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L’orlo del Mediterraneo orientale: guerra e pace tra Turchia e Grecia

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La Grecia è collocata sull’orlo di una relativa stabilità europea e di una totale instabilità mediorientale: l’ambiente sovraccarico e altamente imprevedibile del Mediterraneo orientale viene ulteriormente turbato dalle prolungate tensioni con la Turchia, onnipresente enigma delle relazioni estere greche. La gestione pacifica delle relazioni tra Grecia e Turchia è infatti subordinata alle rivendicazioni turche come potenza regionale nel Mediterraneo.

Le basi della contesa tra Turchia e Grecia riguardano la definizione delle relative zone economiche esclusive a causa di alcune isole di sovranità greca a ridosso della costa turca. Il caso più rilevante riguarda l’isola di Kastellorizo che dista in linea d’aria oltre 130 chilometri da Rodi, la più grande isola greca da cui dipende a livello amministrativo, ma meno di 3 chilometri dalla costa turca. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l’isola crea una zona economica esclusiva in cui la Grecia ha sovranità e giurisdizione, bloccando lo sfruttamento di grandi aree della sua costa da parte della Turchia e perciò viene contestata dal governo turco.  

Mappa delle zone marittime contese tra Grecia e Turchia:
La linea tratteggiata demarca la zona economica esclusiva greca, in blu l’area contestata dalla Turchia

Fonte: https://foreignpolicycouncil.com/2023/01/16/disputed-islands-in-the-aegean-sea-the-ongoing-conflict-between-greece-and-turkey/ 

La Turchia è stata considerata la minaccia esterna più grave per la sopravvivenza della Grecia almeno a partire dal colpo di Stato a Cipro del 1974: a partire dagli anni ‘70, la Grecia ha bilanciato politiche di contenimento e di deterrenza per contrastare la minaccia turca. Strutture internazionali come l’Unione Europea e la NATO sono state percepite come leve di pressione e di salvaguardia contro le potenziali avventure turche nelle aree contese. Sebbene l’entusiasmo iniziale per la candidatura della Turchia all’UE avesse presentato l’occasione per la potenziale risoluzione del problema cipriota, l’Unione Europea ha perso il suo ruolo di “cornice” per il dialogo quando la Turchia ha progressivamente preso le distanze dalla possibile adesione dopo il 2004. Da allora, le relazioni tra Turchia e Grecia sono state soggette alle fluttuazioni della politica nazionale interna. Poiché la Turchia si è progressivamente mossa verso la democrazia illiberale e il revisionismo politico sotto il governo di Erdogan, la cui presa si è rafforzata in seguito alla sua vittoria nel maggio 2023, la strategia della Grecia ha richiesto un efficace bilanciamento tra approcci diplomatici morbidi e duri. La contesa delle acque mediterranee è divenuta nuovamente rilevante a seguito della scoperta di giacimenti di 70-90 trilioni di metri cubi di gas nel Mar Ionio e nel Mar Mediterraneo a ovest di Creta – fondamentali per l’indipendenza della politica energetica europea dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. 

I rapporti bilaterali tra Grecia e Turchia sono al momento in una fase ascendente e positiva: a seguito degli incontri ministeriali di settembre 2023 e dell’incontro tra il Primo Ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, e il Presidente turco Erdogan ai margini del vertice NATO di luglio, i due paesi si sono accordati su 29 misure per evitare escalation, che includono la diminuzione del numero di esercitazioni militari, le esercitazioni militari congiunte e lo sviluppo di programmi di formazione e scambio tra accademie militari. In preparazione alla visita del 7 dicembre di Erdogan ad Atene, il Presidente turco farà tappa in Tracia durante il suo ritorno ad Ankara: al momento il viaggio prevede una visita alla moschea di Komitini e alla scuola musulmana, come dimostrazione di supporto per la minoranza musulmana della regione. Il tour assume un significato critico soprattutto in considerazione del recente cambio di sede per il 7 dicembre: mentre la visita ufficiale era originariamente prevista a Salonicco, lo spostamento ad Atene è stato particolarmente strategico non solo per ragioni pratiche, ma anche per le potenziali reazioni locali. 

Mappa della Tracia:

Fonte: https://www.expressbus.it/tracia.htm 

Poiché la Tracia e Salonicco sono state incluse nella zona marginale della cosiddetta dottrina della “Patria Blu” dallo stesso Erdogan, i gruppi cristiani, Xanthi e Rodopi, sono stati particolarmente critici nei confronti della presenza turca, anche a seguito del minaccioso atteggiamento turco nei confronti delle minoranze greche della Tracia orientale. L’inclusione della Tracia nella dottrina turca favorisce il potenziale irredentismo in Macedonia orientale e in Tracia, già incoraggiato dai funzionari di Ankara, come dimostrato dagli eventi del febbraio 2020, quando i sindaci turcofoni di Arriana e Iasmos hanno partecipato a un evento organizzato da un’associazione irredentista che milita per l’indipendenza della Tracia occidentale sostenuta dalla Turchia. Questi sforzi sono una componente strategica della più ampia dottrina Mavi Vatan (dottrina della Patria Blu), espressa per la prima volta dall’ammiraglio Gem Gurdeniz nel 2006, che prevede una maggiore influenza turca in tutto il Mediterraneo orientale, sfidando a priori la sovranità greca e cipriota nel Mar Egeo e nel Mar Levantino. 

Non dobbiamo considerare gli sforzi turchi in Tracia come intrinsecamente diversi dalle contese nel Mediterraneo che li dividono: la visione di Erdogan di trasformare la Turchia in una potenza regionale porta inevitabilmente a relazioni conflittuali con i suoi vicini e continuerà a farlo finché la pratica turca rimarrà tali. L’appello di Erdogan all’uso del dialogo per risolvere le “differenze di opinione” non implica un cambio nella strategia del governo turco di destabilizzazione della regione per proprio vantaggio nazionale. La pubblica richiesta di dialogo sottolinea più la volontà di spingere i colloqui greco-turchi verso un livello bilaterale, in modo da spendere meglio la propria leva geopolitica attraverso una posizione più forte. A questo proposito, la strategia greca dovrebbe raggiungere un equilibrio non solo attraverso la NATO e il partenariato con l’UE, ma anche attraverso le solide relazioni con gli Stati Uniti e il Regno Unito, potenti alleati occidentali con una consolidata presenza nella regione. La cooperazione con l’Unione Europea è particolarmente cruciale soprattutto viste le questioni che riguardano la gestione dei flussi migratori dal Medio Oriente. 

Le attuali condizioni favorevoli per un potenziale riavvicinamento tra Grecia e Turchia, dunque, non devono essere intese come eterne: è sempre consigliabile basarsi su istanze comuni per il bene della sicurezza regionale, ma le questioni economiche ed energetiche nel Mediterraneo orientale e la determinazione delle rispettive zone economiche esclusive rimarranno al centro della problematica relazione tra Grecia e Turchia. Finché le aspirazioni turche di accrescere il proprio potere regionale non si affievoliranno, si deve prevedere il perdurare delle tensioni, e la Grecia dovrebbe continuare i suoi sforzi diplomatici in collaborazione con l’Unione Europea, in conformità con il principio della risoluzione pacifica delle controversie secondo il diritto internazionale.

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