Mariano Bizzarri: lo Spazio, la quarta dimensione del confronto geopolitico

Geopolitica.info ha incontrato Mariano Bizzarri, direttore del comitato scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana e docente presso Sapienza Università di Roma, per discutere del crescente ruolo dello Spazio quale variabile militare e strategica delle relazioni internazionali. Dallo scenario italiano a quello globale, passando per i progetti in corso nelle economie emergenti, il professor Bizzarri ci aggiorna sugli sviluppi attuali e sulle prospettive future della “quarta dimensione del confronto geopolitico”.
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Durante la seconda metà del Novecento lo Spazio si è attestato quale quarta dimensione (al fianco di quella terrestre, marittima e aerea) dove prende forma il confronto tra le unità dello scacchiere geopolitico mondiale. Al di là della curiosità verso l’ignoto, lo Spazio ha rappresentato un fattore estremamente rilevante nell’influenzare la politica internazionale. Perché l’esplorazione dello spazio è così importante?

In mezzo al marasma della nuova finanza globale, pare siano rimasti alcuni settori industriali su cui poter puntare per uscire da questa crisi. Si tratta di settori ad alto contenuto tecnologico. Il settore spaziale, in particolare, è una sorta di nuova frontiera della concorrenza tra i paesi tecnologicamente più avanzati, che si daranno inevitabilmente battaglia per ottenerne il controllo strategico. La gestione dello spazio ha presentato (e presenta tutt’oggi) una serie di problemi strategici non indifferenti. Pensate alla Guerra Fredda e a come le conquiste spaziali, prima russe e poi americane, abbiano scandito il suo svolgersi. Pensate all’eccitazione che si creò intorno al lancio del primo satellite sovietico, lo Sputnik, nel 1957 e a come questo fece pendere la bilancia del consenso mondiale verso la Russia sovietica, almeno fino a che gli americani capirono che lo spazio era veramente “l’ultima frontiera” e cominciarono anche loro a mandare in orbita satelliti. Insomma, per citare il Prof. Antonello Biagini “ritenere che lo spazio costituisca una res communis si rivela, nella migliore delle ipotesi, una pericolosa ingenuità. Lo spazio è solo un nuovo ambito in cui si proiettano e si continuano le contrapposizioni della terra”.   Non bisogna illudersi, d’altronde, neanche sul fatto che lo spazio sia un luogo di conquista pacifica. Soprattutto ora che il controllo satellitare militare è una realtà imprescindibile (la Guerra del Golfo fu il primo conflitto in cui i satelliti giocarono un ruolo strategico di primo piano). Dominare lo spazio significa controllare l’ “High Ground” , e cioè la posizione dalla quale si può dominare il campo di battaglia, per conoscere, prevedere e quindi anticipare le mosse dell’avversario. Di conseguenza, una nazione che non disponga di infrastrutture spaziali, sarà fatalmente confinata in un ruolo subordinato.

Lei ci ha parlato dei vantaggi  militari che derivano dallo spazio, ne esistono altri?

Certamente. I vantaggi sono molteplici. Esplorare lo spazio, è importante anche per un altro aspetto, quello commerciale. Questo è il secondo grande vantaggio.  L’esplorazione spaziale per fini commerciali pacifici interessa l’intera comunità internazionale. Lo spazio può essere una straordinaria fonte di risorse. Non tutti sono a conoscenza che, alcuni minerali rari minerali (Scandio, olmio, samario, ittrio, cerio, europio, gadolinio, terbio e itterbio ) presenti negli asteroidi o sulla luna, sono essenziali per le nuove tecnologie, come ad esempio smartphone, fibre ottiche, microchip ecc..

Questi minerali sono prodotti, ad oggi ,  per il 94% in Cina.Paradossalmente quindi, la Cina ha un grande vantaggio, che vincola l’intera comunità internazionale, un vicolo non commerciale, ma militare. Se un giorno la Cina decidesse di non rifornire più le industrie di questi materiali, l’industria dei telefoni, dei computer, e delle alte tecnologie si fermerebbe. Ma dov’è che possiamo trovare queste risorse? Sulla Luna, e negli asteroidi che ruotano intorno alla terra. Per raggiungere lo spazio c’è bisogno di enormi quantità di risorse, ma lo si fa per ottenere nuove risorse, senza le quali non partono le tecnologie. Tutto questo si chiama supremazia.

Qual è il ruolo dell’ Italia ? Ha una sua base? A quali progetti collabora?

Inizierei ricordando che il nostro paese, è stato il terzo paese al mondo ad aver lanciato  un satellite nello spazio,nel 1964, dalla nostra base di lancio spaziale a Malindi, in Kenya, dopo l’ Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Il centro spaziale Luigi Broglio, di proprietà dell’Università Sapienza di Roma, gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana è una base unica al mondo. Luigi Broglio, riuscì a realizzare questo eccezionale risultato in virtù non solo del suo indubbio valore scientifico,nonché  del suo ruolo di preside della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università Sapienza, ma anche e soprattutto grazie al riconoscimento dei suoi meriti da parte degli Stati Uniti, che gli concessero la tecnologia dei vettori “Scout” per effettuare i lanci dal centro spaziale. E’ l’unica base spaziale posta molto vicino all’equatore. Una base che il mondo ci invidia. L’Italia collabora anche ad un’importante progetto internazionale, quello della  Stazione Spaziale Internazionale (o ISS, International Space Station), che è il più importante programma di cooperazione internazionale mai intrapreso in campo scientifico e tecnologico. Dal 2010, la Stazione Spaziale Internazionale, è costituita da un complesso di moduli pressurizzati lungo 74 metri e da una struttura reticolare che, estendendosi per 110 metri, sostiene i pannelli solari per la generazione di energia elettrica. L’intero complesso copre una superficie pari a quella di un campo di calcio. L’Italia, svolge un ruolo particolarmente importante in questo programma, partecipandovi in triplice modalità:

  • attraverso l’accordo bilaterale tra l’ASI e la NASA che prevedeva la fornitura da parte di ASI di tre moduli logistici (MPLM) in cambio di diritti di utilizzo della stazione;
  • attraverso la partecipazione nell’ambito dell’Agenzia Spaziale Europea, alla realizzazione primariamente del laboratorio Columbus;
  • attraverso un’intesa con la NASA e l’ESA per la realizzazione in Italia dei Nodi 2 e 3 della Stazione spaziale.

Inoltre, l’industria italiana è stata fortemente impegnata nella realizzazione di elementi chiave della stazione sviluppati dalla Agenzia Spaziale Europea (Cupola, ATV). La Cupola è il modulo spaziale di osservazione che permette agli astronauti di vedere direttamente fuori dalla ISS. La cupola è particolarmente utile per alcuni scopi: vi si può controllare l’andamento delle passeggiate degli astronauti fuori dalla struttura; vi possono essere controllate direttamente le operazioni di attracco e il braccio meccanico della stazione spaziale. Da lì è altresì possibile ottenere fotografie della Terra dallo spazio ed osservare i corpi celesti.

Cosa ci può dire dei Paesi emergenti, in particolare della Cina? Si sta adeguando anche in questo campo, per fare concorrenza alle grandi potenze occidentali?

La Cina non è l’unica nazione che si sta attrezzando per le future sfide in ambito spaziale. Penso a nazioni come l’India, la Corea ed il Giappone. La Cina negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, anche se in modo non coordinato e mostrando alcune importanti carenze tecnologiche. Lacune che cercano di colmare tramite accordi scientifico-tecnologici bilaterali, alcuni dei quali (come quello per lo studio dei terremoti) avviati con l’Italia. Con la Cina è previsto lo sviluppo di una costellazione di satelliti finalizzati a rilevare variazioni della fascia di van Allen. I cambiamenti nella distribuzione di particelle ionizzate (cosmic rays) segnalerebbero con anticipo di ore la propagazione di una onda sismica prima che questa arrivi alla crosta terrestre. Il problema attuale è riuscire a individuare con la massima esattezza possibile l’area interessata (al momento il diametro della regione interessata è troppo grande, circa 300 km, perché si possa avviare realisticamente una operazione di sfollamento delle popolazioni a rischio). Il programma è in rapida evoluzione e ci si attende a imminenti avanzamenti. Il progetto interessa molto ai cinesi, che hanno coinvolto nella iniziativa un vero e proprio esercito di ricercatori (circa 60.000!). Il discorso sull’India è più complesso, considerato che, nonostante le potenzialità, l’agenzia spaziale indiana ha collezionato anche alcuni clamorosi insuccessi e sembra di non disporre di una pianificazione che possa coniugare risorse e competenze scientifiche con i fin troppo ambiziosi piani di crescita.