“Mi chiede come superare questi egoismi ed avere una vera integrazione europea? C’è bisogno di una rivoluzione culturale, in Italia come in Europa”. L’intervista a Della Valle (M5S).

Il tempo per i dibattiti è ormai agli sgoccioli: si conclude oggi la campagna elettorale per le prossime elezioni europee. Domenica il voto. Dopo avervi presentato le interviste fatte a  Giuliano Pisapia (PD), Vincenzo Sofo (Lega) e Aldo Patriciello (Forza Italia), vi proponiamo ora l’ultima intervista al candidato Danilo della Valle del Movimento 5 Stelle.

“Mi chiede come superare questi egoismi ed avere una vera integrazione europea? C’è bisogno di una rivoluzione culturale, in Italia come in Europa”. L’intervista a Della Valle (M5S). - GEOPOLITICA.info

I partiti populisti risultano essere al centro del dibattito europeo. Anche i mass media, inoltre, sembrano continuare a polarizzare lo scontro tra populisti ed europeisti in seno alle prossime elezioni. Ma tutti i partititi definiti populisti sono euroscettici? Ed in quale misura?

A me lo scontro proposto dai giornali tra “europeisti” e “sovranisti” non appassiona. Mi spiego: per me ciò che conta sono i fatti e i fatti ci dicono che sia gli alleati sedicenti europeisti del PD che i cosiddetti sovranisti alleati di Salvini proteggono un sistema economico neoliberista che basa tutto sulla stabilizzazione dei prezzi e austerità, senza mai tener conto dei bisogni delle persone e dei diritti sociali. Il M5S vuole scardinare in Europa questo finto scontro per portare al centro del progetto dell’Unione le persone. Noi saremo dunque la “terza via” rispetto a questo teatrino che vede contrapposte due forza che sono fatti della stessa sostanza, anche se indossano maschere diverse.

Per quanto riguarda il termine “euroscettico”, bisogna definirlo bene. Se vuol dire mettere in discussione l’Unione Europea così com’è e volerla cambiare, allora possiamo definirci euroscettici. Ma il M5S non vuole assolutamente distruggere o cancellare ciò che c’è di buono fatto fin qui. Riteniamo invece che se non si cambi la base economica su cui si fonda l’Unione, mettendo al centro i diritti sociali ed economici, questa potrebbe implodere. E non sarà di certo colpa dei partiti euroscettici, semmai questi ne saranno la conseguenza.

La questione della gestione dei flussi migratori è tra i cavalli di battaglia del Governo Lega-5 Stelle. Nel corso degli ultimi anni si è cercato di trovare diverse soluzioni a livello europeo. Quale sarà la strategia che l’Italia potrà mettere in atto per un maggior controllo sull’immigrazione irregolare, alla luce dei vincoli internazionali ed europei sugli sbarchi?

Il M5S lo ha detto e lo ha ripetuto, così come ha fatto il Presidente Conte a Bruxelles: i confini dell’Italia devono essere i confini dell’Europa. Non è possibile avere un’Europa che c’è solo quando si parla di vincoli di bilancio o di tagli ai servizi dedicati ai cittadini. Se un’Europa esiste, deve essere basata sulla solidarietà, ed è quindi giusto che anche per quanto riguarda il problema migratorio si agisca insieme. Voglio però precisare che la ripartizione dei migranti e la lotta all’immigrazione clandestina può essere una risposta solo a breve termine. Nel lungo periodo bisogna stipulare accordi, anche di cooperazione internazionale, con i Paesi da cui provengono queste persone. Bisogna innanzitutto che alcuni Paesi europei, e tra questi non vi è l’Italia, la smettano di sfruttare i Paesi africani, altrimenti parliamo del nulla. In più, bisogna pensare, come Unione Europea, ad un piano unico di supporto allo sviluppo per l’Africa. L’immigrazione è un problema sistemico e chi pensa di risolverlo bloccando semplicemente gli sbarchi dice ovviamente il falso.

Sempre rispetto alla questione della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, già con il Governo Renzi e poi con quello Gentiloni si è cercato di stabile rapporti bilaterali con gli Stati di provenienza dei migranti. Per questo risulta tutt’oggi fondamentale una stabilizzazione della Libia ai fini di un maggior controllo sulle frontiere per i flussi provenienti dall’Africa centrale. Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle? Quali soluzioni verranno presentate a Bruxelles?

Come le anticipavo prima, sebbene la diplomazia bilaterale sia estremamente importante, è ora che l’UE si assuma le proprie responsabilità anche in questo senso e metta in atto finalmente quel multilateralismo su cui si basa il progetto europeo. Per risolvere un problema che, come dicevo poc’anzi, è sistemico qual è l’immigrazione, c’è bisogno di coesione e di agire come Unione Europea in ogni singolo Paese africano per lavorare insieme alla stabilizzazione politica e sociale in quei paesi e ovviamente anche allo sviluppo economico degli stessi. Se le due cose non vanno di pari passo, non ci potrà essere un reale obiettivo. Forse vi stupirò, ma gli unici veri europeisti siamo noi del M5S e non persone come Macron che si dice europeista e poi si comporta in maniera più sovranista dei “sovranisti”. In più, non è un mistero che Paesi come la Francia continuino ancora oggi ad avere atteggiamenti neocoloniali verso molti paesi in via di sviluppo dell’Africa. Questo sicuramente non aiuta.

Il cambiamento climatico è tra i temi più sensibili e sentiti di queste elezioni. In seguito all’uscita degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi, i trattati internazionali sull’ambiente sembrano perdere forza e credibilità. Quali strade seguirà il Movimento 5 Stelle a Bruxelles?

Come ben sa il M5S considera la tutela dell’Ambiente uno dei punti più importanti per poter realmente cambiare il nostro Paese ed il nostro Pianeta. Questa sfida però, più di quelle precedenti, richiede coesione e purtroppo non basta neanche solo a livello europeo. L’Europa pertanto non solo deve essere coesa al suo interno acché si rispettino gli Accordi di Parigi (e che anzi si vada oltre), ma deve necessariamente anche fare da traino nel Mondo intero, convincendo le due superpotenze USA e Cina ad intraprendere una strada più netta e decisa in questo senso. Perché quando sarà troppo tardi, non si potrà risolvere il problema mettendo un dazio sul CO2.

Si è parlato spesso negli ultimi anni di deficit democratico a livello di istituzioni europee. Considerato il potere di Consiglio e Commissione, qual è il ruolo che secondo lei il Parlamento europeo, unica istituzione democraticamente eletta, dovrebbe svolgere?

A mio avviso il Parlamento Europeo dovrebbe avere più poteri, essendo l’unica istituzione democraticamente eletta. Lei sa quanto sia importante per noi la partecipazione e la democrazia, non a caso puntiamo a creare un gruppo europeo che sia a favore della democrazia diretta e dal basso. Chiaramente per dare più poteri al Parlamento Europeo, c’è bisogno che tutti i paesi siano d’accordo. E la storia ci dice che non è stata l’Italia a non volerlo questo, ma altri paesi che sono sempre stati nazionalisti, anche se si definiscono “europeisti”. Del resto, oggi esistono i sovranisti a parole, ma i sovranisti veri sono sempre esistiti da De Gaulle ad oggi.

L’Unione Europea mira ad avere un rapporto coordinato con la Cina rispetto ai rapporti commerciali e alle prospettive delle Nuova Via della Seta con gli Stati europei. L’Italia ha scelto però di muoversi isolatamente rispetto ai principali Stati membri, allineandosi con i paesi del centro-est Europa. Quali saranno le mosse future con Pechino?

Non si tratta di allineamento, è una questione di opportunità. La Nuova Via della Seta è un progetto ambizioso che può dare tanto alle nostre imprese. La Cina è un grande mercato oggi e sarebbe miope far finta che questa non esista o peggio ancora considerarla a prescindere in maniera negativa. L’Italia si trova in una posizione strategica dal punto di vista geografico ed è dunque ovvio che i cinesi siano interessati acché l’Italia faccia parte di questo ambizioso progetto. Il Memorandum sottoscritto dal governo italiano, oltre a non essere vincolante, non ha ancora in sé i dettagli di questo accordo, dunque tutti gli allarmi ascoltati dalle opposizioni in questi mesi sono insensati. Il M5S e il governo pensano al benessere degli italiani, delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Se ci sono delle nuove opportunità, perché non sfruttarle? Mi sembra che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso…

Spesso il principio di solidarietà a livello europeo viene considerato come un principio morale invece che come un principio vincolante inserito nei trattati. Perché secondo lei la solidarietà europea è venuta a mancare, si pensi al tema dell’immigrazione? E come questo principio che ha contraddistinto l’integrazione europea nella sua evoluzione storica può essere ristabilito?

Io non credo che sia “venuto a mancare”, credo che quel Principio sia da sempre rimasto solo sulla carta. Vede, spesso nei trattati internazionali (così come nelle leggi nazionali) bellissime norme di principio scritte in maniera vaga risultano essere in concreto assolutamente inutili. Il principio di solidarietà viene ahimè sbandierato da tutti, ma attuato da pochi. Mi chiede come superare questi egoismi ed avere una vera integrazione europea? C’è bisogno di una rivoluzione culturale, in Italia come in Europa. Lei mi dirà che “non sarà facile”. Infatti, il M5S non ha mai detto che lo è, eppure è l’unico modo che abbiamo per cambiare davvero. Senza una vera rivoluzione culturale, non ci sarà mai cambiamento a livello politico. E questo vale anche in Europa.