L’Unione Europea in Somalia fino al 2022: rinnovati i mandati delle missioni

L’Unione Europea come security provider è stata spesso oggetto di critiche ma il caso somalo, dal 2008 ad oggi, risulta uno, se non l’unico esempio del Comprehensive Approach to Security” che è passato dai documenti d’indirizzo dell’Unione, alla pratica.

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Il termine inglese comprehensive racchiude in sé il significato di globale, onnicomprensivo, e affiancarlo ad operazioni internazionali è spesso rischioso poiché elaborare un progetto tale da comprendere la sicurezza di una nazione sia nella sfera economica che sociale non è semplice. Lo sforzo di coordinamento tra attori regionali ed esterni in questi casi è cruciale. Esso richiede una volontà ed una capacità di agire, dalle policy all’atto pratico, di entrambi i fronti, cosa non affatto scontata. Il motivo principale per cui molte missioni internazionali trovano degli ostacoli nell’attuazione dei loro mandati è proprio dovuto all’attrito, alle resistenze che si creano dentro e fuori il teatro operativo.

La situazione in Somalia

Nel caso della Somalia, la debolezza o la totale assenza di un apparato istituzionale in grado di garantire la sicurezza e il controllo sul territorio genera oramai da quasi trent’anni problemi a cascata nel Corno d’Africa. L’aiuto internazionale alla nazione non ha mai sortito gli effetti sperati sul lungo periodo e con l’acutizzarsi dei fenomeni dovuti al radicalismo islamico, una nuova ondata di instabilità ha investito la regione. Il fenomeno della pirateria somala, sul finire della prima decade degli anni 2000, ha raggiunto il suo picco d’intensità, in grado di rendere una lunga parte dell’Oceano Indiano occidentale non sicuro per la navigazione dei mercantili a largo delle acque territoriali somale, un tratto di mare fondamentale per le rotte commerciali. Il fenomeno jihadista di Al-Shabaab nella già debole e frammentata situazione del Corno d’Africa ha spinto l’Unione Europea e la NATO ad agire, in accordo con le Nazioni Unite ed il governo di Mogadiscio, per cercare di normalizzare la situazione nelle acque internazionali e progettare un apparato di sicurezza somalo in grado di essere un giorno autosufficiente.

Sul finire degli anni 2000, l’Unione ha incominciato a dispiegare il proprio personale in Somalia. In totale, da allora, sono tre le missioni presenti: EUCAP ed EUTM Somalia ed EUNAVFOR Atalanta. L’Operazione Atalanta, stabilita nel 2008, è stata concepita come un’operazione di antipirateria da parte dell’Unione Europea, in grado di supportare il transito di aiuti umanitari del World Food Programme verso la Somalia. Dal 2009, Atalanta ha collaborato con NATO Ocean Shield, operazione analoga nella stessa parte di mare, in grado di dispiegare una grande forza navale deterrente l’azione pirata. Il personale europeo ha capacità di trattenere o trasferire le persone sospette di aver commesso atti di pirateria e portarli alle autorità degli Stati membri battente bandiera delle navi attaccate. La forza navale europea opera in un’area compresa tra il Mar Rosso, il golfo di Aden e parte dell’Oceano Indiano occidentale. Le efficaci operazioni di antipirateria, insieme all’addestramento delle forze dell’ordine somale, hanno permesso una de-escalation del fenomeno, portandolo di fatto sotto controllo. Attualmente Atalanta si sta occupando di compiti prima secondari come il contrasto al traffico di armi e droghe, monitorando le attività illegali in mare.


Fonte: David Harriman and Kristina Zetterlund, Bilateral Partnership on an Even Keel, The Integration of Swedish and Dutch Forces in EU Naval Force Operation Atalanta, 2015

Nel 2010 è stata lanciata EUTM (European Training Mission) Somalia, la quale ha come scopo quello di ripristinare la forza militare somala, il Somali National Army (SNA), in grado di esercitare legittimamente l’uso della forza per conto delle autorità di Mogadiscio. Nel 2012, EUCAP (European Capacity Building mission) Somalia, fondata su tre pilastri: supporto alle unità di polizia marittima e portuale, contribuire nella costruzione di una Guardia costiera somala e sviluppo di un sistema dell’ordine pubblico. Nel quadro della costruzione delle capacità, le attività in questo caso saranno portate avanti dal personale civile dell’Unione, impegnato a formare le forze dell’ordine somale affinché si uniformino a determinati standard e si adoperino nel rispetto del diritto internazionale. La missione affianca anche l’aspetto giudiziario dell’azione della polizia cercando di supportare iniziative ministeriali nell’ambito della difesa e sicurezza della Somalia per migliorare la legislazione in tema.

Tutte e tre le missioni sono state rinnovate recentemente dal Consiglio fino al dicembre 2022. Proseguendo con l’approccio olistico, o comphrehensive che dir si voglia, accompagnando la UNISOM delle Nazioni Unite, il compito rimane quello di ristabilire un apparato della difesa e sicurezza somalo, in grado di poter fronteggiare varie problematiche autonomamente. L’accompagnamento europeo è fondamentale per far sì che determinate pratiche si consolidino, la sola presenza del personale garantisce un occhio fermo e vigile su una regione assai turbolenta come quella del Corno d’Africa.

Un esempio di successo?

I problemi della Somalia non sono di certo stati risolti dalle missioni europee ma hanno avuto un credibile impatto positivo e normalizzante su una situazione che stava degenerando. Aver riportato il fenomeno della pirateria a marginale ha garantito alle missioni a terra la possibilità di focalizzarsi nella costruzione di competenze e consulenza alle venture forze armate e dell’ordine somale. La capacità di intermediazione dell’Unione, in grado tramite elementi di soft power di interagire con le autorità locali e stabilire partenariati decennali, è un dato da non trascurare. Mentre NATO Ocean Shield si è conclusa nel 2016, dopo sette anni dal suo dispiegamento, le missioni europee, nel 2022, avranno tutte almeno 10 anni di esperienza, a simboleggiare un impegno costante e propositivo. Il segnale lanciato con il rinnovo dei mandati è quello di non voler abbandonare, ancora una volta, la Somalia al suo destino. Per l’Unione vi sono evidenti interessi di carattere economico e politico nella regione. Da una parte vi è l’impegno nel rendere sicuro un tratto di mare fondamentale per il commercio tra Asia, Africa ed Europa, dall’altra il monitoraggio di aree che hanno causato in passato ondate migratorie per via di cambiamenti climatici e guerre civili. L’occhio europeo in Africa va così dal Sahel al Corno d’Africa, creando un particolare ed unico approccio alla propria sicurezza partendo da quelli degli Stati partner.

Edoardo Del Principe,
Geopolitica.info