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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoL'Ucraina come Israele. Qualche riflessione sull'industria della difesa "nascente"

L’Ucraina come Israele. Qualche riflessione sull’industria della difesa “nascente”

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Lo scoppio della guerra contro la Russia e la prosecuzione delle operazioni militari hanno obbligato l’Ucraina ad ammodernare la propria macchina militare “sul campo” ed in tempi rapidi.

In questo il supporto dell’industria dell’aerospazio e della difesa occidentale si sta dimostrando essenziale, anche se Kyiv ha dato vita ad una fiorente industria dei droni, specie per quanto concerne le fasi di R&D, favorite anche dall’utilizzo di queste macchine sul campo di battaglia e, quindi, l’effettuazione di test in “tempo reale”.

Ma è chiaro che la costruzione ed il mantenimento di Forze armate efficienti, specie in una guerra di logoramento, impone anche un riassetto industriale per l’Ucraina ed i propri partner della Nato.

Tra tutti, la turca Baykar ha promesso investimenti in Ucraina per 100 milioni di dollari per la produzione di droni Bayraktar-T2, mentre i britannici di BAE Systems stanno cercando potenziali partner nel Paese per la realizzazione di cannoni da 105 mm ed i tedeschi di Rheinmetall vorrebbero costruire un impianto per la produzione e riparazione dei blindati.

Da sottolineare anche il chiaro interesse dei francesi per il mercato ucraino delle armi, che li ha spinti ad inviare il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, a Kyiv, per il primo incontro dell’Alleanza delle industrie della difesa (DFNC1), voluto fortemente dal presidente ucraino Zelensky. 

Con il nuovo “sguardo a Est” della dottrina strategica francese, più attenta alle possibilità di un conflitto interstatale ad alta intensità, è anche aumentata l’attenzione mostrata dal comparto industriale-militare transalpino per l’Ucraina. 

L’Ucraina, ha infatti spiegato Zelensky, vuole essere non solo un consumatore, ma anche un produttore di armi, costruite sul proprio territorio e sviluppate con tecnologia occidentale, contribuendo anche al suo miglioramento attraverso, come già detto, quel gigantesco terreno di pratica che è diventato il Paese dopo l’invasione russa.

A fronte di un know-how fondamentale, acquisito in un anno e mezzo di guerra, che può offrire ai propri alleati, assieme ad una consistente dose di innovazioni nel campo della cyberwar e di quella dei droni, l’Ucraina vorrebbe rilanciare la propria economia con la trasformazione in un hub dell’industria militare, “copiando” il modello israeliano.

Israele è riuscito a mettere a frutto la sua grande esperienza bellica – che, poi, è un tutt’uno con la storia stessa del Paese – anche in campo industriale, dove è una delle nazioni leader nell’hi-tech e nelle tecnologie per la difesa. L’alta tecnologia traina le esportazioni israeliane e Tel Aviv è considerata, a tutti gli effetti, la “nazione start up”.

Ad oggi, i droni hanno rappresentato il 25% delle esportazioni israeliane del 2022 e i missili, razzi e sistemi di difesa aerea il 19%. Kyiv punta a fare la stessa cosa, facendo delle sue vicissitudini di Paese invaso non solo un problema per la propria economia “della ricostruzione”, ma anche il fulcro della riflessione per l’attrazione di investimenti da parte delle industrie della difesa occidentali.   

Nel comunicato ufficiale pubblicato dal Ministero degli Esteri ucraino a margine del DFNC1 si legge che l’Ucraina ha le basi necessarie per costruire un potente complesso industriale-difensivo. Le imprese ucraine stanno già producendo munizioni e cartucce di artiglieria, sistemi di artiglieria del calibro NATO 155mm, nonché sistemi automatizzati unici: droni navali, UAV a lungo raggio, missili, sistemi anticarro, che vengono effettivamente utilizzati al fronte. Il tasso di sviluppo della produzione ucraina e delle tecnologie ucraine è in costante aumento.

La collaborazione interministeriale Difesa-Industrie strategiche del governo ucraino sul tema è radicata e necessaria. Così come è interessante poter vedere come in Ucraina si stia sviluppando in nuce il dialogo tra lo Stato e gli investitori privati nel settore della difesa e dell’aerospazio, che oggi rappresentano una delle tre colonne portanti per il sostegno al complesso che ruota attorno alle Forze armate in guerra, assieme ai fondi pubblici ed all’appena costituito Fondo per la Difesa. 

Mentre in Occidente – l’esempio dell’Italia, con la presenza di Leonardo e della sua filiera produttiva è emblematico – le partnership pubblico-private per difesa, aerospazio e tecnologie annesse sono particolarmente diffuse, l’Ucraina da questo punto di vista rappresenta uno scenario di “industria nascente”, tale da dover essere attentamente osservato. 

Anche perché molte delle innovazioni tecnologiche introdotte nel conflitto in corso, specie sotto il profilo della guerra elettronica o della dronistica, sono state sviluppate da privati, sia start up che freelance, e poi recepite dallo Stato e dai grandi gruppi industriali.

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