Lo stato e l’Islam

I paesi arabi musulmani hanno un rapporto conflittuale con il concetto di Stato così strutturato in Europa Occidentale durante il periodo dell’Illuminismo. Partendo da Hobbes ed arrivando fino a Carl Schmitt l’Europa ha deciso di affidare la propria esistenza inquadrando l’idea stessa di Stato in una cornice normativa che non aveva eguali nel resto nel mondo. L’Islam ha fin da subito mostrato una certa insofferenza nel far proprio questo progetto identitario trovandosi però sopraffatto dall’Imperialismo e dal neocolonialismo Occidentale tra il XX e il XXI secolo. La difficoltà di comprendere quello che Wael Hallaq definisce “Islamic Governance” da parte di storici e accademici europei ed americani getta più ombre che luci sui progetti di State Building nell’area. Questa posizione viene evidenziata magistralmente da Raymond Hinnebusch il quale riconosce la difficoltà di applicare una qualsiasi delle teorie delle relazioni internazionali all’area mediorientale proprio perché essa non segue le logiche presenti nel sistema westfaliano generando quindi incomprensione e incompatibilità strutturali.

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Una delle domande che maggiormente occupa la mente di chiunque voglia studiare il Medioriente è quella di comprendere se dall’inizio della predicazione di Maometto, nel 610 d.C., fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale sia mai esistito storicamente uno stato islamico con una forma e una struttura simile agli stati europei formatisi fra il XVII e il XX secolo. Proprio per questo motivo si cerca nei più piccoli dettagli similitudini e contraddizioni generando molto spesso incomprensioni. Uno degli esempi più importanti è la cosiddetta costituzione medinese scritta da Maometto dopo il 627 che ha attirato su di sé l’attenzione di diversi arabisti: Fred Donner ritiene che il testo possa rappresentare una forma embrionale di stato, Montgomery Watt ha espresso profondi dubbi sulla natura politica del testo, Saïd Amir Arjomand, invece, è profondamente contrario a qualsiasi parallelismo fra tale documento ed una qualsiasi costituzione del XX secolo, infine, Wael Hallaq afferma categoricamente che uno stato islamico non sia mai esistito e che si sia una profonda aporia nel legare i due termini.

Sicuramente la situazione è complessa e per cercare di ottenere risultati soddisfacenti dalla ricerca è opportuno selezionare accuratamente le fonti che desideriamo studiare.

Potrebbe risultare significativo per la nostra analisi soffermarsi brevemente sulle due parole arabe traducibili in italiano in “stato” e “nazione” rispettivamente dawla e umma. Questi due termini hanno avuto fino al XIX secolo un significato diverso da quello che oggi siamo soliti dare.

Nel libro The Impossible State. Islam, Politics, and Modernity’s Moral Predicament Wael Hallaq afferma che: «nel mondo arabo premoderno dawla significa governo dinastico, il potere esecutivo del sultano; una dinastia che ha il compito di applicare la Sharī‘a nella regione del Dār al-Islām. Oggigiorno, invece, con il termine dawla si intende l’intero Stato includendo il potere giudiziario, legislativo e parte dell’esecutivo».

Per quanto riguarda il termine umma riporto la definizione che propose Mohammed Arkoun nel libro Rethinking Islam. Common Questions, Uncommon Answers: «la comunità perfetta è la umma muhammadiyya il gruppo di discepoli inizialmente piccolo, debole e minacciato che crebbe molto grazie al diretto aiuto di Dio e all’azione del profeta il quale era costantemente illuminato dalla rivelazione». Ora, invece, con il termine moderno di umma si cerca di trascendere il legame stretto fra l’uomo e Dio, infatti la umma – nazione – si mette al servizio dello Stato come strumento identitario e di controllo. Questo aspetto non è secondario dal momento che, secondo la legge islamica, la sovranità appartiene a Dio e un qualsiasi governo preposto ad amministrare un determinato territorio dovrebbe rimanere sotto la guida della Sharī’a. Si prenda in considerazione la Sura 67:1-2: 1Benedetto colui nella cui mano è la sovranità, Egli è onnipotente. 2Colui che ha creato la morte e la vita per mettere alla prova chi di voi meglio opera, Egli è l’Eccelso, il Perdonatore; Sura 30:8: Non hanno riflettuto in loro stessi? Allah ha creato i cieli e la terra e tutto ciò che vi è frammezzo secondo verità e per un termine stabilito. Molti uomini non credono nell’incontro con il loro Signore.

Questo breve inciso permette di capire come ci sia stato uno stravolgimento del significato originario dei due termini e che, quindi, almeno partendo da un punto di vista prettamente etimologico risulta difficile affermare che in epoca premoderna gli arabi si fossero regolati attraverso un’organizzazione territoriale simile a quella presente in Europa.

Non solo, questa spaccatura teologico-linguistica-normativa che si è venuta a creare ha anche permesso la nascita di movimenti islamisti radicali, come la Fratellanza Musulmana, che hanno cercato di trovare una sintesi fra i precetti coranici e shariatici e la struttura politico-amministrativa dello stato moderno di stampo europeo.

Un secondo aspetto che si potrebbe prendere in considerazione è il rapporto tra il governo islamico, la morale e l’etica. Riprendendo il lavoro del professor Hallaq si potrebbe affermare che sebbene si trovassero delle similitudini, fra le due forme di governo, esse, comunque, non avrebbero efficacia qualitativa, non sarebbero abbastanza qualificanti per provare a fare delle comparazioni. Il perché risiede nel fatto che per i musulmani il governo islamico è sottomesso al volere di Dio e quindi è ingabbiato all’interno di norme etico-morali, rinvenibili all’interno del Corano e della Sunna, che non hanno nessun parallelismo con nessun stato europeo. Si prenda in considerazione la Sura 3:104-110: 104Sorga tra voi una comunità che inviti al bene, raccomandi le buone consuetudini e proibisca ciò che è riprovevole. Ecco coloro che prospereranno. 105E non siate come coloro che si sono divisi, opposti, gli uni agli altri, dopo che ricevettero le prove. Per loro c’è castigo immenso 106Il Giorno in cui i volti si illumineranno e altri si anneriranno, a quelli che avranno i volti anneriti [sarà detto]: «Avete rinnegato dopo aver creduto? Gustate il castigo della miscredenza». 107E coloro i cui visi si illumineranno saranno nella misericordia di Allah e vi rimarranno in perpetuo. 108Questi sono i segni di Allah che ti recitiamo sinceramente. Allah non vuole l’ingiustizia per il creato. 109Ad Allah appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra, ed è ad Allah che tutto sarà ricondotto. 110Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata per gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. In conclusione, potrebbe essere utile ricordare che l’apporto rivoluzionario che l’Illuminismo ha procurato all’idea stessa di Stato ha segnato una spaccatura inesorabile con qualsiasi forma di governo islamico dalla fine del XVII secolo ai giorni nostri. Il Secolo dei Lumi ha avuto la forza di rilegare l’etica e la morale a mere indagini filosofiche generando un vuoto normativo non indifferente.


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Naturalmente i due casi analizzati in quest’articolo sono solo alcuni degli innumerevoli esempi che si possono prendere in considerazione per evidenziare una profonda differenza fra forme di governo islamico premoderno e gli stati europei formatisi dopo la Guerra dei Trent’anni. È opportuno inoltre evidenziare come la letteratura sia divisa sull’argomento e che una sintesi sul tema è molto distante dall’essere trovata. Questo aspetto, però, non è secondario perché influenza notevolmente la politica estera della NATO e i percorsi di “democratizzazione” sponsorizzati massicciamente dagli Stati Uniti ed alcuni suoi partner strategici. A proposito di ciò si pensi alle politiche messe in atto dagli USA in Iraq e Afghanistan e dalle posizioni che prese l’amministrazione Obama nei confronti delle Primavere Arabe. La riscrittura e la riorganizzazione dell’ordine in Medioriente sono passate attraverso un riassestamento del concetto di Stato e Nazione che ha provocato più disordini e incertezze che ordine e stabilità allontanandosi sempre di più dal significato arabo originale dei termini.