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TematicheAfrica SubsaharianaLondra insiste sull’accordo con il Rwanda

Londra insiste sull’accordo con il Rwanda

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Alcuni ambienti britannici sia politici che culturali, con la nomina a primo ministro di Rishi Sunak si aspettavano una presa di posizione più conciliante  rispetto all’accordo UK-Rwanda sul trasferimento nel paese africano dei richiedenti asilo in Gran Bretagna. Poiché figlio dell’emigrazione indiana verso il Regno Unito alcuni ambienti immaginavano una sensibilità diversa, anche se di fatto egli aveva promesso di portare a termine il provvedimento. L’alta Corte di Londra ha dunque ritenuto legale il piano del governo e di conseguenza questo è intenzionato ad applicarlo. Kigali non si è espressa, ma da tempo il Presidente Kagame ha chiarito la posizione del suo governo, ed intanto ha già incassato i 140 milioni di sterline di sovvenzione anche se nulla è stato ancora attuato.

A Dicembre l’Alta Corte di Londra ha ritenuto legale il piano britannico di trasferimento su suolo Rwandese di richiedenti asilo in Gran Bretagna. Su questo il neo premier Rishi Sunak ha dichiarato che la sentenza è “una posizione di buon senso” e che tale politica migratoria è sostenuta dalla “stragrande maggioranza dei britannici”. D’altronde il premier aveva promesso di portare a termine il provvedimento e di agire in maniera decisa per fermare il numero record di arrivi di migranti sulle coste inglesi.

Boris Johnson ha invece commentato che “è una buona notizia che l’Alta Corte abbia stabilito che la politica ruandese è lecita. E’ uno dei pochi modi umani di trattare con le bande di trafficanti di persone vili che sfruttano così tante persone”

Suella Braveman, ministro degli interni sull’argomento ha affermato: “ Abbiamo sempre sostenuto che questa politica è lecita e l’Alta Corte lo ha confermato. La nostra innovativa partneship in materia di migrazione con il Rwanda fornirà alle persone ricollocate la possibilità per costruirsi una nuova vita lì, interrompendo il modello di business che mette a rischio la vita attraverso pericolose illegali traversate di piccole imbarcazioni”. Il ministro ha anche affermato di voler avviare subito e su larga scala i movimenti di persone entrate illegalmente sul territorio britannico, non precisando però una data di inizio.

Alison Thewliss, portavoce dello Scottish National Party per gli affari interni alla Camera dei Comuni ha sostenuto che tutto ciò è come “un traffico di persone sponsorizzato dallo stato”.

Yvette Cooper ministro ombra degli interni del Partito Laburista ha sostenuto che in tal modo “invece di ottenere il controllo, il governo sta perseguendo uno schema impraticabile, immorale ed estorsivo che potrebbe peggiorare la tratta”. 

Amnesty International dichiara che l’accordo mina gravemente il “diritto internazionale dei rifugiati e calpesta i diritti delle persone che chiedono asilo nel Regno Unito“.

Ad Aprile nell’immediato della nuova legge, anche l’UNHCR l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva espresso opposizione, senza contare che lo stesso Re Carlo era stato molto critico rispetto alle decisioni governative.

Il Giudice Clive Lewis membro della Corte ha dichiarato: “abbiamo concluso che è lecito per il governo prendere accordi per il trasferimento dei richiedenti asilo in Rwanda e per le loro richieste di asilo da determinare in Rwanda piuttosto che nel Regno Unito”. Oltretutto ad Agosto 2022 lo stesso Lewis aveva stabilito, in seguito all’ordinanza da parte di un tribunale britannico di rivelare le informazioni per elaborare l’accordo con il Rwanda (informazioni che invece il governo intendeva mantenere segrete adducendo motivi di sicurezza nazionale), che la maggior parte degli estratti potevano essere divulgati, tranne quattro che dovevano restare classificati poiché il renderli pubblici poteva creare un danno non controbilanciato rispetto la legittimità delle decisioni governative e della politica sulla specificità dell’argomento. Per Lewis e per il collega Jonathan Swift è legittima dunque la decisione del governo affermando inoltre che: “In tali circostanze, il trasferimento dei richiedenti asilo in Rwanda è coerente con la Convenzione sui rifugiati e con gli obblighi legali e di altro tipo che gravano sul governo”

I dati del 2022 mostrano che più di 40mila persone, sono arrivate via mare dalla Francia, molte delle quali hanno intrapreso il viaggio dall’Afghanistan, dall’Iran o da altri Paesi in guerra per attraversare l’Europa e raggiungere le coste inglesi in cerca di asilo e purtroppo gli stessi dati sono sfruttati cinicamente a favorire la visione governativa in materia. E’ anche vero che tale vittoria legale non significhi la partenza immediata dei voli, anche perché ci si aspetta nuovi ricorsi legali nei tribunali britannici ed ingiunzioni ulteriori della Corte europea dei diritti dell’uomo, che già a Giugno dello scorso anno aveva bloccato il primo volo di espulsione con una sentenza dell’ultimo minuto, ma non solo la stessa Corte europea ha imposto una ingiunzione che impedisce qualsiasi trasferimento fino a conclusione dell’azione legale nel Regno Unito. 

Il 16 Gennaio dunque l’Alta Corte di Londra ha concesso ad un gruppo di richiedenti asilo (otto inizialmente ed un nono aggiuntosi dopo) la possibilità di presentare ricorso verso la sentenza di espulsione, le motivazioni sono diverse tra cui l’iniquità sistematica dell’allontanamento verso il Rwanda. Oltretutto mancano allo stato attuale le garanzie di un corretto trattamento nel paese africano, il quale ha si accolto da altri luoghi oltre 127.000 persone, ma sembra non riuscire a garantire il rilascio dei documenti, la possibilità di accedere ad un lavoro e di entrare in un programma di “ricollocamento” ed infatti tra i motivi dei ricorsi si adduce anche il fare affidamento da parte del Ministero degli Interni sulle rassicurazioni fornite dal Rwanda sulle condizioni di accoglienza e ricollocamento dei richiedenti asilo inviati nel paese africano 

Intanto riflettendo sulla decisione dell’Alta Corte di Londra il governo britannico ha di fatto creato un pericoloso precedente che potrebbe essere copiato/imitato da altri paesi già ora molto critici sull’emigrazione, anche se tra ricorsi nel Regno Unito, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo si potrebbe giungere a non realizzare alcunché, resta come detto un precedente da poter copiare. 

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