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La Macedonia del Nord e le fonti di divisioni interne: la questione etnica albanese

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Nella Macedonia del Nord è presente una vasta comunità di persone di madrelingua albanese. In base all’ultimo censimento realizzato nel 2021, gli albanesi corrispondono a circa il 25% della popolazione stabilmente residente nel paese. Tale percentuale sale a circa il 30% se si considerano anche i cittadini del Paese che non vi risiedono in forma stabile, vale a dire, approssimativamente, 250.000 emigranti all’estero. La presenza di questa consistente minoranza determina molteplici conseguenze in politica interna, estera e in ambito demografico.

La politica interna

Secondo John Allcock, docente all’Università di Bradford ed esperto di questioni politiche che riguardano la Ex Jugoslavia, gli albanesi della Macedonia del Nord tendono a votare comunque per i partiti etnici albanesi e a dare scarso rilievo, nelle loro scelte politiche, alle questioni contingenti che riguardano il Paese in toto. Lo studioso britannico cita a titolo d’esempio la limitata attenzione di tale comunità al tema dell’ingresso della Macedonia del Nord nella UE.

I risultati delle ultime elezioni parlamentari tenutesi in Macedonia del Nord nel 2020 sembrano confermare l’analisi del Professor Allcock. In tali consultazioni i partiti etnici albanesi, sia di orientamento conservatore che progressista, hanno infatti circa un quarto dei voti espressi, cioè la stessa porzione di popolazione che, come visto, risulta appartenere alla comunità albanese secondo l’ultimo censimento.

La struttura statale su base etnica del voto albanese è una realtà che si è manifestata chiaramente fin dall’indipendenza della Macedonia del Nord nel 1991. Arianna Piacentini, ricercatrice dell’Università di Milano ed esperta di società multietniche, ritiene che anche molti macedoni abbiano iniziato ad utilizzare il loro voto per tutelare il proprio gruppo etnico al fine di non perdere il controllo sul Paese di cui sono la maggioranza a beneficio degli albanesi.

Quest’analisi trova riscontro nel fatto che due delle principali forze politiche votate in prevalenza dai macedoni nelle elezioni del 2020, vale a dire Rinnovamento (con circa il 35% dei voti) e Levica (con approssimativamente il 4% dei consensi), svolgano propaganda contro gli albanesi e le forze politiche che li rappresentano uno dei loro principali punti programmatici. In particolare, ciò su cui insistono è che il gruppo etnico albanese non sarebbe veramente fedele alla Macedonia del Nord. Tutto ciò contribuisce ad un clima di non poca tensione nella politica interna del Paese.

Attualmente i partiti albanesi supportano il governo guidato dai socialdemocratici, detengono anche importanti portafogli ministeriali e hanno dimostrato di operare negli interessi del Paese in cui risiedono. Va evidenziato però che nel 2024 sono previste elezioni parlamentari e, in base agli attuali sondaggi, non è da escludere una vittoria da parte delle forze politiche ostili agli albanesi e precedentemente citate. Ciò aumenterebbe considerevolmente la già rilevante contrapposizione esistente.

La politica estera

La presenza di un’ampia minoranza albanese ha determinato delle conseguenze nella politica estera di Skopje, in particolare per quanto riguarda la complicata situazione nel vicino Kosovo, di madre lingua albanese e, conseguentemente, nei rapporti con Belgrado.

Dejan Marolov, ricercatore all’Università di Stip ed esperto di relazioni internazionali, ritiene che i rapporti tra Serbia e Macedonia del Nord siano tradizionalmente molto buoni. Non va dimenticato che tra appartenenti al gruppo etnico macedone e serbi vi sono notevoli affinità culturali e religiose.

Interessante è notare il differente modo cui viene vista la Serbia dai componenti delle due principali etnie della Macedonia del Nord. Ciò ha inevitabilmente generato un’influenza sull’atteggiamento delle forze politiche che le rappresentano. In base ad un sondaggio condotto nel 2021 dall’Istituto Prespa risulta che il 38% dei residenti ha un giudizio positivo nei confronti della Serbia. Tale percentuale sale persino al 55% tra i macedoni e crolla allo 0,6% tra gli albanesi. Dalla stessa ricerca risulta che la Serbia è molto apprezzata da coloro che votano Rinnovamento e Levica mentre, all’opposto, è guardata con molta diffidenza da chi supporta i partiti etnici albanesi.

Il fatto che quest’ultimi supportino l’attuale esecutivo, facendo parte della coalizione o con un appoggio esterno, non ha inciso negativamente nei rapporti tra Skopje e Belgrado, la Serbia ha rapporti molto complessi con i Paesi di lingua albanese. Al contrario, la presenza nel proprio esecutivo di partiti etnici albanesi consentito alla Macedonia del Nord di ritagliarsi un ruolo da mediatore nei complicati rapporti tra Serbia e Kosovo.

E’ proprio nella Macedonia del Nord che nel febbraio del 2023 sono stati firmati tra Serbia e Kosovo gli Accordi di Ohrid. Questi ultimi, elaborati su iniziativa UE, dovrebbero, secondo il Professor Edward Joseph, Professore alla John Hopkins School of Advance International Studies, consentire in futuro una normalizzazione dei rapporti tra questi due Paesi. Il fatto che tali intese siano state concluse proprio nella Macedonia del Nord è un chiaro segnale di come serbi e kosovari confidino in Skopje per cercare di risolvere il conflitto che li divide.

Nel maggio del 2023 nel corso di un incontro tra il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic e il Ministro degli Esteri della Macedonia del Nord, di etnia albanese, Bujar Osmani, la Serbia ha esplicitamente richiesto un maggiore impegno per la stabilizzazione del Kosovo da parte dell’OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Quello che bisogna ricordare è che l’attuale Presidente dell’OECD è proprio Osmani, a dimostrazione dell’importante ruolo acquisito da Skopje nella questione del Kosovo.

L’attuale esecutivo della Macedonia del Nord è riuscito non solo a conservare i tradizionali buoni rapporti con la Serbia ma anche a migliorare le relazioni con l’Albania. Nel corso dell’incontro bilaterale tra i due governi, tenutosi a Skopje nel novembre del 2022, il Primo Ministro della Macedonia del Nord, Dimitar Kovacevski, ha dichiarato che le relazioni tra i due vicini non sono mai state così buone. In particolare, il politico di Skopje ha indicato nel comune desiderio di entrambi di aderire all’UE la principale ragione del miglioramento della cooperazione.

Propria grazie ai buoni rapporti sia con la Serbia che con l’Albania, la Macedonia del Nord ha nei fatti conseguito il ruolo di ponte tra i due Paesi che, comunque, restano divisi dalla questione del Kosovo. A dimostrazione di ciò si può ricordare l’accordo in materia di semplificazione fiscale concluso nel giugno del 2022, grazie all’azione decisiva del Governo della Macedonia del Nord, tra quest’ultima, la Serbia e l’Albania.

L’aspetto demografico

L’esistenza di un rilevante numero di albanesi nella Macedonia del Nord fa sì che la demografia rappresenti una questione di centrale importanza. Gli equilibri preesistenti possono confluire in variazioni significative.

Analizzando nuovamente i risultati del censimento del 2021, è rilevante ricordare che fu pesantemente criticato dal principale partito d’opposizione (Rinnovamento) in base all’accusa che sarebbe stato condotto con l’intenzione di sovradimensionare la consistenza numerica della comunità albanese. L’altro partito d’opposizione frequentemente in disaccordo con la componente albanese, cioè Levica, ha invitato esplicitamente i suoi simpatizzanti al boicottaggio della consultazione.

Nel maggio del 2020 il Direttore dell’Ufficio Statistico Statale, Apostol Simovski, nel corso di un’intervista concessa al sito Balkan Insight avvertiva della difficoltà ad effettuare censimenti attendibili sulla composizione etnica del Paese in quanto i nazionalisti di entrambi le parti cercavano, anche con mezzi illeciti, di essere sovra rappresentati e sotto rappresentare la controparte. 

Le aspre polemiche seguite al censimento del 2021, con Rinnovamento che ha già anticipato di voler portare avanti un nuovo censimento quando ritornerà al governo, sembrano supportare tale analisi.

L’importanza della questione demografica è anche collegata al fatto che gli Accordi di Ohrid del 2001 prevedano un riparto dei posti di pubblica responsabilità in base alla composizione etnica. Tale meccanismo, secondo il Professor Hamza Karcic, docente alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sarajevo, è stata la chiave per giungere alla pacificazione del Paese. Difatti, dopo il 2001 cessarono gli scontri armati tra comunità albanese e forze di sicurezza di Skopje.

La presenza di una vasta comunità albanese in Nord Macedonia incide inevitabilmente sulla politica interna in quanto crea contrapposizione con i nazionalisti macedoni, influenza positivamente la politica estera poiché consente di collaborare più facilmente con i Paesi vicini di lingua albanese e rende la questione demografica un terreno di scontro.

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