MES ed Eurobond. I rischi per Roma e Bruxelles

L’esito dell’estenuante riunione dell’eurogruppo terminata nella tarda serata di giovedì è, come era prevedibile, la conclusione di una lunga e difficile trattativa politica. 

MES ed Eurobond. I rischi per Roma e Bruxelles - Geopolitica.info

Come in una partita a carte, le due squadre, da una parte i Paesi del Nord a trazione tedesco-nederlandese e dall’altra i Paesi del Sud a trazione franco-italiana, si sono studiati a vicenda per giorni e quando hanno realizzato che era giunto il momento di concludere la partita, hanno optato per una soluzione senza vincitori e senza vinti. 

In gioco, oltre i miliardi di euro fondamentali per ogni Governo in questo momento emergenziale, c’era la credibilità stessa dell’Unione Europea quella che oramai è diventa la più controversa istituzione sovranazionale degli ultimi anni. Eppure, e questo è forse il punto più saliente, si è corso il rischio che, anche a causa di un clima avvelenato per una pandemia che nessuno si aspettava, qualcuno facesse saltare il tavolo con conseguenze inimmaginabili per l’intero continente. 

 Un rischio però che ogni singolo Paese tra i 27 sa perfettamente di non potersi permette, soprattutto in un momento storico che non si viveva dalla Seconda Guerra Mondiale. 

I Paesi del Nord, Germania in primis nonostante sia economicamente ben strutturata, sono infatti consapevoli che senza Francia ed Italia le loro economie potrebbero crollare e sono altresì consapevoli che in uno scenario geopolitico imprevedibile sarebbero del tutto secondari nelle competizioni con Washington e Pechino.  

I Paesi del Sud, indebitati come non mai ed incapaci di attuare le doverose riforme che da anni rimandano, sono altrettanto consapevoli che Bruxelles è l’unica via d’uscita e che altre vie, come quella che porta verso Pechino, siano percorribili unicamente per chi crede alle favole.  

Il volutamente vago compromesso stilato a Bruxelles è stato quindi l’unico scenario possibile ma è innegabile che chi corre il rischio maggiore siano i più deboli Paesi del Sud, Italia compresa. La ormai vana speranza governativa era che al tavolo realmente si potesse discutere di Eurobond ma, sia Berlino che Amsterdam hanno fatto comprendere sin dall’inizio che non avevano alcuna intenzione di garantire un’importante iniezione di liquidità che sarebbe andata lontana dal loro circuito economico.  

Per la Cancelliera tedesca Merkel ed il Primo Ministro nederlandese Rutte l’unica strada percorribile è quella di un MES con alcune sostanziali modifiche che potrebbero far desistere le ostilità di alcuni Governi a partire da quello italiano.  

Ora però nascono due problemi a cui non ci si potrà sottrarre nel prossimo futuro: il primo, immediato, riguarda Roma mentre il secondo, più in futuro, riguarda Bruxelles. Analizziamoli. 

A Roma il premier Conte nei giorni scorsi ha scommesso di riuscire a rompere, o quanto meno scalfire, l’asse Parigi-Berlino. Il suo buon rapporto personale con Macron infatti lo ha illuso di ottenere i tanto sognati Eurobond, indispensabili sia per placare il malcontento politico, specie pentastellato, sia per rilanciare l’economia italiana, ormai prossima al collasso, adottando una teoria economica tanto cara all’Italia: fare debito.  
Ora, appurato che il sogno pare rimanere tale ma viste anche le dichiarazioni secondo cui l’Italia non ricorrerà al MES, il Premier dovrà districarsi tra le ulteriori restrizioni sanitarie e la speranza di una ripresa economica che ad oggi pare impossibile. Un quadro che di fatto non può che materializzare sempre più l’arrivo di un Draghi a Palazzo Chigi in considerazione anche delle visioni sempre più contrastanti tra le due anime governative nei confronti dell’Europa.  

A Bruxelles bisognerà invece avere il coraggio di dire che il sogno di dell’Unione Politica Europea è da mettere nel cassetto per un tempo che ad oggi non può che essere indeterminato. L’atteggiamento di alcuni Paesi europei davanti al dramma del Covid-19, la frattura tra le diverse capitali nella gestione dell’emergenza o la totale assenza di empatia anche nella “banale” organizzazione degli aiuti umanitari sono l’innegabile dimostrazione che il nobile spirito che contraddistingueva i padri fondatori del progetto Europeo ad oggi non è presente tra chi governa i Paesi europei. È chiaro a tutti che in un contesto geopolitico sempre più mutevole, l’unico modo per sopravvivere è quello di rafforzare l’Europa ma forse, a malincuore, bisognerà ammettere che la strada da seguire potrebbe essere un’altra in cui solo la sovranità delle materie economiche venga demandata a Bruxelles. 

La pandemia dovuta al Coronavirus e la grave crisi economica che ne segue è, con più ragioni che torti, letta da molti come il fallimento di una globalizzazione selvaggia che la politica non è stata in grado di governare a causa di una classe talvolta disillusa e talvolta impreparata. Ora servirà quel cambio radicale di idee e protagonisti che non è più rimandabile. 

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info