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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoL'Operazione Militare Speciale e l'Operazione Danubio: analogie e differenze

L’Operazione Militare Speciale e l’Operazione Danubio: analogie e differenze

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La notte tra il 20 il 21 agosto 1968 aveva inizio l’”Operazione Danubio”. Le truppe sovietiche, bulgare, polacche e ungheresi del patto di Varsavia, mezzo milione di uomini, varcavano i confini della Cecoslovacchia e occupavano il paese. L’operazione metteva fine alla Primavera di Praga e al tentativo del Segretario del partito Comunista Alexander Dubček di costruire un “socialismo dal volto umano”. Il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa invadeva l’Ucraina con 200.000 uomini iniziando un’”Operazione militare speciale”. In questo articolo si analizzano analogie e differenze sotto il profilo politico e militare tra le due Operazioni con l’obiettivo di comprendere quanto abbiano pesato sull’esito finale.

Analogie

Le analogie dal punto di vista politico possono essere sintetizzate dall’allontanamento da Mosca operato sia dalla leadership cecoslovacca che ucraina nel periodo precedente ai due conflitti. Nel 1968 Alexander Dubček aveva iniziato ad allentare le restrizioni alle libertà di stampa e di movimento mettendo mano ad un progetto di federazione del paese in tre repubbliche, che solo dopo la caduta del Muro di Berlino sarebbe sfociato nella pacifica divisione tra Slovacchia e Repubblica Ceca. Lo scostamento dall’ortodossia sovietica aveva allarmato il Cremlino che già tra la fine di marzo e l’inizio di aprile del 1968 aveva cominciato a preparare i piani per l’invasione, che, rimandata prima maggio e poi a giugno, fu portata a termine, come si è detto, in agosto. Analogamente, l’Ucraina, dopo la dichiarazione di indipendenza del 1991, ha iniziato un processo di distacco dalla Russia e avvicinamento all’occidente, non privo di improvvisi ripensamenti e inversioni. Dal 2007 in poi la politica russa è diventata sempre più assertiva, arrivando fino all’invasione e successiva annessione della Crimea nel 2014 e al sostegno ai movimenti separatisti nel Donbass. Nel discorso alla nazione in occasione dell’invasione, il presidente Putin ha inoltre ribadito che l’Ucraina è una creazione di Lenin e non un’entità nazionale autonoma, negando quindi la possibilità per Kiev di scegliere un futuro alternativo a Mosca.

Anche sotto il profilo militare esistono notevoli analogie tra le due operazioni. L’invasione della Cecoslovacchia era stata concepita come un’operazione di polizia, così come quella dell’Ucraina è stata definita un’operazione militare speciale. In entrambi i casi ci troviamo davanti a un intervento in un territorio che Mosca considera nella propria disponibilità, non riconoscendo la sovranità dello stato aggredito e quindi non considerandole guerre. Prima dell’inizio dell’Operazione Danubio le truppe del patto di Varsavia si erano ammassate per esercitazioni in Germania, senza avere nessuna consapevolezza di quanto sarebbe successo. Una volta ricevuto l’ordine gli ufficiali aprirono le buste contenti gli ordini, fino a quel momento secretati, e scoprirono le loro consegne. L’invasione iniziò con la presa dell’aeroporto di Praga e quindi con due spinte offensive delle forze di terra, una proveniente dalla Sassonia e l’altra proprio dall’Ucraina, all’epoca una delle repubbliche sovietiche. I mezzi militari del Patto di Varsavia erano riconoscibili da due strisce bianche a forma di croce poste sui mezzi per distinguerli da quelli uguali dell’esercito cecoslovacco.

Nel caso ucraino le truppe erano russe erano state ammassate per esercitazioni in Bielorussia e nelle regioni russe adiacenti al confine ucraino. Le testimonianze successive di numerosi soldati russi hanno confermato che non sapevano che avrebbero dovuto intervenire in Ucraina. Una volta ricevuto l’ordine sono penetrate da Nord, attraverso la Bielorussia, da Sud attraverso la Crimea e da est attraverso la regione di Lugansk, con mezzi russi contrassegnati dalla lettera “Z”. Nel frattempo, le truppe russe cercavano di occupare l’aeroporto di Kiev, completando l’operazione solo il giorno dopo, nel tentativo di aprire la strada verso la capitale. Non c’è da stupirsi se le due operazioni appaiono molto simili poiché la dottrina militare Russa prevede proprio uno specifico addestramento per operazioni semplici che poi possono essere combinate per ottenere risultati complessi, facendo che si che gli interventi nei teatri operativi si ripetano in modo simile.

Differenze

Se molte sono le analogie non si possono non notare le differenze. Politicamente in Cecoslovacchia esisteva un’ala del Partito Comunista che appoggiava Mosca, nel caso ucraino, nonostante i proclami di Putin per rovesciare il regime, il presidente Zelensky non solo ha mantenuto il potere, ma ha aumentato il sostegno popolare. Militarmente, nel caso cecoslovacco le forze in campo comprendevano vari eserciti del Patto di Varsavia, mentre nel caso ucraino la CSTO non è stata coinvolta: fianco dei militari russi c’erano invece i mercenari del Gruppo Wagner, unità della Rosguardia, della polizia e dei reparti di intervento speciali. Nell’operazione Danubio erano stati invece schierati 500.000 militari per occupare un paese di 140.000 Km quadrati e 15,6 milioni di abitanti, più del doppio di quanti non ne siano utilizzati nell’operazione militare speciale per invadere un paese 4 volte più grande e con una popolazione quasi tripla. Una grande sopravvalutazione delle proprie forze da parte della Russia che si è ritrovata con forze insufficienti per raggiungere i propri obiettivi che sono stati più volte rivisti. Inoltre la stagione, inverno anziché estate, ha ulteriormente aumentato le difficoltà per i russi sul campo di battaglia. Le due differenze principali, però, possono essere ritrovate nel sostegno al governo e nella risposta militare. In Cecoslovacchia la resistenza popolare fu limitata e si spense nel giro di poche settimane, mentre in Ucraina è aumentata con il passare del tempo, includendo anche una parte della popolazione russofona. Nel 1968 l’esercito Cecoslovacco era addestrato per fronteggiare una minaccia proveniente dalla NATO e non dal Patto di Varsavia, nel 2022 le forze armate Ucraine erano invece ben consapevoli che la minaccia principale sarebbe venuta dalla Russia. Infine, non si può dimenticare che prima della caduta del muro di Berlino i blocchi erano ben divisi, e né la NATO né nessun paese occidentale era intervenuto a sostegno della Cecoslovacchia, differentemente, il sostegno a Kiev da parte dei partner occidentali è stato massiccio e consistente fin da principio, segnalando la chiara volontà degli Stati Uniti e degli alleati europei di supportare l’Ucraina.

Conclusioni

Da quanto esposto risultano evidenti le analogie tra le motivazioni politiche russe e le modalità militari di intervento nei due casi analizzati. I risultati ottenuti, invece, sono stati completamente diversi: a fronte di un rapido successo dell’operazione del 1968, quella del 2022 è stata più volta rivista negli obiettivi e, dopo 18 mesi di guerra, non solo non è ancora terminata, ma continua a essere incerta nell’esito finale. Strategicamente per Mosca è già una cocente sconfitta, visto che ha portato all’entrata di Finlandia e Svezia nella NATO e aumentato la dipendenza economica della Russia dalla Cina. Si può quindi affermare che le differenze hanno contato sull’esito finale ben più delle analogie.

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