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TematicheItalia ed EuropaMacron: un discorso alla nazione (europea)

Macron: un discorso alla nazione (europea)

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Emmanuel Macron rivolgendosi alla nazione francese ha delineato il corso dei prossimi passi occidentali in relazione al conflitto in Ucraina e illustrato quale sarà il destino europeo. Protagonista designato dalla condizione di prima potenza militare continentale e per propria scelta il presidente della Repubblica Francese – non solo preme per il raccordo di tutti gli alleati – impone un rinnovato protagonismo di Parigi.

Il discorso alla Nazione si è tenuto a poco meno di una settimana dal precedente intervento sul conflitto russo-ucraino e dal crollo del massimo tabù della storia contemporanea europea ossia il riarmo della Germania. L’incapacità della Germania di ricoprire un ruolo di leadership dell’Unione europea, la fine dell’era Merkel e il disperato bisogno del continente di ritrovare una politica strategica di lungo termine – lontana dall’eccessivo normativismo di Bruxelles – hanno imposto la guida dell’Eliseo del complesso di Stati europei che perseguono interessi convergenti, spesso concorrenti e a volte conflittuali. 

NATO e multilateralismo

Macron ha iniziato il proprio discorso premendo sul fatto che “né la Francia, né l’Europa, né l’Ucraina, né l’Alleanza Atlantica hanno voluto questa guerra. Al contrario, abbiamo fatto tutto il possibile per evitarla. Come sapete, sono stato impegnato in un dialogo rigoroso e continuo con il presidente Putin dal 2017” e inoltre ha aggiunto che “Questa guerra non è un conflitto tra la NATO e l’Occidente, da un lato, e la Russia dall’altro, come alcuni hanno scritto. La NATO non ha truppe o basi in Ucraina. Queste sono bugie. La Russia non è stata attaccata. È l’aggressore”. Il discorso del Presidente francese non è un mero elenco di sanzioni applicate nei confronti di Mosca, ma esprime una volontà di potenza che si inserisce e allo stesso tempo deriva dal quadro multilaterale nel quale Parigi svolge la sua rinnovata egemonia capace di essere ponte e lancia. Il puntare sull’Alleanza Atlantica evidenzia come la nuova partita globale negli scenari regionali non potrà vedere protagonista solo Washington, ma che essa preveda il pieno coinvolgimento degli alleati. Il ruolo e richiamato all’Alleanza Atlantica non è poca cosa in un continente che vincolandosi ai crismi della scuola economica tedesca da anni manca l’obiettivo di una spesa pari al 2% del PIL destinati alla difesa. Un passaggio importante per la Repubblica Francese che con de Gaulle considerava la posizione della Francia nell’Alleanza Atlantica e la sua partecipazione alla NATO assolutamente incompatibili con la riaffermazione della potenza francese sullo scenario internazionale. Sempre sulla NATO ha spiegato che la Francia “ha partecipato allo sforzo della NATO per proteggere la sicurezza e la sovranità dei nostri alleati europei, rafforzando la nostra presenza militare esistente nei paesi baltici e nella regione. Diverse centinaia di truppe francesi sono arrivate ieri in Romania come parte di questo sforzo”.

La sfida della storia e a Putin

Nelle sfide della storia, nei loro meandri più nascosti che poi entrano solo nelle cronache del momento e poi finiscono nella storiografia si celano i tratti personali dei leader che segnano i tempi. Emmanuel Macron ha affermato che “come sapete, sono stato impegnato in un dialogo rigoroso e continuo con il presidente Putin dal 2017. In mezzo al peggioramento delle tensioni, ho viaggiato a Mosca e Kiev il 7 e 8 febbraio per cercare alternative al conflitto armato. Diversi altri leader europei hanno sostenuto questo sforzo. Per quanto riguarda il presidente degli Stati Uniti, ha espresso la sua volontà di negoziare dopo aver incontrato personalmente il presidente Putin lo scorso giugno a Ginevra. È stato quindi deliberatamente e da solo che il presidente Putin ha optato per la guerra, rifiutando uno dopo l’altro gli impegni che aveva preso con la comunità internazionale”. Un messaggio alla Francia, ma soprattutto per Putin. Nelle parole del Presidente francese si rinvia e rammentano gli sforzi fatti perché un conflitto di grandi dimensioni come quello in atto non avvenisse nel territorio geografico europeo. Macron fa emergere il sentirsi tradito dal capo del Cremlino e punta su come la “comunità internazionale” non sia stata rispettata dall’attacco. Sebbene l’intelligence dei FVEY fosse certa dell’attacco, Macron e i Paesi NATO esterni ai Five Eyes hanno strenuamente condotto una partita per affermare il primato di politica e diplomazia sulle armi. 

D’altronde è proprio alla storia che pone riferimento nel suo discorso “la guerra in Europa non è più limitata ai nostri libri di storia e ai nostri libri di testo. È qui ora, proprio davanti ai nostri occhi. La democrazia non è più vista come un sistema indiscusso. È stata messa in discussione proprio davanti ai nostri occhi. La nostra libertà e quella dei nostri figli non sono più scontate. Ora più che mai, richiedono il coraggio e la volontà di lottare per loro in ogni momento”. Un chiaro messaggio ai propri cittadini lontano dalle pretese culturali occidentali che l’economia e il benessere fossero sufficienti per difendere il sistema di governo democratico o la sicurezza dello spazio regionale europeo. Infine “dobbiamo rispondere all’improvviso ritorno alla tragedia della storia con decisioni storiche”.

Europa sovrana e indipendente

Se il multilateralismo è l’unica via percorribile per il continente e la NATO la sua unica possibilità di avere credibilità militare nel mondo, è quanto mai stringente per Parigi la necessità di ottenere una strategia per un’Europa che sia potenza. Il destino della scuola economica tedesca e dell’accademia affine che imponevano stringenti regole poste in un’ottica di benessere disinteressato alle partite globali è finito sotto l’ineluttabile corso della storia. Macron ha parlato chiaramente e detto “ora l’Europa deve accettare di pagare il prezzo della pace, della libertà e della democrazia. L’Europa deve investire di più per diminuire la sua dipendenza dagli altri continenti e per poter decidere da sola. In altre parole, deve diventare una potenza più indipendente e più sovrana”. Nel tracciare il ritorno di potenza di Parigi – la quale necessita di Roma con il Trattato del Quirinale non solo in ottica anti-austerità – il presidente francese ha posto in essere i tratti di una dottrina che non prevede gli ammiccamenti a Pechino e Mosca e la dipendenza dalle supply chain come voluto in passato da Berlino. L’euroasiatica prospettiva tedesca – alla luce del conflitto e delle alleanze internazionali – non è più praticabile. Analizzando il Discorso alla Nazione si trova la ricetta transalpina per la costruzione di di un’Europa che “prima di tutto, deve diventare una potenza economica. Non possiamo più dipendere dagli altri per nutrirci, curarci, informarci o finanziarci. Per questo, in linea con le decisioni prese nei giorni più bui della pandemia con il Piano di Recupero per l’Europa, dobbiamo promuovere un nuovo modello economico fondato sull’indipendenza e sul progresso”. In queste righe si nota come si parli di un’Europa e mai di Unione europea, come se questo possa essere il segnale di un programma per la modifica dei Trattati. 

Potenza energetica, potenza tecnologica

La ripresa post pandemica era nei piani di Bruxelles e di Berlino da impostare sulle direttrici del Green Deal e sulla possibilità di mantenere le catene di valore impostate ai livelli conosciuti prima dello scoppio del Covid. L’ultimo biennio aveva già evidenziato come il più grande cambiamento oltre all’adozione delle politiche climatiche sia stata la spaccatura delle supply chain mondiali. Ma, alla luce del conflitto in Ucraina è fondamentale per Parigi raggiungere un’autonomia e indipendenza energetica e tecnologica. Macron ha affermato che l’Europa “deve diventare una potenza energetica. Quando si tratta della nostra mobilità, del riscaldamento e dell’alimentazione dei nostri impianti, non possiamo più dipendere da altri e, in particolare, dal gas russo. Ecco perché, dopo aver deciso di sviluppare le energie rinnovabili e di costruire nuovi reattori nucleari per la Francia, sosterrò una strategia energetica europea indipendente. Infine, deve diventare una potenza per la pace. Non possiamo più dipendere da altri per difenderci, che sia sulla terra, in mare, sotto il mare, nell’aria, nello spazio o nel cyberspazio. A tal fine, la nostra difesa europea deve intensificarsi. Il 10 e l’11 marzo, riunirò i capi di stato e di governo europei a Versailles per un vertice in cui si prenderanno decisioni su questi temi”. Il Chip Act varato recentemente dall’Unione europea era stato un primo passo, ma l’accelerazione ora è richiesta dalla storia.

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