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Il piano Mattei e i rapporti italo-francesi nelle vicende mediterranee 

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La guerra impone svolte spesso inevitabili anche per i soggetti geopolitici che non ne sono direttamente coinvolti. L’Invasione della Russia del 24 febbraio ha costretto i paesi europei a diversificare rapidamente le importazioni energetiche, fortemente ancorate ai giacimenti siberiani; contingenza che ha riportato il quadrante mediterraneo al centro della politica estera degli attori che vi si affacciano.

La dinamica bellica innescata dalla Russia ha imposto ai paesi europei una sterzata impervia verso la sponda sud del Mediterraneo, dalla quale riemergono però le numerose problematiche ereditate dalle Primavere Arabe. Gli attori europei, in particolar modo Italia e Francia, devono far fronte a una molteplicità di soggetti geopolitici, come Russia e Turchia, che hanno colmato il vuoto lasciato dall’occidente.

Il Piano Mattei per l’Africa parrebbe dettato  meramente dalla crisi generata dall’invasione russa – e questo è vero in termini energetici – ma è parzialmente vero se si parla in termini strategici. Poco comprenderemmo dell’attuale proiezione italiana se non si tenessero in considerazione alcune dinamiche. In particolar modo, il graduale disinteressamento della politica estera statunitense dal contesto mediterraneo volto a concentrare le risorse nel Mar Cinese Meridionale, quadrante strategico per la sfida con Pechino. Il vuoto è stato colmato da attori come Ankara e Mosca, intenzionate a recuperare influenza nel contesto mediterraneo e nel sistema internazionale, anche sfruttando il caos di altri scenari. Entrambe, queste dinamiche, hanno cristallizzato il declinante peso specifico degli attori europei nel contesto nordafricano, dal quale hanno subìto effetti avversi che non erano in grado di controllare. Il caos libico non ha permesso al gasdotto Greenstream di funzionare correttamente per citare un esempio, costringendo l’Italia a guardare altrove per alimentare il fabbisogno energetico. Le proiezioni geopolitiche turco-russe, alimentando il conflitto libico, hanno prolungato l’instabilità regionale, favorendo un flusso di dinamiche strategicamente avverse per la Penisola. 

In questo quadro tenta di inserirsi l’Italia, che per anni ha intrattenuto buone relazioni con la Libia e l’Africa settentrionale in generale, ma che negli ultimi dieci anni non è riuscita ad impedire che soggetti esterni penetrassero in tale quadrante. A causare l’attuale congiuntura sono state: la grave crisi economica che ha distratto l’Italia dalla politica estera e la parziale indisponibilità del corpo elettorale a spendersi per il quadrante mediterraneo – anche per via di una visione parziale di quest’ultimo, che non permette di riconoscerne la strategicità. A questi fattori si somma anche l’atavica indisponibilità di Roma e di Parigi a cooperare nel Mediterraneo, elemento che ha portato all’erosione vicendevole delle ultime sfere di influenza in questo contesto, oggi sotto la disponibilità strategica di attori esterni. 

Storicamente Roma e Parigi sono stati rivali strategici nel Mediterraneo allargato. Rivalità che risale all’occupazione francese della Tunisia nel 1881, dettata dalle decisioni prese alla Conferenza di Berlino del 1878; ne discese la seguente rivalità per il controllo delle contesto mediterraneo, visto geopoliticamente come un passaggio obbligato capace di soffocare, se ostruito in caso di conflitto, le economie che ne dipendono. La fine della seconda guerra mondiale non ha placato la rivalità franco-italiana: si ricordino le aspirazioni francesi per il controllo del Fezzan libico e per la spartizione franco-britannica dell’ex-colonia italiana. Progetto al quale l’Italia si opponeva, preferendo una Libia unita a una tale spartizione, soprattutto alla luce dell’impossibilità di portare avanti il Patto Bevin-Sforza. Il processo di decolonizzazione ha poi causato l’erosione della postura geopolitica francese nel Mediterraneo, dinamica particolarmente sostenuta, nel caso algerino, dal fondatore del gruppo Eni: Enrico Mattei. In quegli anni Mattei scommise sul fatto che il sostegno alla decolonizzazione avrebbe portato vantaggi geopolitici alla penisola italiana; in tale prospettiva operava attraverso una chiave economica ed una strategica. In quella economica portava avanti i famosi contratti volti all’erosione del mercato delle sette sorelle, locuzione coniata proprio da Mattei; in chiave strategica forniva sostegno alle milizie che combattevano in chiave indipendentista, come accadde proprio in Algeria. Mattei incarnava la prospettiva di una possibile decolonizzazione e di una relativa emancipazione economica degli Stati emergenti dell’area MENA, proponendo un rapporto opposto a quello coloniale che avrebbe favorito la postura italiana. 

Le problematiche continuarono durante le Primavere Arabe quando Parigi scorse la possibilità di intaccare gli stretti rapporti italo-libici sostenendo i ribelli cirenaici che puntavano alla caduta del regime di Gheddafi

Attualmente Roma e Parigi sembrano intenzionate a corroborare i rapporti per favorire una cogestione mediterranea funzionale al contenimento di Russia e Turchia. Il Trattato del Quirinale, simbolo del riavvicinamento italo-francese, incarna il dualismo strategico di Roma e Parigi. Da un lato comprendono la necessità di far fronte comune nei tavoli di negoziazione europei per controbilanciare i paesi nordici che hanno una visione economica votata all’austerity; dall’altro comprendono l’impossibilità di stabilizzare il fronte nordafricano attraverso politiche unilaterali, ben tenendo a mente che qui dovranno giocarsela con attori della portata di Turchia e Russia. Eppure Francia ed Italia, nella prassi, ancora stentano a corroborare i rapporti bilaterali. 

L’invasione russa, come dicevamo all’inizio, ha imposto ai paesi impervie virate per colmare il vuoto energetico. Dinamiche di questo tipo difficilmente potevano essere però portate avanti in modo rapido dalla lentezza delle istituzioni europee, lasciando ampi margini all’azione dei singoli paesi membri. Roma ha lanciato dunque il “Piano Mattei per l’Africa”, progetto che potrebbe però non facilitare il processo di riavvicinamento tra Roma e Parigi, soprattutto a causa delle ambizioni francesi nel quadrante maghrebino che si sovrapporrebbero a quelle italiane. La narrazione che rimanda all’operato di Mattei è sicuramente funzionale a recuperare influenza soprattutto in Algeria, per le ragioni sopracitate. Roma ha toccato un elemento che la avvicina quasi sentimentalmente ad Algeri; fattore che sicuramente conta in geopolitica tenendo presente che questa si interessa anche degli immaginari geopolitici delle collettività, del come queste si raccontano e come percepiscono determinati eventi o personaggi storici. L’Italia deve recuperare oltretutto influenza sulla Russia che si pone come principale fornitore di armi all’Algeria, diventata dunque partner strategico per il settore della Difesa. Dopo anni di assenza serviva una narrazione di impatto per tornare a contare in tali contesti.  

Sebbene l’elemento “Mattei” giochi a favore della proiezione geopolitica italiana in Algeria, potrebbe giocare a sfavore nei rapporti con la Francia, inficiando dunque l’operato congiunto nelle istituzioni europee, dove si decideranno le questioni economiche-finanziarie di Roma, fondamentali per sostenere slanci in avanti geopolitici di questo tipo. Dunque il Mediterraneo torna ad essere centrale, ma allo stesso tempo problematico, per questioni di eredità storica, nei rapporti bilaterali italo-francesi. Roma e Parigi dovranno tener conto della profonda interrelazione tra il contesto istituzionale europeo e il contesto geopolitico mediterraneo, comprendendo che allo stato attuale azioni meramente unilaterali difficilmente riabiliteranno la loro postura geopolitica mediterranea.  

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