La retorica dei lupi solitari

I fatti di Londra, dopo quelli di Manchester, ci dimostrano ancora una volta come sia necessario uscire da una certa retorica e parlar chiaro: è il primo passo essenziale per pensare di sconfiggere il terrorismo islamista. Tra i temi che più vengono usati dai media, e spesso a sproposito, c’è quello dei lupi solitari dell’ISIS. Quello che non comprendiamo è che non si tratta solo di un errore lessicale, ma di uno sbaglio molto più profondo.

La retorica dei lupi solitari - Geopolitica.info (Fonte: AP)

In una guerra, come quella in cui lo Stato Islamico si sente di essere, non esistono lupi solitari, ma soldati, che fanno parte integrante di un assetto bellico e che combattono contro un nemico, rappresentato dalla società occidentale e da chiunque, anche all’interno del mondo islamico, si contrapponga alle mire espansionistiche e globali dell’ISIS. I nemici, in questa guerra considerata unilateralmente, sono tutti coloro i quali incarnano le minacce alla fede islamica: è questo che porta i mujaheddin a colpire nelle Filippine così come in Gran Bretagna, in Francia come in Belgio, in Tunisia come in Turchia e in Afghanistan.

E l’errore è ancora più grave perché sottende la sottovalutazione di questo quadro politico di jihad: parlare di lupi solitari significa non considerare la logica belligerante dell’ISIS, che agisce in un contesto ideologico di guerra senza confini. Se non si comprende questo aspetto, non si potranno mai adottare le misure necessarie per contrastare il fenomeno terroristico al di fuori di Siria, Iraq e Libia.

Molti dei ragionamenti fatti dai media italiani si sono inoltre concentrati sul possibile legame con la contingente situazione politica, di instabilità e di cambiamenti strutturali, che si sta verificando in Gran Bretagna: la riflessione dovrebbe invece volgere lo sguardo verso scenari ben più ampi. Analizzando questo e altri attentati, si noterà come le incerte situazioni politiche occidentali ben poco hanno a che fare con la volontà di colpire da parte dell’ISIS.

Pensare poi che alla sconfitta militare in Siria e Iraq corrisponda la fine degli atti terroristici è una illusoria chimera. La guerra dell’ISIS viene condotta sui campi di battaglia in Medioriente così come in Europa, semplicemente con metodi e tecniche differenti. Sono due strade parallele, ma che conducono verso un unico obiettivo: l’affermazione del Califfato. E’ una realtà con la quale dobbiamo drammaticamente fare i conti e che non è destinata a concludersi nel breve periodo, poiché il seme del jihad sta producendo i suoi frutti, ogni giorno più tragici.

I terroristi dell’ISIS non sono lupi solitari, né persone con problemi psichiatrici, come ogni tanto vengono dipinti dai media internazionali. Sono combattenti di una guerra che ci rifiutiamo di ammettere esista davvero.