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Mediterraneo e Alleanza atlantica. Intervista all’On. Lorenzo Cesa per l’avvio dei lavori GSM

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La tragica spirale d’insicurezza e violenza innescata dagli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023 ha contribuito a riaccendere nell’opinione pubblica l’attenzione verso l’area che l’Italia definisce come “Mediterraneo allargato” e sulle minacce ad essa collegate per l’Alleanza atlantica. Sullo sfondo di questi eventi, si sono aperti il 6 maggio a Roma i lavori del Gruppo speciale Mediterraneo e Medioriente dell’Assemblea parlamentare della NATO. Per parlare di Mediterraneo, Alleanza atlantica e GSM abbiamo intervistato l’On. Lorenzo Cesa, presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO, che ha inaugurato ieri la conferenza.

Presidente la ringraziamo anzitutto per la disponibilità. Come è cambiato il Mediterraneo nei 75 anni dalla fondazione della NATO? Come si è evoluta la sua rilevanza per l’Alleanza?

Il significato geostrategico del bacino del Mediterraneo ha subìto una profonda trasformazione ed ha ricevuto una attenzione diversa nel corso di questi 75 anni della NATO. Siamo passati dalla sostanziale marginalità, che aveva caratterizzato l’approccio della NATO agli inizi della Guerra Fredda, ad una progressiva attenzione dovuta alle evoluzioni degli equilibri geopolitici globali, che hanno visto una situazione di fluidità ed incertezza che molte volte, associata alla debolezza politico-istituzionale di nuovi apparati statuali – come purtroppo è avvenuto in molti Paesi che affacciano nell’area adi cui stiamo discutendo – ha favorito l’insorgere di un vasto arco di instabilità ove i conflitti e le tensioni si influenzano e condizionano a vicenda come ad esempio nei Balcani, nel Mediterraneo orientale, nel Caucaso, in Asia centrale, nel Golfo ed in Africa.

Come si è declinato questo cambio di paradigma verso la regione del Mediterraneo?

Solo a partire dalla metà degli anni ’90, la NATO, su iniziativa italiana, ha iniziato a riconoscere il Mediterraneo come un teatro che, pur diversificato ed estremamente articolato, presenta elementi di unità tali da consentirne l’inquadramento come un’unica regione geostrategica e geo-economica. Proprio per questo, nel gennaio 1994, è stato varato il Dialogo Mediterraneo quale iniziativa diretta ad avviare rapporti di cooperazione con alcuni dei paesi mediterranei, in un processo dinamico, evolutivo ed aperto. Ricordo che i primi partner sono stati Egitto, Israele, Marocco, Mauritania e Tunisia, ai quali si sono successivamente aggiunte Giordania ed Algeria. Dieci anni dopo, forte del successo del Dialogo Mediterraneo, la NATO ha lanciato l’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul durante il Vertice del 2004, che ebbe ed ha come obiettivo quello di promuovere la cooperazione in materia di sicurezza su base bilaterale tra la NATO e i Paesi partner della regione del Golfo: Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Oman e Arabia Saudita partecipano, invece, ad attività selezionate nell’ambito dell’iniziativa stessa. Le attività previste spaziano dalla pianificazione della difesa alla lotta contro il terrorismo, alla non proliferazione delle armi di distruzione di massa ed interventi a sostegno della società civile. In tal senso, la riunione del Gruppo speciale Mediterraneo e Medioriente dell’Assemblea parlamentare della NATO costituisce la rappresentazione concreta del valore dell’importanza che tutti noi diamo alla regione mediterranea, alla sua difesa e sicurezza non solo militare, ma anche economica, sociale e politica.

Quali sono le principali sfide che l’Alleanza è chiamata ad affrontare nel bacino del Mediterraneo e quali sono i principali strumenti di cui dispone?

Questo è un anno particolarmente importante: ricorre, infatti, non solo il settantacinquesimo anniversario della nascita dell’Alleanza, ma anche i 30 anni del Dialogo Mediterraneo e i 20 dell’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul. Come tutti sappiamo negli ultimi anni e negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un’ulteriore evoluzione delle minacce alla sicurezza globale legate alla regione mediterranea, che siamo tutti insieme chiamati ad affrontare. La NATO, con l’adozione del Nuovo Concetto Strategico 2023, ha espressamente richiamato le sfide concernenti il Fianco Sud dell’Alleanza, legate sia all’instabilità, sia al rischio di infiltrazioni terroristiche, sia e soprattutto al mantenimento della pace. A tal fine, il documento NATO 2030 suggerisce di adottare tre politiche per l’Alleanza: il rafforzamento dell’Allied Joint Force Combat (JFC), comando militare della NATO con sede a Napoli; l’intensificazione della cooperazione internazionale con l’Unione europea – per garantire un approccio coordinato nell’area del Mediterraneo; una più frequente consultazione politica nel Consiglio del Nord Atlantico sul tema del Fianco Sud; E in quest’ottica, in riferimento alle relazioni ed alle consultazioni politiche con Stati terzi, il Nuovo Concetto Strategico pone l’accento sulla necessità di rilanciare e rafforzare il Mediterranean Dialogue (Dialog) (MD) e l’Istanbul Cooperation Initiative (ICI). Non dobbiamo mai dimenticare che l’obiettivo della NATO, pur essendo un’alleanza militare, è il mantenimento della pace, attraverso lo strumento della deterrenza: Si vis pacem, para bellum! come già Platone, Cicerone, Cornelio Nepote ci ricordavano. L’Alleanza è nata infatti, come noi tutti sappiamo, in risposta alla tragedia delle due guerre mondiali. Tutti noi abbiamo il dovere parlare di più di NATO e di difesa per diffondere una cultura positiva e contrastare la disinformazione, sempre più pressante, che si annida nelle nostre società minando i fondamenti della convivenza pacifica.

In questo scenario, qual è il ruolo della Delegazione italiana che Lei presiede?

Come Delegazione italiana stiamo dando un contributo in questo senso, sia nell’ambito dell’Assemblea Parlamentare NATO sia nelle nostre aule Parlamentari, sia potenziando il dialogo ed il confronto con i cittadini – anche attraverso il comitato atlantico nazionale – per la difesa dei valori comuni su cui si basa la NATO e per la cui protezione è nata. Rispetto a quanto accade oggi nel mondo, il tema della sicurezza e della difesa dovrebbe essere tenuto al di fuori delle polemiche e dagli scontri politici per divenire sempre di più un obiettivo comune che unisce e non divide, affinché i principi e i valori di cui ci facciamo portatori che sono alla base della Patto Atlantico siano argomenti di dialogo e di confronto rispettosi e paritari e possano affermarsi a discapito della guerra, della prevaricazione, dell’odio. L’auspicio è che si possa rafforzare sempre di più l’Alleanza Atlantica come strumento di deterrenza e soprattutto pace.

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