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TematicheCina e Indo-PacificoUna media potenza “in the making”? Marcos Jr. alle...

Una media potenza “in the making”? Marcos Jr. alle Nazioni Unite

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In occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo scorso mercoledì 21 settembre il Presidente Filippino Ferdinand “Bong-Bong” Marcos Jr. ha parlato all’Assemblea di temi cari alla sua nazione e ai suoi partner regionali. Non solo, a latere dell’Assemblea BBM e il Presidente americano Biden si sono incontrati in un meeting vis-a-vis per rafforzare i legami tra i due Paesi.

Il discorso del Presidente filippino all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha principalmente riguardato il tema del cambiamento climatico e della crescita sostenibile, e il Presidente ha sottolineato come le Filippine paghino uno tra i prezzi più alti in termini di eventi climatici estremi, che minano la stabilità e la crescita del suo paese e di altri della regione. 

È importante sottolineare come per un leader di un Paese di relativa importanza, un “quarto d’ora di notorietà” alle Nazioni Unite sia un piccolo privilegio che sottintende più dell’evento in sé.

In primo luogo, registra come le Filippine e molti paesi del Sud-Est Asiatico non siano più piccoli paesi, ma medie potenze con (seppur limitate) capacità di iniziativa. Nel caso particolare, una posizione geografica cruciale, più di cento milioni di persone (età media di 23 anni) e una robusta crescita economica nonostante molte sfide, suscitano attenzioni diverse dal mero supporto umanitario. 

In secondo luogo, la connessione delle economie e società del Sud-Est Asiatico con il resto del mondo rende gli eventi in questa regione non sottovalutabili nemmeno da Paesi remoti, e desta sempre curiosità la possibilità di investire in questi territori i quali, a loro volta, si dimostrano sempre più pronti a liberalizzare le loro economie. 

In terzo luogo, le necessità di questi Paesi, non a caso sottolineate dal Presidente Filippino, quali la protezione ambientale sono di rilievo per mantenere la rotta verso una regione prospera e stabile. 

Quanto specificato va coniugato con un ulteriore interesse sottostante: la necessità di sicurezza. Da qui le ragioni del meeting con il Presidente Biden a latere dell’assemblea. Per entrambe le parti, americana e filippina, ribadire i propri impegni in termini di sicurezza e difesa è un essenziale passo per l’equilibrio regionale, sempre più minacciato dall’assertività cinese nel Mar Cinese Meridionale, il cui controllo è cruciale per mantenere libere e aperte le rotte di commercio marittimo di cui l’area vive. 

Non solo, questo meeting rivela come gli interessi di Manila e Washington abbiano prevalso su ipotetici rancori personali: come previsto e osservato, gli Stati Uniti hanno concesso l’immunità diplomatica a Marcos Jr. nonostante le cause pendenti a suo carico negli Stati Uniti. È indubbio che pragmaticamente gli Stati Uniti abbiano bisogno di un arcipelago allineato e stabile nel quadro della competizione strategica con la Cina nella regione. 

In questo quadro, la presa di posizione di Marcos Jr. in tema di sicurezza appare sempre più chiara. Seppur con alcune riserve e riluttanze, l’ombrello securitario di Washington appare ancora l’unica soluzione di breve-medio termine per assicurare la sicurezza e prosperità della regione, e scongiura alcune ipotesi di disallineamento avanzate in campagna elettorale. Per una personaggio controverso come BBM, dunque, il sostegno internazionale appare come riprova della sua legittimità in Patria e nelle comunità Filippine all’estero (la comunità filippina in USA, che conta più di 4 milioni di persone, ha votato per Marcos). 

Eppure, si tratta di un riallineamento totale? Marcos Jr è stato molto attento a calibrare le parole: ha ribadito che la sovranità territoriale filippina comprende le isole contese con la Cina nel mare limitrofo. Ma non si è spinto oltre, affermando che tali questioni non sono vere e proprie “dispute”, bensì ordinaria amministrazione nella regione, lasciando intendere la sua intenzione di non scivolare in un’aperta sfida securitaria che sa non avere gli strumenti per gestire. L’intenzione appare più quella di emulare altri Paesi, come ad esempio Malesia e Brunei, nell’ingaggiare la Cina in un dialogo strategico più ampio senza però incappare nell’errore di fare concessioni troppo ampie nella specifica materia del contendere, come intentato dalla precedente amministrazione. 

Retorica di vicinato a parte, è verosimile ritenere che BBM voglia proiettare il suo Paese in una posizione diversa da quanto attribuito storicamente alle Filippine: parla infatti come rappresentante di una media potenza consapevole della sua posizione strategica e dei rischi che ne derivano per la sua sopravvivenza, e proietta l’Arcipelago nelle grandi questioni che plasmeranno le relazioni di potere nell’Indo-Pacifico negli anni a venire. 

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