Mai Stati così Uniti: il rilancio delle relazioni tra Italia e USA

Tra il 12 e il 13 aprile Luigi Di Maio, primo ministro degli Esteri ad essere ricevuto dalla nuova Amministrazione americana, è stato impegnato a Washington nelle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. Il primo giorno, dopo aver avuto un breve colloquio virtuale con Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergies and Infectious Diseases, ha partecipato ad un incontro con il Segretario di Stato Antony Blinken e l’Inviato Speciale per il clima John Kerry durante il quale sono stati trattati i dossier più impellenti per le due sponde dell’Atlantico: Afghanistan, Ucraina e Russia, Turchia, Libia, clima e Covid-19. Nella seconda giornata, Di Maio ha presenziato ad un evento all’Atlantic Council al quale hanno partecipato anche la Speaker della Camera Nancy Pelosi, l’ex Segretario di Stato Madeleine Albright, l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato e l’Ambasciatore uscente Armando Varricchio. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti si avviano verso una nuova fase di rilancio.

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Il ministro degli Esteri Di Maio è volato a Washington in occasione dei 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Italia. La fitta agenda del ministro – il primo in assoluto ad essere stato ricevuto dall’Amministrazione Biden – ha previsto un incontro al Dipartimento di Stato con Blinken e Kerry, un evento all’Atlantic Council ed è stata ulteriormente arricchita dai colloqui con il virologo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergies and Infectious Diseases, e con esponenti di vari think tank statunitensi nonché da un omaggio alla salma di William Evans, agente dell’U.S. Capitol Police che ha perso la vita in un incidente nei pressi del Congresso.

Dopo le incertezze immediatamente successive all’insediamento di Biden, quando l’Italia sembrava essere stata relegata ad uno status di alleato secondario – nel consueto giro di chiamate con gli alleati principali non figurava l’Italia –, le relazioni tra Roma e Washington sembrano in fase di rilancio. L’invito a Washington, infatti, segue l’incontro avvenuto durante la ministeriale Esteri della NATO tenutasi a Bruxelles a fine marzo. In quell’occasione, il Segretario di Stato Blinken e il ministro degli Esteri di Maio avevano ribadito l’importanza di una partnership solida tra Italia e Stati Uniti. Tra i dossier discussi Cina, Libia, NATO 2030, il futuro dell’Alleanza in Afghanistan e il continuo supporto italiano nella lotta all’ISIS.

Afghanistan, Libia, Ucraina, Turchia, Covid-19 e clima: il dialogo tra Di Maio e Blinken (e Kerry)

Il benvenuto del Segretario di Stato, che ha assicurato che la voce e la leadership italiana sono cruciali in tutti i dossier condivisi dai due Paesi, si è rivelato più che caloroso, lasciando intendere che i temi su cui discutere sono stati molteplici: gli atti preparatori del G20 a presidenza italiana, il rilancio delle relazioni transatlantiche, il cambiamento climatico, la questione libica, le rinnovate tensioni in Ucraina e l’inevitabile cooperazione per sconfiggere la pandemia da Covid-19. Stando alle dichiarazioni di Di Maio, Stati Uniti e Italia hanno opinioni convergenti sulla necessità di imprimere un’accelerazione congiunta alla campagna vaccinale e alla consegna delle dosi già acquistate “per fronteggiare la geopolitica dei vaccini dal quadrante orientale”. Ciononostante, la linea emersa e ribadita sia da Fauci che da Blinken è quella dell’America First. Dunque, per il momento, nessuna fiala extra. 

L’incontro è stato fruttuoso anche per un dossier cruciale come quello della Libia. Secondo quanto è emerso, infatti, ci si potrà attendere maggiore cooperazione tra Italia e Stati Uniti anche in merito alla questione libica. Roma e Washington, infatti, hanno ribadito il loro supporto all’unità del Paese e allo svolgimento delle elezioni previsto per dicembre, auspicando il rispetto del cessate il fuoco. Come ha fatto sapere Di Maio, la presenza di truppe straniere, ossia russe e turche, sono considerate un problema per lo sviluppo del Paese anche dagli Stati Uniti. Il primo ministro ad interim di Tripoli, Hamid Dabaiba ha incontrato Erdogan, che ha promesso 150.000 dosi di vaccino e riaffermato la validità dell’Accordo sui confini marittimi tra i Paesi concluso nel 2019. Nonostante i recenti risvolti, Di Maio e Blinken hanno concordato sulla necessità di far sentire maggiormente il peso americano all’interno della Conferenza di Berlino. Ad ogni modo, rimane salda la convinzione che con Erdogan, dittatore o meno, ci sia la necessità di continuare a cooperare, soprattutto all’interno della NATO dato il recente inserimento della Turchia nelle vicende ucraine. 

Dal Dipartimento di Stato è poi giunto, contestualmente alla dichiarazione dei ministri degli Esteri dei Paesi G7, il supporto incondizionato alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina. A preoccupare è l’incremento delle forze militari russe lungo i confini del Paese, giunto senza preavviso e dunque interpretabile come un’attività destabilizzante e minacciosa. L’invito rivolto a Mosca è quello di ridurre le tensioni e porre fine alle provocazioni, tensioni che hanno subito un incremento nelle ultime settimane nella regione del Donbass, interrompendo un periodo di relativa calma inaugurato nel luglio 2020 grazie al cessate il fuoco raggiunto. Dall’incontro non è giunta nessuna novità sul ritiro delle truppe in Afghanistan, dove l’Italia è impegnata con circa 800 unità nella missione Resolute Support. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Washington Post, il presidente Biden oggi annuncerà che il ritiro completo delle truppe dall’Afghanistan avverrà entro il prossimo 11 settembre, a vent’anni dagli attacchi che spinsero gli Stati Uniti nella cosiddetta Long War.

All’incontro tra Di Maio e Blinken si è poi aggiunto John Kerry, Inviato Speciale per il Clima. Il ministro degli Esteri italiano ha sottolineato l’importanza del climate change, un dossier per il quale l’Italia da tempo riconosce la crucialità per questioni di sicurezza e non: nel settembre 2020, ad esempio, la Rappresentanza Permanente dell’Italia alla NATO ha organizzato un seminario sul rapporto tra ambiente e sicurezza. La stessa nomina di un ministro per la transizione ecologica ne è la prova. Inoltre, è interessante sottolineare come, durante il colloquio tra i tre, Di Maio abbia espresso la volontà da parte del governo italiano di istituire una figura come quella rappresentata da Kerry, nata con l’insediamento dell’Amministrazione Biden. In questo senso, la presidenza italiana al G20 e la copresidenza alla COP26 serviranno come ulteriori fora di cooperazione tra Italia e Stati Uniti in materia di cambiamenti climatici. 

160 anni di Stati Uniti e Italia: l’evento all’Atlantic Council

Di Maio, intervenuto all’evento organizzato dall’Atlantic Council in onore dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Italia, ha tenuto a precisare che “il nostro rapporto non è mai stato così importante” e ha riaffermato che“intendiamo lavorare in tutti i fora multilaterali rilevanti insieme agli Stati Uniti e ai nostri partner per aumentare le ambizioni sul climate change, l’accesso ai vaccini e promuovere una ripresa economicamente e socialmente sostenibile”. Il ministro degli Esteri si è anche soffermato sulla storia e i valori che accomunano i due alleati. Democrazia, libertà, diritti umani fondamentali, libertà di credo, stato di diritto e commercio libero non sono solamente le fondamenta su cui poggiano le società occidentali ma anche i principi che guidano l’azione internazionale. Un’azione che è inscritta nel raggio d’azione della NATO, che opera per garantire la pace e la stabilità internazionale. In più, ha chiosato Di Maio, il coordinamento tra Washington e Roma oltrepassa la dimensione politica, interessando il settore dell’industria così da assicurare che “i nostri rispettivi apparati di difesa rimangano efficaci e adeguati allo scopo”. L’evento presso l’Atlantic Council ha visto anche la  partecipazione della speaker della Camera Nancy Pelosi, dell’ex Segretario di Stato Madeleine Albright nonché dell’Ambasciatore italiano uscente Armando Varricchio e dell’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato.

L’Italia di Draghi vista da Washington

“Un enorme sviluppo si è verificato a Roma il mese scorso, uno sviluppo del quale in pochi se ne sono accorti a Washington”. Questo l’incipit di un articolo pubblicato nelle scorse settimane dal Center for American Progress, think tank liberal vicino all’Amministrazione Biden, in cui si sottolinea l’importanza della nuova presidenza Draghi per gli Stati Uniti. Il titolo, del resto, è chiaro: “Coinvolgendo l’Italia, Biden può rafforzare sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea”. Secondo gli autori dell’articolo, la nomina di Draghi rappresenta una grande opportunità per Biden di portare avanti la sua agenda per ricostruire l’economia americana. Con la fine dell’era Merkel, che a settembre non sarà più Cancelliera dopo 16 anni come guida della Germania, si crea “un’opportunità per Draghi di allontanarsi dall’attenzione tedesca sull’austerità in Europa e di rafforzare la sua determinazione nei confronti di Cina e Russia”. 

“La nomina di Draghi”, continua l’articolo, “crea un’apertura per gli Stati Uniti per spingere verso un approccio europeo più forte alla Cina e alla Russia”. In questo senso la linea atlantista ed europeista più volte ribadita dal neo presidente del Consiglio italiano, che vede nella NATO e nell’Unione Europea le pietre angolari della politica estera di Roma, offre a Washington l’opportunità di perseguire una strategia diplomatica “più sofisticata” coinvolgendo i principali alleati e partner per elaborare un’agenda economica e di sicurezza comune. In altre parole, secondo l’articolo, “l’Amministrazione Biden deve rendersi conto della rinnovata importanza dell’Italia e agire rapidamente”. In questo senso, il viaggio di Di Maio a Washington è illuminante. 

Il ministro degli Esteri italiano in visita a Washington ha rappresentato un governo atlantista e concentrato ad impegnarsi nelle più impellenti questioni di sicurezza nazionale ed alleata. Il viaggio di Draghi in Libia ne è un chiaro esempio. L’incontro tra Di Maio e Blinken ha segnato, dopo la parziale perdita di prestigio degli ultimi anni, un chiaro e netto riavvicinamento tra Italia e Stati Uniti, impegnati nel fronteggiare in maniera congiunta le sfide future. Da Roma arrivano anche le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Mattarella che confermano quanto emerso da questo viaggio: “È mio auspicio che Washington e Roma possano costantemente rinsaldare la loro vicinanza e sviluppare sempre più la loro collaborazione a sostegno dell’affermazione dei comuni valori”. Nel frattempo, Blinken è atterrato a Bruxelles dove si unirà al Segretario della Difesa Austin nei colloqui con gli alleati della NATO. Anche in quest’occasione il dibattito sarà incentrato sui dossier più scottanti del momento: l’assertività russa e la situazione al confine con l’Ucraina e il processo di pace in Afghanistan. Nonostante le sfide dell’oggi e del domani, il legame transatlantico è più forte che mai e la special relationship tra Italia e Stati Uniti sembra ormai avviata verso una fase di rilancio che mancava da tempo.

Alessandro Savini e Elisa Maria Brusca,
Geopolitica.info