Intervista a Padre Michelini, missionario cattolico a Taiwan da oltre cinquanta anni.

Intervista al missionario cattolico a Taiwan, fondatore del Lanyang Youth Catholic Center, recentemente insignito della Cittadinanza della Repubblica di Cina.

Intervista a Padre Michelini, missionario cattolico a Taiwan da oltre cinquanta anni. - GEOPOLITICA.info

Padre Michelini, lei ha recentemente ricevuto la Cittadinanza della Repubblica di Cina dopo più di cinquanta anni di lavoro missionario e pastorale a Taiwan. Che significato ha questo importante riconoscimento?

È stato un evento inaspettato che mi ha onorato e fatto molto piacere. Oltre mezzo secolo or sono i nostri missionari Camilliani erano stati cacciati da qualche anno dalla Cina comunista ed io, appena ordinato Sacerdote in Italia, chiesi al mio Padre Provinciale di venire a Taiwan desideroso di dare il mio contributo a questa Nazione libera e in tante difficoltà a causa dei comunisti cinesi. La città di Luodong è a nordest di Taiwan: i Camilliani erano già impegnati in un gruppo di Parrocchie in pianura e fra gli aborigeni in montagna, inoltre avevano creato un ospedale e un sanatorio, e molto altro creeranno in seguito. Al mio arrivo, nell’agosto 1964, considerato lo sviluppo del nostro distretto, decisi di realizzare un’opera nuova a favore dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie, e anche per dare un nostro contributo allo sviluppo della cultura di Taiwan. Nacquero così i corsi di danza folcloristica e i gruppi “The Lan Yang Dancers”. In questi oltre 50 anni abbiamo lavorato molto per la gioventù e per l’avvenire dei giovani taiwanesi per cui l’avermi concessa la cittadinanza è un prezioso riconoscimento del mio e nostro impegno per Taiwan e della validità della nostra opera.

Il Lanyang Youth Catholic Center rappresenta una struttura di eccellenza nel campo educativo e ricreativo ispirato ai valori cristiani, nel rispetto delle altre culture e fedi religiose. Può raccontarci come nacque l’idea di fondare a Luodong questo centro, accanto alle attività ospedaliere dell’Ordine di San Camillo, e raccontarci il suo sviluppo e gli eventi più belli e significativi delle vostre numerose attività?

Il Centro Giovanile Cattolico Lan Yang –  Lan Yang è l’antico nome della nostra Contea –  risiede su sei ettari, dando ampio respiro alla natura, e si articola in diverse iniziative: l’Asilo nido, l’Asilo infantile, il Doposcuola, il Settore ricreativo, il Parco famiglia, l’Educazione culturale attraverso la danza fin dai bambini più piccoli. Tutti vi possono partecipare per contribuire ad uno sviluppo armonioso, mentale e fisico, per coltivare valori spirituali e sentimenti di solidarietà, per essere volitivi ed intraprendenti. I migliori partecipano poi ai gruppi folcloristici “The Lan Yang Dancers”, da decenni molto noti qui a Taiwan. In seguito al successo di quanto realizzato a Luodong avviai anche un Centro Culturale a Taipei per l’educazione e la formazione unite all’impegno nei gruppi folcloristici “The Lan Yang Dancers”. Ogni nostra attività è di livello scolastico molto alto ed è aperta a tutti senza distinzione di fede religiosa. Oggi vi partecipano oltre 1.000 studenti, senza tener conto di quelli che prendono parte solo alle nostre attività ricreative. Pensai a quest’opera come ad un completamento dell’impegno ospedaliero e sociale di noi sacerdoti Camilliani in questa Contea. Volevo anche che fosse di aiuto a Taiwan per cui ritenni che l’importanza attribuita al settore culturale, e ai “Lan Yang Dancers”, potesse essere un valido mezzo per far conoscere all’estero la bella realtà della gioventù taiwanese, libera, fraterna e aperta al mondo. Dobbiamo ricordare che dopo l’estromissione, nel 1971, dalle Nazioni Unite – un organismo che, senza la rappresentanza dei 23 milioni di taiwanesi, non si può certo dire universale –  gran parte dei paesi interruppero le relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan. Dunque era anche difficile ottenere i Visti per viaggiare. Una differenza enorme con oggi quando ben 166 Paesi hanno abolito i Visti per i passaporti di Taiwan. Fu allora, nel 1974, che i “Lan Yang Dancers” iniziarono lunghi viaggi all’estero, di circa tre mesi di rappresentazioni ciascuno, in Europa e un po’ in tutti i Continenti – oltre 40 Paesi con più di 1000 rappresentazioni sempre con brillanti successi e ovunque calorose accoglienze nonostante le proteste e le difficoltà create dai comunisti cinesi. Prima di partire preparavo con scrupolo i contatti in ogni Paese con le organizzazioni cattoliche e gli enti culturali giovanili. In quegli anni di ingiusto isolamento solo i nostri gruppi folcloristici erano in grado da Taiwan di andare all’estero. Il nostro fu il primo gruppo del mondo ad esibirsi in San Pietro per il Beato Papa Paolo VI, cosa che non era mai avvenuta prima. Poi, più volte, con il Santo Papa Giovanni Paolo II e il ricordo dei sorrisi e della gioia del Santo Papa con i nostri giovani è indimenticabile. È stato anche il primo gruppo taiwanese che ha partecipato alle Olimpiadi, alla Folkloriada di Barcellona, ed ha preso parte alle gare mondiali a Palma di Majorca ottenendo il premio per il gruppo più applaudito e il secondo posto nella classifica generale. Con il nostro aiuto Taiwan è poi entrata nella Organizzazione Mondiale del Folclore-CIOFF, ed io stesso preparai il progetto per la nostra Contea del “Festival Internazionale Folcloristico dei Bambini”, che dura 45 giorni ed ha già 22 anni di storia; per unanime riconoscimento degli esperti è uno dei Festival meglio organizzati al mondo. Questo Festival ha anche il merito di aver dato inizio allo sviluppo del turismo nella nostra Contea, che si protrae per tutto l’anno. Infine, è di grande soddisfazione constatare che abbiamo portato a livelli di eccellenza non pochi studenti come ballerini, maestri di danza e coreografi, per cui siamo contenti del nostro contributo allo sviluppo culturale di Taiwan.

La sua lunga permanenza a Taiwan costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere la realtà e la vita sempre travagliata e sofferta dei cristiani in Cina. Quali sono le sue considerazioni e valutazioni sulla situazione attuale dei cattolici sul Continente cinese e sui possibili sviluppi futuri?

Sono stato tante volte in Cina continentale per Convegni internazionali sul Folclore ed ho potuto amaramente constatare che manca in modo assoluto la libertà, soprattutto quella religiosa. Intendo la libertà religiosa che è, ovviamente, ben diversa dalla possibilità di professare silenziosamente, e sotto soffocante controllo, un culto. Tutto è strettamente controllato, anzitutto nella informazione, e per questo il popolo sa ben poco di vero di quello che succede all’estero. Noi, quando siamo andati, eravamo pedinati. Nessuno è libero di dire quello che vuole: c’è, insomma, un controllo invasivo che si può capire solo andando in Cina e vivendo queste esperienze. Personalmente non desidero più recarmi in Cina e non posso tenere in considerazione un regime che pretende di condizionare duramente tutte le religioni e tra queste, con particolare accanimento, quella Cattolica.

Si parla da decenni della trattativa tra la Santa Sede e Pechino: alcuni giornalisti italiani, negli ultimi due anni, hanno più volte preconizzato un accordo imminente sulle nomine dei Vescovi. Ad una analisi più approfondita emerge il ruolo dominante, ribadito nelle ultime riunioni pubbliche, delle strutture di partito preposte al controllo dei cattolici, la SARA e la “Chiesa patriottica”. Quale è la sua opinione al riguardo?

La Cina non cambierà facilmente per quanto riguarda la libertà dei suoi abitanti, soprattutto quella religiosa. Il cambiamento porterebbe inevitabilmente alla fine del comunismo. Comprendo il desiderio del Vaticano di aiutare i cattolici in Cina, tuttavia il volere a tutti i costi un accordo non fa altro che danneggiare sia coloro che animano la Chiesa sotterranea fedele al Papa sia anche quelli che, per sopravvivere, fanno parte della cosiddetta Chiesa ufficiale, intensificando i controlli, le regole stringenti e limitative, insomma esigendo sempre di più. Senza garanzie sicure, meglio non avere fretta nel prendere decisioni perché il regime cinese non è affidabile. Per i fedeli cattolici e per i loro Sacerdoti e Vescovi è questione di vita e di morte!

Quali sono le ragioni che stanno spingendo il Vaticano? Perché la Cina rappresenta il principale “mercato di anime” del mondo moderno o ci sono forse altre ragioni collegate?

La Cina è tanto grande, è giusto e doveroso preoccuparsi dei cattolici cinesi e cercare di raggiungere degli accordi con quel Governo riguardanti le nomine dei Vescovi, ma non che ciò si trasformi in danno alla Santa Sede e alla Chiesa sotterranea che, per la sua fede e fedeltà, ha tanto sofferto e continua a soffrire. Lo scopo del Vaticano è quello di cercare di ottenere più libertà per i cattolici in Cina e per un loro migliore avvenire. Per questo tutti preghiamo ma occorrono prudenza e pazienza per evitare situazioni che, invece, potrebbero allontanarli da Roma.

Quanto è radicata la cosiddetta “Chiesa patriottica” e come questa struttura del regime comunista interagisce con i cattolici fedeli a Roma?

Quello della Chiesa patriottica è sempre stato uno strumento per sopprimere la Chiesa sotterranea e controllare i credenti cattolici. Per qualcuno è anche un mezzo per fare carriera, appoggiato dal Governo. Il Vaticano cerca il dialogo ma non è certo facile interloquire con un organismo dove i Vescovi non possono minimamente opporsi alle imposizioni del regime. In questa situazione riterrei un dovere aiutare e appoggiare di più la Chiesa sotterranea.

Come valuta la situazione attuale della libertà religiosa e, più in generale, dei diritti umani in Cina? Le notizie sulle continue repressioni e vessazioni contro i cristiani, contro i musulmani per non parlare dei tibetani e di altre analoghe dolorose situazioni, mostrano un quadro molto diverso da quello descritto dalla propaganda. Perché, secondo lei, il regime non attenua questa politica, anzi sembra inasprirla?  E perché nel mondo libero e democratico c’è tanta indifferenza, silenzio e un ipocrita doppiopesismo, ad esempio sul tema delle condanne a morte che, secondo i dati di Amnesty International, vedono la Cina, con migliaia di esecuzioni ogni anno, al vertice della orrenda statistica?

La Cina comunista sa chiaramente quale è la forza che hanno le religioni sugli individui e sa che, concedendo la libertà religiosa, sarebbe la fine del comunismo. I suoi metodi sono, come sempre, reprimere con la prigione e con la pena di morte quanto mai diffusa: tanti credenti, Sacerdoti e Vescovi spariscono e di loro non si hanno più notizie! Nasce quindi la grande paura di parlare, e noi lo capiamo subito quando si viene a contatto con qualcuno che arriva dalla Cina. Il benessere, sotto il regime, porta anche all’indifferenza dei valori umani, spirituali e morali: tanti non pensano e non sanno cosa significhi l’essere privi delle libertà. Quanto alla indifferenza del resto del mondo per i diritti umani e religiosi, per la pena di morte, ecc., essa si spiega facilmente con il peso economico, commerciale e finanziario cinese. Questi sono gli elementi che pesano sulla bilancia, assai sbilenca e ipocrita, delle relazioni internazionali: “Parcere superbos et debellare subiectis”. Nonostante che la Cina produca molta réclame di nazione ormai ricca e progredita, la realtà emerge sempre. Ad esempio, qui a Taiwan vediamo ogni giorno la propaganda di Hong Kong mentre tutti sanno che gli abitanti di Hong Kong protestano energicamente per il dominio cinese e per la impossibilità di avere una Amministrazione democraticamente eletta dai cittadini, come era stabilito negli accordi con la Gran Bretagna che la Cina non ha rispettato. Per capire qualcosa della Cina neppure è sufficiente visitarla, anche frequentemente, perché ti fanno vedere solo quello che vogliono e ti controllano se vai in cerca di qualcosa di diverso. Questa è ancora, purtroppo, la realtà della Cina: un gigante economico e militare la cui fragilità è, e resta, l’assenza di ogni libertà civile e religiosa. Una assenza che ne determinerà il futuro. Come ci hanno insegnato i grandi Pontefici del XX Secolo, il destino degli “imperi” non fondati sul rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, è inesorabilmente segnato.