“L’Ue ha tradito l’Italia”. Il punto di vista di Stefano Maullu, europarlamentare di Fratelli d’Italia

Per Stefano Maullu, candidato alle europee con Fratelli d’Italia, l’Europa ha letteralmente tradito l’Italia e gli italiani. Non soltanto sulle grandi sfide epocali, come quella sull’immigrazione, ma anche in ambito economico e geopolitico, specialmente per quel che riguarda la Cina e la sua inarrestabile espansione in ogni parte del globo. Il primo obiettivo di Stefano Maullu, che ha deciso di ricandidarsi dopo il suo primo mandato al Parlamento Europeo consiste esattamente nel cambiamento dell’Europa, nella sua profonda trasformazione, con l’obiettivo di avvicinarla sempre di più alle persone e alle reali esigenze degli italiani.

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Onorevole Maullu, l’Europa ha davvero tradito l’Italia?

“Assolutamente sì. La prepotenza dell’Europa a trazione franco-tedesca ha letteralmente paralizzato la macchina comunitaria, penalizzando l’Italia e relegandola in una posizione che non merita. Anziché darsi da fare per elaborare una strategia condivisa sull’immigrazione, l’Europa ha preferito lasciarci soli, permettendo che in Italia arrivasse una vera e propria orda di immigrati irregolari mentre veniva chiusa la rotta balcanica che comportava rischi enormi per la Germania con 6 miliardi di euro a Erdogan, mentre nulla è stato fatto per il quadrante mediterraneo. Con la propria miopia l’Europa ha abbandonato l’Italia a se stessa, lasciandola in balia di una delle grandi sfide dei nostri tempi, ossia quella sull’immigrazione incontrollata proveniente dall’Africa. Vogliamo cambiare l’Europa soprattutto per questo, per spezzare l’egemonia di Francia e Germania e restituire dignità all’Italia, un Paese straordinario che merita senz’altro più rispetto e considerazione da parte di tutti, in particolare dall’Europa”.

 

Come valuta l’approccio di Bruxelles nei riguardi dell’economia italiana?

“Anche in questo caso, l’Europa ha letteralmente tradito il nostro Paese. Penso ad esempio ai tagli alla PAC, la politica agricola comune, con gravi penalizzazioni per il nostro settore agroalimentare, o all’insensatezza delle sanzioni economiche imposte alla Russia, che hanno danneggiato pesantemente anche l’Italia. Nei miei quattro anni al Parlamento Europeo ho lottato duramente per difendere l’export italiano e le eccellenze agroalimentari, opponendomi con tenacia anche alla russofobia e alle sanzioni contro Mosca. Dal 2014 ad oggi, a causa delle sanzioni, l’Italia ha già perso più di 9 miliardi di euro di export, e le esportazioni agroalimentari italiane verso la Russia si sono praticamente dimezzate. La battaglia in Europae deve continuare, perché le eccellenze dell’Italia devono essere difese in ogni modo. Questa Europa deve essere cambiata subito, con urgenza, o continuerà a danneggiare l’Italia e le sue eccellenze, tradendo ancora il nostro Paese”.

 

L’Ue sarà in grado di reggere l’onda d’urto cinese?

“Probabilmente no, o almeno, non certo in queste condizioni. Al momento, l’Europa è miope, debole e paralizzata, e appare del tutto incapace di avviare un dialogo da pari a pari con la Cina. Negli ultimi anni, l’Europa ha consentito alla Cina di penetrare silenziosamente in diversi Paesi europei, Italia inclusa, tradendo ancora una volta la fiducia di milioni di cittadini. La Cina non si è infatti limitata a stipulare accordi commerciali o memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative, ma ha dato vita a una vera e propria strategia imperialista ai danni dell’Europa e di tutto l’Occidente, assicurandosi anche il parziale controllo di alcuni asset infrastrutturali di cruciale importanza, come il porto greco del Pireo. La debolezza dell’Europa è dannosa, specialmente per le singole economie nazionali. Ciò che serve è un’Europa pienamente consapevole dei rischi, un soggetto autorevole capace di dialogare a testa alta con la Cina per difendere gli interessi nazionali dei singoli Stati in un mercato globale. È proprio per questo che occorre un’Europa diversa, formata da una confederazione di Stati liberi e sovrani che sappiano prendere autonomamente le proprie decisioni. Se l’Europa non è in grado di difenderci, tale compito deve essere affidato alle singole nazioni, non c’è alternativa”.

 La Turchia di Erdogan ha qualche possibilità di aderire all’Ue?

“Su questo punto, la posizione di Fratelli d’Italia è estremamente chiara: la Turchia non dovrà mai entrare a far parte dell’Unione Europea, perché è un regime illiberale che non ha nulla a che vedere con i valori europei. Penso ai giornalisti incarcerati, all’islam intransigente, al mancato rispetto per i diritti umani. Se a tutto ciò aggiungiamo l’atteggiamento intimidatorio della Turchia nei confronti di Cipro, uno Stato membro dell’Unione Europea, sarà ben facile comprendere come l’adesione della Turchia, in queste condizioni, sia da respingere in ogni modo, con costanza e determinazione. Anche in questo caso, l’atteggiamento dell’Europa nei confronti di Erdogan è stato discutibile, se non del tutto incomprensibile. Basti pensare innanzitutto ai 6 miliardi dati dall’Europa alla Turchia per contrastare i flussi migratori, una cifra mai messa a disposizione per l’Italia, o all’ambiguità dimostrata dall’Ue nei riguardi delle minacce turche a Nicosia, specialmente in campo energetico. Intendo tornare in Europa con uno scopo ben preciso: difendere le nostre comuni radici cristiane, proteggendole dall’islam violento e dai regimi illiberali, come quello del sultano Erdogan. Voglio un’Europa che difenda la nostra identità, i nostri valori tradizionali e la cultura cristiana”.

L’Ue dovrebbe avere un ruolo anche nella risoluzione della crisi libica?

“Certamente sì, insieme a un’azione coordinata con il governo italiano. L’Italia, agendo in un quadro europeo, deve diventare la principale promotrice della pace nell’area libica, imponendosi come attore di assoluto rilievo nel Mediterraneo. Non è ammissibile che il nostro ruolo in questo quadrante fondamentale venga continuamente minacciato dalla Francia, che dal 2011 in poi ha agito con egoismo e prepotenza, cercando di scalzare l’Italia dal complicato scacchiere nordafricano. L’Europa ha permesso ai francesi di agire come meglio credevano, consentendogli di generare una delle più imponenti ondate migratorie degli ultimi anni, per poi disinteressarsi completamente della crisi libica che minaccia le sue frontiere meridionali, soprattutto l’Italia, senza saper proporre una soluzione accettabile per la sicurezza del nostro Paese. In tal senso, l’Europa a trazione franco-tedesca ha tradito le aspettative di tutti, dimostrando ancora una volta la sua totale incapacità di avere voce in capitolo nella risoluzione delle crisi internazionali. Non vogliamo un’Europa balbettante, capace soltanto di pronunciare sterili dichiarazioni di circostanza, ma un’Europa che difenda con tenacia la sicurezza delle sue frontiere meridionali, tra le quali si trova anche l’Italia.

È proprio per questo che l’Europa deve essere cambiata subito, senza perdere un solo istante”.