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Da Madrid esce una nuova NATO. Intervista all’On. Luca Frusone

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Tra il 28 e il 30 giugno scorso si è tenuto a Madrid il Summit della NATO durante il quale i capi di Stato e di governo dei 30 paesi alleati hanno approvato il nuovo Concetto Strategico, sostituendo quello approvato a Lisbona nel 2010. Perché il vertice è stato considerato da tutti come un momento storico e di cambiamento per la storia dell’Alleanza Atlantica? Per scoprirlo abbiamo intervistato l’On. Luca Frusone, Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO.

Presidente Frusone la ringraziamo per la sua disponibilità. Il Segretario Generale della NATO Stoltenberg ha voluto sottolineare a più riprese che quello tenutosi tra il 28 e il 30 giugno a Madrid è stato un summit che ha trasformato l’Alleanza. In che modo si è trasformata? Quali sono le principali differenze tra il nuovo Concetto Strategico e quello di Lisbona del 2010?

Mi permetta di risponderle direttamente con le parole dello stesso nuovo Concetto Stategico: “The Euro- Atlantic area is not at peace”. In questa breve frase è racchiuso il principale mutamento rispetto al Concetto del 2010 che vede, per la prima volta in settant’anni, la sicurezza dell’area euro-atlantica messa in discussione per una minaccia che ha un nome e cognome ben definito e preme alle porte di Europa.

Con le immagini dell’aggressione russa in Ucraina, la NATO si è trovata, quindi, a dover fare una scelta tra il ritorno ad essere un’alleanza statica, esclusivamente difensiva, o adattarsi al variabile contesto geopolitico, apprendendo dalle lezioni del passato e fornendo un progetto solido, al fine di garantire la sicurezza degli Alleati negli anni a venire.

Quello che ne è uscito è un Concetto strategico che rafforza sensibilmente la postura di deterrenza ma non scorda le conquiste del passato e soprattutto il Fianco Sud. Grande impegno è stato dimostrato anche nei confronti dell’innovazione tecnologica che con il NATO Innovation Found segna una tappa fondamentale per il futuro. Stiamo parlando, infatti, della prima forma di capitale di rischio multi-sovrano al mondo. Investirà 1 miliardo di euro, in start up in fase iniziale e in tecnologia avanzata, fra i 22 Stati alleati partecipanti, per migliorare la tecnologia e la sicurezza dell’Alleanza. Una sfida che dovrà essere affrontata anche dal nostro Paese per rimanere rilevante in un’Alleanza che cambia.

Come detto, il nuovo Concetto Strategico ha avviato una revisione della postura della NATO sottolineando l’importanza di rafforzare la deterrenza e la difesa alleata. Per l’Alleanza e, più specificatamente per l’Italia, cosa cambia?

Quanto sta succedendo a ridosso dei confini orientali dell’Alleanza ha portato a numerosi mutamenti che rivedono profondamente la postura della Nato, facendo convivere il nuovo modello di gestione delle crisi, con quello tipico di difesa e deterrenza. 

Come detto in precedenza, positivo per il nostro Paese è che l’Alleanza abbia deciso di non abbandonare la sicurezza cooperativa, in primis con l’Unione Europea, e la gestione e prevenzione delle crisi. Due delle tre core task che vedono l’Italia eccellere tra gli Alleati.

Avere una Nato concentrata principalmente sulla difesa collettiva avrebbe potuto, in un certo senso, ridurre il valore dei nostri sforzi. 

La NATO e l’Italia insieme ad essa, dovrà essere impegnata contestualmente in tutti e tre i compiti di deterrenza e difesa, prevenzione e gestione delle crisi e sicurezza cooperativa, che il nuovo Concetto strategico indica come essenziali per garantire lo scopo primario della NATO, ovvero la Difesa collettiva dell’Alleanza contro ogni tipo di minaccia.

All’interno della “Strategia per la sicurezza e difesa del Mediterraneo”, pubblicata di recente dal Ministero della Difesa, si ribadisce come una serie di instabilità provengano proprio dal Fianco Sud, un’area per la quale l’Italia – ma non solo – si batte da tempo all’interno del consesso atlantico. A tal proposito, come ne esce il Fianco Sud dall’ultimo summit di Madrid?  

Come anche affermato dal Ministro Guerini a margine del Vertice di Madrid, l’Italia ha chiesto e ottenuto, grazie anche al supporto di altri alleati, che la Nato non perda di vista le minacce che possono giungere anche da altre direzioni, tra cui il Sud, e mantenga quindi piena flessibilità di monitoraggio e intervento a 360 gradi. 

Infatti, le pressioni generate dalle problematiche che affliggono l’Africa sub-sahariana e la regione mediorientale, quali guerre, violenza endemica e terroristica, carenza di cibo e risorse energetiche, hanno in questi anni determinato una crescente pressione nel quadrante mediterraneo. Benché lo spostamento degli interessi americani nel Pacifico, nell’ultimo decennio, abbia penalizzato quest’area all’interno della NATO, il Mediterraneo costituisce un elemento di raccordo cruciale tra gli interessi di Africa, Europa e Nord America. Una gestione condivisa di tale spazio, sotto gli auspici della NATO e dei Paesi che al suo interno vantano i maggiori interessi nella regione, dunque, non potrà non essere un pilastro della strategia dell’Alleanza negli anni a venire.

Tesi confermata dal crescente interesse di Russia e Cina nell’area, che attraverso investimenti e presenza militare, mirano a rafforzare la loro influenza causando non poche preoccupazioni anche in ottica di energy security ed approvvigionamento di terre rare. Quest’ultime sempre più necessarie per garantire lo sviluppo di nuove tecnologie. Soprattutto per quelle spaziali e per la transizione energetica.

Ad oggi, tali risorse sono in gran parte nelle mani della Cina che si conferma anche la prima trasformatrice al mondo rispetto, invece, all’area euro atlantica, rimasta molto indietro.  Dobbiamo scongiurare il rischio di passare da una dipendenza ad un’altra, ponendo solide basi che consentano uno sviluppo sostenibile ma soprattutto lungimirante anche nei confronti dei nostri partner regionali.

Presidente, ultima domanda. Qual è stato il contributo che l’Assemblea parlamentare ha fornito nell’identificazione delle nuove sfide ed opportunità e nell’approvazione del nuovo Concetto Strategico?

L’Assemblea è stata chiamata in causa fin dal primo momento, con il processo NATO 2030 e poi seguendo le evoluzioni che la guerra in Ucraina ha apportato al percorso di formazione del nuovo Concetto Strategico.

L’Assemblea parlamentare della NATO ha gettato delle solide basi al fine di permettere agli alleati di essere pronti per le sfide presenti e future. Con questa prospettiva, nell’ultima sessione primaverile di Lisbona, l’Assemblea aveva adottato sette risoluzioni che contengono raccomandazioni politiche per i Governi alleati su diverse aree relative alla revisione del Concetto strategico e alla più ampia campagna NATO2030, nonché altre questioni tra cui le lezioni da apprendere dal ritiro dall’Afghanistan, il tema del burden sharing, il controllo degli armamenti ed i rapporti sfidanti con la Russia.

Il contributo italiano in questo processo ha portato con certezza una rinnovata attenzione all’area mediterranea e un richiamo ad una concezione moderna e multidimensionale della sicurezza, che veda un’attenzione seria e concreta rispetto a temi come la resilienza, le sfide tecnologiche e soprattutto climatiche.

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