L’OSA conferma Luis Almagro

Lo scorso 20 marzo l’ex Ministro degli Esteri dell’Uruguay, Luis Almagro, è stato confermato alla guida dell’Organizzazione degli Stati Americani. Questa scelta rafforza ancor di più il ruolo di predominio degli Stati Uniti all’interno del più grande forum governativo del continente.

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L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), massima organizzazione regionale del continente americano, ha deciso di confermare come Segretario Generale, per altri cinque anni, l’uruguaiano Luis Almagro. La votazione, tenutasi nella sede centrale dell’OSA a Washington D. C. lo scorso 20 marzo, ha conferito la vittoria al Segretario uscente con 23 voti; la sfidante, l’ex Ministra degli Esteri dell’Ecuador e già presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Maria Fernanda Espinosa, ha ottenuto solamente 10 voti. Originariamente i candidati avrebbero dovuto essere tre ma il governo peruviano, qualche giorno prima del voto, ha deciso di ritirare la candidatura di Hugo de Zela Martinez, ambasciatore del Perù negli Stati Uniti.

Almagro è definito da molti come una figura politicamente controversa. Infatti, dopo aver iniziato la sua carriera politica tra le fila del Partido Nacional, compagine politica uruguaiana di centro destra, è passato al Frente Amplio, coalizione di sinistra, attraverso la quale è riuscito a diventare Ministro degli Esteri durante la presidenza di Pepe Mujica (2010-2015). Durante il suo primo mandato alla guida dell’OSA però, precisamente nel 2018, il suo partito ha deciso all’unanimità di espellerlo, poiché Almagro aveva dichiarato di non escludere un possibile intervento militare in Venezuela per risolvere la crisi. La questione più curiosa, che spiega al meglio la capacità di adattamento politico di Almagro, è che l’ex Ministro degli Esteri uruguaiano in entrambe le votazioni per la nomina a Segretario dell’OSA ha ottenuto il voto favorevole di Uruguay e Venezuela. La differenza risiede nel fatto che nel 2015 in Uruguay era al potere un governo di sinistra e il Venezuela all’OSA era rappresentato da un delegato di Maduro. Ora invece il suo Paese d’origine è guidato dal centrodestra e il rappresentante venezuelano presso l’Organizzazione è Gustavo Tarre, delegato nominato da Juan Guaidó.

Ad appoggiare la conferma di Almagro, oltre ai delegati di Uruguay e Venezuela, è stata un’ampia coalizione guidata dagli Stati Uniti e da altri Paesi come la Bolivia, guidata dalla Presidente Jeanine Anez, e il Brasile di Bolsonaro. Non appena ufficializzato il voto, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha espresso la propria soddisfazione, sottolineando come “…sotto la guida di Almagro gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i propri partner dell’OSA per promuovere e difendere la democrazia, i diritti umani, la sicurezza e la prosperità economica per il popolo delle Americhe”. Il ruolo predominante degli Stati Uniti nella rielezione di Almagro e nella definizione dell’agenda dell’OSA è stata rimarcata dallo stesso Pompeo, che ha aggiunto: “…superando la minaccia alla salute pubblica posta da COVID-19, i popoli delle Americhe e dei Caraibi si trovano ad affrontare altre sfide, come il pieno ripristino della democrazia in Nicaragua e Venezuela; l’adesione a processi elettorali liberi, equi e credibili in Guyana; la responsabilizzazione del regime cubano per le sue attività maligne”.

In tal senso va letta una delle prime dichiarazioni ufficiali dell’OSA dopo la conferma di Almagro, la quale sosteneva la proposta americana di avviare una transizione democratica in Venezuela. Nello specifico l’Organizzazione ha sottolineato che “…il piano presentato costituisca una valida proposta di soluzione per uscire dalla dittatura usurpatrice e riportare la democrazia nel paese. Il percorso proposto nel piano del Dipartimento di Stato americano merita il sostegno di tutti coloro che lottano per elezioni libere e trasparenti in Venezuela, secondo gli standard della Carta democratica interamericana, e con l’osservazione internazionale, compresa quella dell’OSA”.

Il ruolo degli Stati Uniti è risultato determinante, quindi, nell’elezione del Segretario Generale; d’altronde la potenza nordamericana oltre ad avere un peso decisivo in termini politici incide notevolmente anche nel finanziamento dell’Organizzazione. L’OSA può contare su due fondi differenti, uno ordinario, gestito dal Segretariato generale, a cui gli stati membri contribuiscono in base alle proprie capacità e uno speciale per programmi specifici. Nel 2019 gli Stati Unitihanno stanziato 53 milioni di dollari per il fondo ordinario, pari al 60% del fondo stesso, oltre a una donazione, tra gennaio e settembre 2019, di 18 milioni per il fondo speciale.

In un periodo di instabilità mai affrontata prima, l’Organizzazione degli Stati Americani ha deciso di proseguire i propri lavori puntando sulla continuità. Un risultato differente sarebbe stato sorprendente dopo l’uscita del governo venezuelano dall’OSA nel 2017 e l’endorsement americano per il Segretario uscente; la conferma di Almagro delinea quindi un percorso già ben definito nel regionalismo americano che, mai come oggi, deve dimostrare la sua capacità di risposta.

Stefano Di Giambattista,
Geopolitica.info