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TematicheItalia ed EuropaLa spinta euroasiatica di Macron, un’opportunità occidentale per l’Italia

La spinta euroasiatica di Macron, un’opportunità occidentale per l’Italia

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Le dichiarazioni a margine della visita in Cina di Emmanuel Macron sul posizionamento che dovrebbe avere l’Europa riguardo Taiwan e Pechino hanno mostrato le tendenze euroasiatiche della presidenza francese. In questo quadro si apre uno spazio per Roma, la quale può giocare un ruolo di unico e coerente player legato saldamente legato all’ordine occidentale. Il perseguimento di un interesse nazionale posto in relazione ai bisogni di Washington e al contesto geopolitico di Roma rappresenta una chance più unica che rara.

Macron e i desiderata per l’UE

Il Presidente della Repubblica Francese dopo aver trascorso circa sei ore con il presidente cinese Xi Jinping ha avanzato tutti i dettami della cosiddetta “autonomia strategica” per l’Europa continentale per ambire a essere una “terza superpotenza”. Il concetto di “terza via” europea fin dalla Crisi di Suez del 1956 rappresenta un obiettivo per Parigi da perseguire al fine di ritrovare un posto nel mondo che conta al di là dalle aree strategiche regionali occupate dall’Eliseo. Di ritorno dalla Cina, Macron in un’intervista rilasciata a Politico ha dichiarato che “l’Europa deve resistere alle pressioni” per diventare “seguace dell’America”. Il “grande rischio” che corre l’Europa – secondo il capo dell’Eliseo – è di rimanere “invischiata in crisi che non sono nostre”. Il Presidente della Repubblica Francese ha utilizzato un plurale in seno alla rappresentanza europea – in modo non concordato con la Commissione Europa a guida Von Der Leyen – ponendo il desiderio di Parigi come obiettivo comune di tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Secondo Macron “il paradosso sarebbe che, presi dal panico, crediamo di essere solo dei seguaci dell’America”. “La domanda a cui gli europei devono rispondere… è nel nostro interesse accelerare [una crisi] su Taiwan? No. La cosa peggiore sarebbe pensare che noi europei dobbiamo diventare dei seguaci su questo argomento e prendere spunto dall’agenda degli Stati Uniti e da una reazione eccessiva della Cina”. Affermazioni che sono state rilasciate poco prima che la Repubblica Popolare Cinese lanciasse un’esercitazione di accerchiamento simulato dell’Isola di Taipei. Esercita avvenuta in risposta al tour diplomatico di dieci giorni della presidente taiwanese Tsai Ing-Wen nei Paesi dell’America centrale, che ha incluso un incontro con il presidente repubblicano della Camera degli Stati Uniti Kevin McCarthy durante il suo transito in California. Nel programma e dichiarazioni di Macron – ricalibrate facendo presente la non equidistanza tra Washington e Pechino – si scoprono tutte le ambiguità dell’Europa continentale rappresentata dall’asse franco-tedesco di voler cavalcare la speranza di una terza via.

Yuan contro dollaro, la doppia impostazione francese 

Le dichiarazioni del Presidente francese sono giunte al termine di una tre giorni che ha visto la firma su decine di accordi con le aziende cinesi in diversi ambiti. Aviazione, energia, costruzioni ferroviarie e agricoltura, settori strategici europei, sono stati sede di accordo tra Pechino e Parigi. In tempo di discussione sulla tassonomia verde europea la francese Edf ha rinnovato la sua collaborazione sull’energia nucleare con China General Nuclear Power, avviata nel 2007, e ha firmato dei patti sull’eolico offshore con China Energy. Alstom, leader europea nella costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie, realizzerà un sistema di trazione elettrica per la metropolitana di Chengdu. L’Oréal, la più grande azienda di cosmetica al mondo, ha firmato una partnership triennale con Alibaba – il primo competitor della statunitense Amazon – ufficialmente sul “consumo sostenibile”. La compagnia francese di trasporto marittimo CMA CGM ha raggiunto un accordo sui biocarburanti con due conglomerati cinesi. Biocarburanti che sono stati attualmente bocciati in sede europea all’Italia nell’utilizzo dopo il 2035.  

Il cuore dell’attacco di Macron all’ordine liberale occidentale in toto, all’attuale costruzione dell’Unione economica monetaria europea che basa la sua stabilità su un rapporto privilegiato con la moneta americana, si è concretizzato con la sfida al dollaro e ad un ammiccamento alle politiche monetarie e valutarie dei BRICS. Infatti, il capo dell’Eliseo ha dichiarato – a nome e non per conto dei partner europei – che “non dobbiamo dipendere dall’extraterritorialità del dollaro”. Il tutto pochi giorni dopo che la Francia – primo tra tutti i Paesi UE – ha stretto accordi commerciali che prevedono l’uso dello Yuan per il pagamento tra Total e China National Offshore Oil Corporation per l’acquisto di gas natural liquefatto (GNL) attraverso lo Shanghai Petroleum and Natural Gas Exchange. In tal mossa potrebbe celarsi un’escamotage di aggirare le sanzioni UE a Mosca, togliendo così un tassello nella difesa atlantica ed europea di Kiev. La decisione francese è un’azione che oltreoceano risulta essere una presa di posizione contro Washington. Giunge in una tempesta perfetta per l’Occidente investito dall’inflazione, alimentata dall’OPEC+ che ha tagliato la produzione petrolifera, mentre Pechino minaccia restrizioni all’export delle tecnologie necessarie all’elettrificazione e alle politiche climatiche europee.

La chance per l’Italia atlantica e mediterranea

Normalmente la storia è fatta di previsioni, ma il più delle volte sono eventi non previsti – come lo spostamento francese verso un’equidistanza negata, ma praticata economicamente e monetariamente – a cambiarne il corso. L’Italia – l’indomani la mossa francese contro il dollaro e le dichiarazioni di Macron – ha l’enorme opportunità di saldare ulteriormente i rapporti con Washington come accaduto e predisposto dall’attuale e passata premiership. L’Italia, che non vanta la forza nucleare di Parigi o di essere la teutonica potenza economica, attraverso il ruolo che le si addice più per fortuna che per meriti geografici ha la possibilità di accrescere il suo standing internazionale. Questo passaggio è complesso, soprattutto per la scarsa coscienza della classe dirigente del Paese e per la serie di iniziative che ciò comporta. Innanzitutto, questo passaggio va considerato a livello monetario in seno alla BCE, laddove Banca d’Italia e il membro del board dovranno conservare e imporre la stringente aderenza della moneta unica al dollaro. In secondo luogo, in tempi di reshoring e accorciamento della supply chain Roma può vantare una fedeltà al primo partner americano che ormai Parigi e Berlino non possono più vantare. In terzo luogo, nel Mediterraneo allargato che contempla spazi dalla Libia fino all’Africa subsahariana deve imporsi come alternativa alla Via della Seta e al verbo francese ormai desideroso di affrancarsi dall’ordine liberale occidentale imponendo attraverso un leitmotiv valoriale un’alternativa europea in seno all’occidente. 
Nello scontro tra USA e Cina – definite un tempo “Chimerica” da Niall Ferguson e Moritz Schularick, come in una sorta di G2 immaginario – e dinanzi alla crisi esistenziale a una Berlino ancora scossa del “ritorno della storia” e all’ambiguità di Parigi nei rapporti con Pechino ha la grande chance di essere protagonista. Tutto ciò a patto che essa sia disposta ad abbracciare a difesa valoriale, economica e strategica prima occidentale e poi europea, allontanando da sé l’avversione anche alla mera ipotesi di articolare e perseguire un interesse nazionale e occidentale. 

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