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TematicheCina e Indo-PacificoMedia e auto-rappresentazione di un popolo. Il caso dell’India

Media e auto-rappresentazione di un popolo. Il caso dell’India

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Premessa

Il modo in cui una nazione percepisce se stessa gioca un ruolo fondamentale nel modo di condurre le sue relazioni internazionali. Allo stesso tempo però la loro stessa conduzione, le scelte geopolitiche e i successi o meno che questi hanno prodotto, influenzano a loro volta questa auto-rappresentazione.

Da questo punto di vista la coscienza di una nazione si forma e trasforma in modo non molto dissimile da quella del singolo individuo. E qui però ci fermiamo con le analogie, consapevoli che, nonostante la fascinazione che l’apologo di Menenio Agrippa ancora oggi suscita, proseguire su questa strada sarebbe superficiale e riduttivo.

L’auto-percezione di una nazione è un processo lungo, spesso tormentato e soprattutto non lineare. Vi possono essere lunghi momenti di stallo seguiti da improvvise accelerazioni così come momenti di vera e propria decadenza.

Si tratta di un processo nel corso del quale si snodano e intrecciano avvenimenti di politica interna ed internazionale i quali, a seconda della loro rilevanza, incidono più o meno profondamente in questo percorso.

Lungo questo percorso i media accompagnano, rappresentano e rilanciano, tutti questi avvenimenti, contribuendo enormemente al formarsi della coscienza nazionale, dell’idea che un popolo ha di se stesso.

Il caso indiano

Da questo punto di vista l’India rappresenta uno dei casi più interessanti. La lunga dominazione britannica ha prodotto un incontro forzato con la cultura occidentale, creando un mix di valori e di tensioni sociali in costante precario equilibrio.

Certamente non è l’unico caso, basti pensare all’Africa o al Medio Oriente ad esempio, ma a differenza di questi ultimi, l’India è una nazione enorme, con una popolazione di circa 1.2 miliardi, non molto inferiore a quella cinese, tanto da essere spesso definita un subcontinente.

Inoltre, a causa anche della sua estensione, l’India ha una differenziazione interna enorme: oltre 15 lingue principali, centinaia di dialetti, migliaia di tribù, caste e sotto caste, per non parlare delle differenze religiose e delle tensioni esistenti tra indù e musulmani.

Nehru, il primo presidente dell’India post coloniale, è stato anche il primo a credere che tutta questa diversità potesse essere riassunta, nonostante tutto, in un’unica nazione sovrana.

L’auto-percezione dell’India come nazione

La costruzione della nazione indiana è stata, anche in questo caso, causa e conseguenza al tempo stesso della sua storia e delle sue relazioni internazionali.

Quando Nehru iniziò la sua ambiziosa impresa a quali modelli di nazione guardò? Principalmente ai nazionalismi occidentali del Novecento, segnatamente a quello che per lunghissimo tempo aveva visto e sperimentato su se stesso, quello britannico. Con l’enorme differenza però che stavolta l’India avrebbe agito da Stato sovrano. Sarebbero cioè stati gli indiani stessi gli artefici del proprio governo e, sperabilmente, del proprio destino.

Nehru sapeva che la stessa dominazione britannica aveva posto le basi di questa unità. Gli inglesi avevano realizzato la ferrovia per unire il paese utilizzando, come spesso accade in occidente, la tecnologia a supporto di più ampi disegni politici e geopolitici.

L’opera proseguì con la figlia di Nehru, Indira Gandhi, che negli anni Settanta tentò di imporre un modello di governo estremamente centralizzato, forse eccessivamente impositivo verso quella enorme moltitudine di realtà regionali e locali, tanto da scatenare la reazione locale verso il centralismo di New Delhi.

L’India di oggi e il ruolo dei media

Oggi l’India è indubitabilmente una nazione, ma una nazione molto diversa da quella immaginata dai suoi fondatori e dallo stesso Nehru, al quale in ogni caso il paese deve molto.

L’India dei giorni nostri sembra aver trovato un equilibrio maggiore tra le sue aspirazioni nazionali e le istanze locali mai sopite.

Nel raggiungimento di questo nuovo equilibrio hanno giocato un ruolo fondamentale i media e il progresso tecnologico che li ha sostenuti (di nuovo, la téchne al servizio della polis).

La più rapida e massiccia diffusione di informazioni, intrattenimento e contenuti di vario tipo, hanno grandemente contribuito a plasmare un’auto-percezione della popolazione indiana, un qualcosa che in occidente chiamiamo cultura di massa.

Un fenomeno di acculturazione e unificazione che anche in Italia, seppure su scala infinitamente più ridotta, ha esercitato la tv nel dopoguerra.

L’espressione cultura di massa nel caso indiano va in ogni caso usata con cautela, viste le enormi differenze, cleavages, tuttora esistenti in questo paese.

La produzione di contenuti mediali rispecchia però questa differenziazione, e forse proprio questo è uno dei segreti di questa unità nelle differenze.

I tre quarti della popolazione sono serviti dalla telefonia mobile, con tutto ciò che questo significa in termini di accesso a contenuti mobile online.

La tv è letteralmente esplosa, con 170 canali televisivi che trasmettono in una dozzina di lingue.

La proliferazione dei media nazionali è stata accompagnata da quella dei media locali.

L’industria cinematografica, la famosa Bollywood, è uno dei tratti caratteristici della cultura di massa indiana ma, cosa ancor più importante, è un tratto nazionale.

Certamente permangono ancora molte differenze, soprattutto tra città e campagna.

Spesso nei media la campagna è rappresentata come più virtuosa, legata ai valori tradizionali, in contrapposizione alla città. Ma anche qui le cose stanno cambiando, un ceto medio urbano si sta consolidando e sarà interessante vedere anche qui come evolverà lo scenario e come inciderà sulla coscienza nazionale.

Infine i social media, diffusi ovviamente principalmente tra la popolazione più giovane, sono però iniziati ad essere usati massicciamente anche dal Governo, e in generale dalle istituzioni, per dare informazioni di servizio ai cittadini.

Quando parliamo di popolazione giovane, ricordiamo poi che, a differenza dell’occidente, l’età media della popolazione indiana è molto più bassa.

Se guardiamo però alla classe politica la situazione paradossalmente si inverte.

L’Economist ha pubblicato nel 2012 un interessante grafico che riproduce il rapporto tra l’età media della popolazione di alcuni paesi con quella dei loro governanti. L’India registra il distacco più ampio: 29 anni di età media della popolazione, contro i 65 di quella dei governanti.

Il dopo elezioni

Le recenti elezioni del maggio 2014 hanno visto trionfare il candidato della destra Narendra Modi, spodestando l’Indian National Congress delle dinastie politiche Nerhu e Indira Gandhi.

Modi ha intercettato in campagna elettorale il rinnovato desiderio di modernità degli indiani, avviando, già due anni prima delle elezioni, una campagna di comunicazione online come nessun altro politico aveva fatto in questo paese.

Modi ha intuito che i media, vecchi e nuovi, sono in questo momento in India uno dei mezzi più potenti sui quali fare leva per spingere il paese verso la modernità da un lato, e dall’altro conservare l’indispensabile equilibrio tra governo centrale e tensioni centrifughe.

Modi in campagna elettorale ha utilizzato i media anche per personalizzare fortemente la contesa politica. Anche qui rifacendosi ad un modello che in occidente si è affermato ormai da tempo.

Grazie a queste intuizioni, Modi è riuscito a ribaltare la storica e diffusa percezione in India, che vede il partito della destra, il PJB (Bharatiya Janata Party) come il partito delle élite.

Gli indiani affamati di innovazione e modernità si sono affidati al partito conservatore, a quello che tradizionalmente ha sempre fatto appello ai valori tradizionali dell’India.

Il PJB ha saputo rinnovare il proprio vocabolario e convincere strati della popolazione tradizionalmente ostili come quelle delle caste più basse, rurali e delle minoranze etniche e religiose.

Oltre i vantaggi di una maggiore pervasività dei media, non bisogna però mai perderne d’occhio i rischi.

I media sono uno specchio, in parte anche deformante (da qui i principali rischi) nel quale un popolo guarda se stesso, producendo di conseguenza istanze, rivendicazioni, pulsioni, aspettative, gratificazioni o frustrazioni.

La classe politica, e prioritariamente il governo, devono saper governare con equilibrio questo complesso meccanismo senza diventarne schiavi.

Il caso purtroppo non ancora risolto dei due militari italiani detenuti in India, dimostra plasticamente come i media giochino un ruolo fondamentale.

Possiamo azzardare a dirci sicuri che, se il fatto fosse accaduto in un’altra epoca storica, nella quale i media non erano così diffusi e pervasivi, la vicenda si sarebbe risolta rapidamente e con molto meno clamore, attraverso riservate trattative diplomatiche.

La loro esposizione mediatica la rende terribilmente più complicata, e la più volte richiamata esigenza di mantenere un equilibrio tra le diversità in India, la rende ancora meno maneggevole da parte del governo del paese.

Infine, sempre in termini di comunicazione, anche l’insediamento del neo Presidente Modi ha segnato una rottura con il passato.

Alla cerimonia sono stati invitati alcuni dei leader mondiali con i quali Modi sarà chiamato presto a confrontarsi e, visti i nomi, è stata considerata un capolavoro di comunicazione e diplomazia al tempo stesso, con una valenza tanto interna quanto internazionale.

All’insediamento era presente il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif. Non accadeva dal 1947, tale è la tensione tra i due paesi a causa delle rispettive rivendicazioni sul Kashmir e le infiltrazioni terroristiche.

Assieme a lui Mahinda Rajapaksa, Primo Ministro dello Sri Lanka, con il quale permangono tensioni legate a immigrazione, contrabbando e diritti di pesca e Hamid Karzai, Presidente afghano, con il quale dovrà confrontarsi sulla stabilità della regione post ritiro USA.

Sarà interessante vedere nel prossimo futuro, se il nuovo governo sarà in grado di tenere in equilibrio tutte le diversità dell’enorme nazione indiana, proiettandole al tempo stesso verso la modernità.

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