 miliardi di dollari: 60,8 sono stati destinati al fronte ucraino, 26,4 a sostegno di Israele e, infine, i restanti 8,1 sono stati stanziati a favore della regione Indo-Pacifica, in chiave anticinese.

Le misure sono state adottate ad aprile, dopo mesi di trattative. Per uscire dall’interminabile fase di stallo, lo Speaker ha collaborato con il leader democratico al Congresso, Hakeem Jeffries. Il piano è stato ancora una volta quello di aggirare il blocco conservatore, costruendo una maggioranza composta dai Congressmen democratici e da una risicata minoranza di repubblicani moderati e fedeli a Johnson.

Questa mossa, da una parte, ha portato all’approvazione degli aiuti rilanciando, così, il ruolo degli USA in politica estera; dall’altra ha fatto infuriare i membri del MAGA, promotori di una linea isolazionista e contrari a qualsiasi forma di intervento al di fuori dei confini nazionali. Nei giorni immediatamente successivi alla votazione, la destra americana, rappresentata dal deputato Matt Gaetz, ha minacciato di promuovere un’altra mozione di sfiducia tanto che alcuni analisti politici davano già per scontata un’uscita di scena di Johnson, come nel caso McCarthy.

Eppure, così non è stato. Come riportato da CNN, prima di attuare tale piano, il Presidente del Congresso si era recato a Mar-a-Lago, in Florida, dove ha incontrato Donald Trump. Il tycoon, in quell’occasione, si mostrò aperto a nuove forme di aiuti ad Israele e all’Ucraina ed elogiò pubblicamente il lavoro dello Speaker. Grazie all’endorsement del leader e sfruttando come pretesto l’attacco missilistico iraniano avvenuto pochi giorni dopo la prima votazione, Johnson è riuscito a placare i malumori del Partito, dimostrando, ancora una volta, di saper svolgere l’incarico di Speaker.

Si tratta, dunque, dell’accordo bipartisan più importante e rappresentativo del suo mandato che, oltre alle conseguenze rilevanti in politica estera, ha evidenziato una buona flessibilità del Congresso e, in generale, un netto cambiamento di approccio rispetto alla gestione macchinosa di Kevin McCarthy.

Indipendentemente dall’esito delle elezioni, in un’ottica di lungo periodo, un Parlamento in salute, attivo e funzionale sarà necessario al raggiungimento degli obiettivi, seppur diametralmente opposti, di entrambi i candidati. Inutile ribadire l’importanza delle midterm del 2026, in quanto un esecutivo ed un legislativo dello stesso colore consentirebbero al Partito al potere di imporsi facilmente su quello rivale, determinando un forte sbilanciamento a destra o a sinistra che potrebbe portare a importanti mutamenti strutturali negli USA e potenzialmente nel mondo.

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