Oreste Massari: il M5S ha assorbito gran parte dei voti del Centrodestra
Si è concluso il ballottaggio per eleggere i sindaci di Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino. La vittoria del M5S è stata sorprendente. A Roma, la Raggi si è confermata con il 67,2 % delle preferenze, a Torino abbiamo assistito a un ribaltamento dei risultati che due settimane fa vedevano in testa Fassino e oggi invece decretano la vittoria della Appendino. Milano e Bologna rimangono al PD, ma Sala ne esce vittorioso per una manciata di voti in più sul centrodestra e Merola non stravince. A Napoli, invece, si riconferma De Magistris con circa il 67% delle preferenze. Abbiamo chiesto un parere al prof. Oreste Massari, professore ordinario di Scienza Politica di Sapienza Università di Roma, per comprendere meglio quale sarà l’impatto a livello nazionale dei risultati delle ultime amministrative.

Come va interpretato il trionfo del Movimento 5 Stelle in 19 città italiane?

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I risultati al termine del ballottaggio ci forniscono sicuramente un dato interessante. Si possono fare diverse considerazioni sulla vittoria del Movimento 5 Stelle. A Roma, in particolare, l’eredità lasciata dalle amministrazioni precedenti ha avuto un peso notevole sul voto finale di queste elezioni. Il bilancio generale che emerge a seguito dell’esperienza delle amministrazioni Alemanno e Marino, nonché dello scandalo di Mafia Capitale, ha portato i romani ad essere più inclini a un’idea di cambiamento assoluto. Una retorica che il Movimento 5 Stelle ha fatto propria. Ci sono però delle tendenze chiaramente nazionali che non si spiegano in base a circostanze locali ma, piuttosto, con il fatto che il M5S raccoglie i consensi anche degli elettori delle coalizioni che non sono approdate al ballottaggio. Nel caso di Roma e Torino, infatti, il M5S ha assorbito gran parte dei voti del centrodestra. Lo stesso risultato di Milano mostra le difficoltà del PD, dove Sala vince ma con uno scarto di circa 3 punti percentuali contro Parisi. Il dato più rilevante è quindi, che l’Italia sta facendo appello a una nuova politica che si distacchi dal senso di risentimento per i fallimenti del passato. Infine, io personalmente noto anche una certa stanchezza da parte di Renzi che non riesce più a essere incisivo come lo era stato due anni fa. Questa preoccupazione sulla tenuta del governo Renzi si riflette, di conseguenza, anche a livello europeo.

Eppure diverse testate internazionali stanno commentando con simpatia e grande attesa l’elezione dei nuovi sindaci di Torino e in particolare di Roma, mentre in Italia si è lamentata l’inesperienza dei candidati 5 stelle. La Raggi ha parlato dell’inizio di una “nuova era” commentando i risultati del ballottaggio, ma senza definire in maniera chiara e dettagliata cosa intende fare per rilanciare l’immagine della Capitale.

Staremo a vedere. Forse è stato un bene che il M5S abbia vinto a Roma e Torino, poiché la gestione di queste due importanti città sarà proprio una sorta di “test finale” per il movimento. Se falliranno, il M5S non sarà più un concorrente credibile alle elezioni politiche generali. Se dovesse, invece, riuscire a gestire bene questi incarichi, probabilmente ciò comporterà una vittoria a livello nazionale.

Bisogna però tener conto che questa è una fase di anti-politica, o post-politica se preferiamo, dove tutto si consuma rapidamente. Renzi è un personaggio che con il suo carisma ha catturato l’elettorato stravincendo alle europee. Oggi non è più così. La prova del governo sta logorando il consenso di cui godeva. A mio giudizio, sono state in particolare le politiche economiche del PD a non convincere gli elettori. Spesso si parla di scelte demagogiche, approssimative, contingenti, per lo più ad effetto ma non sostenute da una visione d’insieme solida. Ad esempio, il problema della disoccupazione giovanile dovrebbe essere più centrale nell’agenda politica del governo, così come le proposte per sostenere un sistema pensionistico più efficiente. Questo è sintomo di una distanza tra governo e cittadini, di una mancanza di empatia nel comprendere i problemi sociali che affliggono l’Italia.

Il referendum di Ottobre cambierà le carte in tavola?

Credo che Renzi si giocherà tutto con il referendum di Ottobre. Io sono uno di quelli che si è schierato per il sì alla riforma costituzionale, seppur criticamente. Se Renzi però non interviene sull’Italicum a parer mio, e non solo, rischia grosso, perché il vero dissenso è proprio attorno alla nuova legge elettorale. I ballottaggi di ieri ci dicono che il M5S ha grandi possibilità di vincere anche alle politiche. Si tratta di un elemento che il governo Renzi deve necessariamente tenere in considerazione.

L’accusa che viene mossa a Renzi di aver personalizzato un referendum che doveva essere sulle riforme e non sulla sua permanenza a Palazzo Chigi, potrebbe aver influito sul risultato delle comunali?

Credo proprio di sì. Se il voto verterà esclusivamente sul ruolo di Renzi, trasformandosi in un plebiscito sulla sua persona, è chiaro che dopo tre anni di malcontento nei confronti della sua attività di governo, alla fine perderà la carica di primo ministro. Si dovrebbe entrare più nel merito e realizzare le opportune modifiche, rispetto all’Italicum. Ricordo che Eugenio Scalfari ha dichiarato qualche giorno fa che lui voterebbe a favore della riforma, ma non lo farà poiché il suo punto di dissenso è proprio l’Italicum.

Pensa che non sia più il tempo dei grandi slogan?

Assolutamente sì. Basta con le grandi promesse. Ci vuole più lavoro di approfondimento, una strategia complessiva definita che si basi meno sulla comunicazione e più sui fatti.

Si dovrebbe far percepire all’elettorato che il governo è cosciente dei problemi sociali ed economici che affliggono il paese, offrendo inoltre delle soluzioni concrete e realizzabili nel breve periodo. Non basta porre come priorità quella di abolire l’IMU sulla prima casa, quando mancano le risorse per arginare situazioni critiche che vanno risolte con urgenza.