L’Operazione Prima Parthica

A seguito dell’espansione dello Stato Islamico (IS) in Iraq e Siria, gli Stati Uniti hanno formato una Coalition of Willingcon lo scopo di fornire alle forze di sicurezza irachene il supporto operativo per sconfiggere l’IS, rendere sicuri i confini, ristabilire la sovranità dello Stato iracheno e formare forze armate e di polizia in grado di garantire la sicurezza della Nazione. Nell’ambito della missione internazionale Inherent Resolve, l’Italia con l’Operazione Prima Parthica dà il proprio contributo fornendo personale di staff ai comandi multinazionali in Iraq e Kuwait nonché assetti e capacità di formazione e assistenza alle forze armate e di polizia irachene, assumendo un ruolo fondamentale nella lotta all’espansione del Califfato, fortemente apprezzato a livello internazionale.

L’Operazione Prima Parthica - Geopolitica.info

Attualmente l’Italia ha un ruolo attivo nell’ambito della coalizione multinazionale di 65 Paesi che, attraverso Inherent Resolve, si impegna a contrastare l’avanzata dell’autoproclamato Stato Islamico. Le forze dei vari Paesi operano ai sensi della Carta ONU nonché delle Risoluzioni 2170 del 15 Agosto 2014 e 2178 del 27 Settembre 2014, sulla base della richiesta di soccorso presentata il 20 Settembre 2014 dal rappresentante permanente dell’Iraq presso l’ONU al Presidente del Consiglio di Sicurezza. All’interno di questa missione internazionale, l’Italia agisce tramite l’Operazione Prima Parthica (il nome deriva dalla legione romana che arruolava i propri uomini in Medio Oriente nell’odierna Sinjar, al confine tra Siria e Iraq): il dispositivo nazionale opera in Iraq e Kuwait e in particolare ad Erbil, dove sono in corso cicli di formazione a favore dei Peshmerga da parte dei soldati italiani, e Baghdad, presso cui sono in corso attività di formazione e assistenza per le unità delle Forze Speciali irachene da parte dei Carabinieri.L’Accademia Aeronautica invece conduce missioni di ricognizione con i propri aerei e rifornisce i velivoli della coalizione. Circa 1400 militari appartenenti a tutte le Forze Armate sono impiegati in quattro fasi:

– prima fase di supporto umanitario (dal 16 al 20 Agosto 2014) in cui hanno operato circa 45 unità tra aviorifornitori ed equipaggi di volo nel trasporto e consegna di materiale umanitario;

– seconda fase, completata, per la fornitura di armamento ad Iraqi Security Forces e milizie volontarie, con l’utilizzo di 30 unità tra equipaggi di volo e aviorifornitori;

– terza fase, da Ottobre 2014, consistente nell’inserimento di personale in Kuwait, ad Al-Udeid (Qatar), Baghdad ed Erbil per esigenze di comando e per addestrare i militari Peshmerga e iracheni;

– quarta fase, da Ottobre 2014,che ha permesso lo schieramento di un velivolo di rifornimento in volo, di alcuni assetti per ricognizione e sorveglianza, di 2 aerei a pilotaggio remoto Predator e di 4 Tornado in Kuwait.

A Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, avviene l’addestramento di circa 7000 combattenti curdi Peshmerga, i quali combattono per cacciare dalle loro terre gli invasori dell’IS. Quando nell’Agosto del 2014 gli uomini del Califfato hanno raggiunto i deserti dell’Iraq hanno fatto pulizia etnica, massacrando i fedeli al Yazidismo (fede religiosa diffusa nel nord dell’Iraq) e obbligando i cristiani alla conversione all’Islam o a ricadere sotto il loro giogo. I Curdi iracheni oggi si sono organizzati e con l’aiuto della comunità internazionale sono passati al contrattacco infliggendo all’IS le prime pesanti sconfitte. A prepararli ci pensano anche i militari italiani che operano in Iraq presso il Kurdistan Training Coordination Center il cui comando è attribuito alternativamente per un semestre a Italia e Germania. L’Italia vi impiega circa 400 militari, di cui 120 istruttori. Grazie al loro aiuto e alle armi fornite (missili anticarro Folgore e mitragliatrici pesanti) in questi mesi i Peshmerga sono riusciti a liberare Sinjar, centro yazida e nodo strategico che collega Mosul a Raqqa, la capitale dell’intero califfato islamico. Ad inizio 2016 la preparazione dei combattenti curdi è stata affidata ad artiglieri e genieri della Brigata Folgore. I Peshmerga vengono istruiti per 5 settimane attraverso un corso di specializzazione al combattimento basato su tattiche di avvicinamento ai target, lavoro coordinato di squadra, sganciamento sotto il fuoco nemico, rudimenti di pronto soccorso sul campo di battaglia, utilizzo dei mortai e dei fucili di precisione. I soldati italiani addestratori sono tutti veterani, già operanti in Afghanistan, Libano, Somalia e Balcani, e il loro lavoro di addestramento avviene in un clima disteso, basato su rispetto e stima reciproca. Ultimamente il personale militare italiano presente ad Erbil ha ricevuto il via libera per entrare a far parte anche del sistema di recupero di personale isolato appartenente ad Inherent Resolve: il servizio è svolto da personale specializzato del 66° reggimento fanteria aeromobile Trieste organizzato in 4 elicotteri multiruolo e 4 Mangusta con equipaggi chiamati a recuperare personale isolato, militare e civile appartenente alla coalizione.

A Baghdad, presso Camp Dublin, invece l’Arma dei Carabinieri forma gli agenti per i territori liberati dall’IS. Il campo è stato base operativa dal 2007 al 2011 delle unità dei Carabinieri impegnate nella NATO Training Mission Iraq per tenere corsi di addestramento delle locali forze di sicurezza, estremamente apprezzati anche a livello internazionale tanto che gli USA, riconoscendone la leadership nell’attività, hanno chiesto ancora all’Italia di tornare nel Paese per riprendere lo stesso compito svolto con successo fino a quattro anni prima. La missione d’addestramento è stata considerata fondamentale per combattere efficacemente gli jihadisti del Califfato direttamente sul territorio, soprattutto attraverso la formazione di forze di polizia necessarie a mantenere in sicurezza aree liberate. La richiesta americana è arrivata nel Marzo 2015, stesso mese nel quale l’IS faceva strage al Museo del Bardo a Tunisi. L’allarme internazionale era altissimo. Dunque la missione dei Carabinieri fu pianificata ed organizzata in tempi strettissimi tanto che a Giugno Camp Dublin era già pronto. Un primo gruppo di 10 addestratori giunse in Iraq e iniziò il primo corso di training per 150 allievi che facevano parte sia delle forze di polizia federali che di quelle locali. Nell’Ottobre 2015 è stata raggiunta la piena capacità operativa. In questi mesi più di 900 allievi si sono rilevati estremamente motivati nell’apprendere gli insegnamenti di circa 90 unità costituenti la Task Force Carabinieri, con la precisa volontà di risolvere i problemi del loro Paese, dimostrandosiorgogliosi di appartenere alle forze di polizia irachene e desiderosi di stabilizzare le proprie città. A Camp Dublin si addestra personale proveniente dalle regioni di Al-Anbar, Ninive e Salahaddin, aree contese agli jihadisti dell’IS e in parte riconquistate, dove ristabilire la sicurezza diventa una priorità. Nelle 8 settimane del corso di base le lezioni teoriche sono integrate da quelle pratiche sul terreno. L’addestramento impartito prevede il futuro impiego degli allievi anche nei territori dove lo Stato Islamico è ancora presente. Un esempio concreto dei risultati ottenuti è stato osservato a Ramadi, capoluogo della provincia di Al-Anbar nell’Iraq centrale, dove diversi ex allievi sono stati inviati a supporto delle truppe irachene anche durante i combattimenti per la liberazione dall’IS. Risultati positivi che sono apparsi ancor più evidenti quando le forze di polizia addestrate dai Carabinieri hanno ripreso ad operare nella città, dopo che questa era stata riconquistata. Grazie all’alto grado di preparazione raggiunto, la Polizia ha quindi permesso di passare rapidamente dalla governance militare imposta su Ramadi a quella civile, un successo salutato addirittura dal New York Times che ha sottolineato come la conquista di Ramadi da parte dell’IS nel Maggio 2015 fosse stata possibile soprattutto grazie alla scarsa preparazione delle locali forze di sicurezza. Attraverso l’esperienza di Ramadi è percepibile come nell’addestramento pianificato dai Carabinieri sono previsti anche dei moduli legati al rispetto dei diritti umani ossia lezioni teoriche per insegnare la tutela delle minoranze, delle popolazioni e l’etica professionale. E’ soprattutto il clima di collaborazione, di rispetto e fiducia reciproci che si può cogliere nel campo. Ne sono testimonianza i racconti degli stessi addestratori che parlano di amicizie nate all’interno della base, mantenute negli anni. Alle 17 ogni giorno terminano i corsi ma non le attività comuni. Nel frattempo i corsi si moltiplicano: oltre a quelli di base sono stati organizzati anche addestramenti per tiratori scelti ed artificieri, estremamente importanti per la bonifica delle aree strappate all’IS, abituato a disseminare le zone che sono state sotto il loro controllo di micidiali trappole esplosive. In programma ci sono anche corsi con personale specializzato per la tutela del patrimonio culturale (una delle principali fonti di finanziamento dello Stato Islamico è costituita proprio dal contrabbando di reperti archeologici) e corsi dedicati al personale femminile, destinati in particolare a tematiche come la violenza domestica o sui minori.

Per quanto riguarda il Kuwait, una Task Force Air Kuwait opera dall’Ottobre 2014 con il compito di effettuare operazioni di rifornimento volo, intelligence, sorveglianza e ricognizione aerea nell’area medio orientale. Per contribuire alla lotta contro lo Stato Islamico si avvale di diversi assetti operativi costituiti da velivoli che operano da tre diverse basi aeree: Abdullah Al Mubarak, Ahmed Al Jaber ed Ali Al Salem, secondo un dispositivo operativo complesso ma perfettamente integrato e sinergico con le molteplici componenti della coalizione internazionale. In questi anni la Task Force ha visto il passaggio di più di 1400 militari dell’Aeronautica e delle altre Forze Armate. Presso la base di Abdullah Al Mubarak la compagine italiana è insediata con il Task Group Breus: costituito da circa 30 uomini provenienti dal 14° Stormo di Pratica di Mare, il TG Breus coordina, pianifica ed esegue missioni di rifornimento in volo diurne e notturne direttamente all’interno dell’area operativa supportando velivoli nazionali e della coalizione. La capacità di rifornire un ampio ventaglio di velivoli permette di procedere verso le zone operative a tutti gli assetti provenienti da basi aeree più lontane. Presso la base di Ali Al Salem è schierato invece il velivolo a pilotaggio remoto Predator del Task Group Araba Fenice: la capacità dell’assetto di fornire un flusso video pressoché diretto, mediante l’utilizzo di sensori elettro-ottici ed infrarosso, lo rende fondamentale ai fini della pianificazione operativa e per il soddisfacimento delle esigenze di intelligence del comando della coalizione. Ad oggi il Predator italiano ha volato oltre 2000 ore con migliaia di punti di interesse osservati e processati. Grazie alla sua versatilità e alle capacità peculiari che gli sono proprie fornisce un contributo determinante in seno alla coalizione, facendo leva sul grande bagaglio di esperienza accumulato dal suo equipaggio in molti anni di attività.  Presso la base aerea di Ahmed Al Jaber sono schierati invece i velivoli Tornado del Task Group Devil con compiti di ricognizione dell’area operativa: il ragguardevole traguardo di 2000 ore di volo effettuate dai velivoli ha contribuito alla buona riuscita dell’attività del contingente mediante missioni di intelligence, sorveglianza e riconoscimento. Il contributo è stato ulteriormente arricchito con l’introduzione della Cellula Intelligence Integrata Italiana I2MEC, in grado di soddisfare in modo continuativo le esigenze di raccolta, analisi, elaborazione, fusione e disseminazione dei prodotti raccolti dalle piattaforme in volo. L’I2MEC comprende specialisti di intelligence di tutte le forze armate del Centro Intelligence Interforze dello Stato Maggiore della Difesa ed è articolata su più sezioni che effettuano analisi delle immagini degli assetti dell’Aeronautica, con il valore aggiunto derivante dalla fusione degli input provenienti da più sensori e dalla correlazione con dati di intelligence nazionali e di coalizione.

L’Italia poi sta contribuendo in maniera significativa al processo di sviluppo della coalizione anche grazie all’inserimento di personale italiano presso il Combined Air Operation Center di Al-Udeid in Qatar.

 L’Operazione Prima Parthica si sta rivelando determinante nella lotta all’espansione dello Stato Islamico da parte della coalizione internazionale, facendone dell’Italia un attore di primo piano. L’impegno italiano, fatto di concretezza e professionalità, resta forte e costante, profondamente apprezzato dalle forze locali e dagli USA che da sempre contano sul supporto del nostro Paese. Il clima disteso e di piena apertura all’interno delle basi operative italiane e gli alti livelli di preparazione delle nostre forze saranno fondamentali per una migliore comprensione delle lezioni tenute e per un più proficuo addestramento delle forze locali, senza dimenticare il lavoro svolto dall’Aeronautica con un buon numero di velivoli impiegati. Nel complesso l’Italiasarà determinante per un’eventuale vittoria contro il Califfato, convinta che bombardare dall’alto non serve a molto mentre identificare gli obiettivi armati dell’IS, come fanno i Tornado o i Predator dell’Aeronautica, fornisce i target da eliminare per consentire l’avanzata delle truppe locali sul terreno. L’azione coordinata di chi identifica gli obiettivi, di chi li neutralizza e delle truppe di terra che avanzano conquistando terreno è una delle chiavi di volta del conflitto. Prima Parthica si articolerà presto ad essere più ampia e internazionale, considerando la volontà di altri Paesi della coalizione anti-IS di volersi aggregare al ruolo addestrativo del quale Esercito e Carabinieri manterranno la leadership, e di conseguenza rappresentando per le nostre forze un successo anche in termini di integrazione con altri eserciti.