Lo Sputnik V arriva su Twitter: semplice propaganda o necessità di legittimazione interna?

Dallo scorso mese di novembre, Sputnik V, il vaccino russo prodotto dal Gamaleya Center, è comparso sul social media Twitter con un nuovo account. Dal mese di marzo, l’account Sputnik è stato ufficialmente riconosciuto come verificato dalla piattaforma californiana. È l’unico vaccino da Covid 19 che possiede questa caratteristica, o meglio, per cui si è deciso di ricorrere a questa soluzione mediatica.

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Nonostante i suoi pochi mesi di vita, Sputnik ha trovato non poche difficoltà a inserirsi nel mondo dei cinguettii. Nel mese di gennaio 2021, Twitter aveva bloccato l’accesso al nuovo account russo, a causa di attività sospette e inusuali. L’azienda chiarì in seguito la situazione spiegando che l’account era stato erroneamente bloccato da un filtro spam automatico. La sospensione temporanea dell’account non è però l’unico tentativo di sospensione del prodotto firmato Gamaleya Center.


Secondo molti analisti, dietro questa nuova soluzione social si cela il potente motore propagandistico del Cremlino. Una sensazione che si fa più che mai vivida negli animi atlantisti. Secondo un recente dossier esclusivo, condotto dal Wall Street Journal, la presenza di Sputnik su Twitter è solo un tassello di un puzzle più grande, ovvero una vasta azione di depistaggio e screditamento russo nei confronti dei vaccini occidentali, come Pfizer e Moderna. Secondo la testata americana, le agenzie di intelligence russe avrebbero montato una campagna digitale e mediatica, facendo leva su quelle pubblicazioni online che negli ultimi mesi hanno messo in discussione lo sviluppo e la sicurezza dei vaccini dell’Occidente.

Il Global Engagement Center del Dipartimento di Stato statunitense, ovvero quell’organo avente il compito di monitorare i possibili casi di disinformazione stranieri, ha identificato quattro pubblicazioni scientifiche usate come leva politica dall’intelligence russa. I siti web controllati dalle agenzie del Cremlino, avrebbero allora giocato sul rischio di effetti collaterali dei vaccini, accusando Washington di aver accelerato eccessivamente nel processo di approvazione del prodotto Pfizer.

Il dossier del WSJ non è l’unico a mettere in dubbio l’operato russo, è solo il più recente. Il prodotto firmato Gamaleya ha, di fatto, trovato una robusta opposizione al suo utilizzo in Occidente. Ed è proprio in un frangente come questo che l’account di Sputnik trova scopo alla propria natura. Ora che l’account Twitter è riconosciuto come “verificato”, quindi in possesso della spunta blu, sembra essere pronto a rispondere alle accuse più autorevoli. Il 9 marzo, tramite il profilo Twitter, l’account interpella l’Agenzia europea per i medicinali chiedendo pubbliche scuse per le affermazioni rilasciate riguardo al vaccino russo. Christa Wirthumer-Hoche, presidente del consiglio di amministrazione dell’Agenzia ha descritto, ai microfoni della televisione austriaca, lo Sputnik V come una “roulette russa”. Una dichiarazione che non è passata inosservata al neo-verificato account, soprattutto per i suoi toni. 

In un post, Sputnik V rivendica infatti di essere stato riconosciuto e approvato in 46 nazioni, sottolineando inoltre l’inappropriatezza del commento della Wirthumer-Hoche. Rilanciando la stoccata, Sputnik afferma su Twitter che la natura dei commenti mette in dubbio la credibilità dell’Agenzia e la sua imparzialità. Una accusa già aleggiata dopo che l’agenzia ha rimandato diverse volte la revisione del vaccino russo, ad oggi non ancora approvato dall’agenzia europea.

Tramite questo metodo di comunicazione, si evita quindi che siano gli organi ministeriali russi a rispondere direttamente delle critiche, ma il vaccino stesso, in un tentativo di approccio apolitico.

Secondo Missy Voronyak, amministratore delegato di W2O Group per i social media e l’attivazione degli influencer, lo status verificato implica più di una semplice autenticazione. Gli account Twitter verificati sono comunemente visti come fonti ufficiali e persino influenti. Da questo punto di vista, sembra corroborare il report rilasciato dal Wall Street Journal. Ma se le mosse strategiche russe fossero, almeno in parte, state travisate? Sebbene a oggi, lo Sputnik V sia stato accettato in 51 paesi, la lista è in continuo aggiornamento, e abbia da poco siglato il suo primo accordo di produzione europea con l’Italia, questo vive una profonda sfiducia sul suo stesso territorio nazionale. La potente spinta mediatica russa, di propaganda o pubbliche relazioni in base ai punti di vista, è necessaria prima di tutto per i residenti all’interno della Federazione. Si sottintende quindi una forte necessità di legittimazione del vaccino, che deve avere luogo prima di tutto nel Paese.


Per corroborare quindi la convinzione domestica, il Cremlino punta ad ottenere progressivi riscontri positivi dal resto del mondo. Questo, verosimilmente, nella speranza di generare un fenomeno di spillover sociale inverso. Se lo Sputnik V acquisirà maggiore credibilità all’estero, i cittadini russi saranno più inclini ad accettarlo come affidabile. Al momento, come riportato dai sondaggi del Levada Center, il 62% dei residenti in Russia rifiuta la vaccinazione firmata Gamaleya Center. In questo report si nota un dato particolare: il più alto livello di riluttanza è stato identificato tra i giovani dai 18 ai 24 anni. Proprio quella fascia generazionale profondamente attiva sui social media e protagonista dell’era digitale. La stessa che è stata maggiormente coinvolta, e influenzata dallo stesso Twitter, nell’organizzazione delle proteste popolari contro la carcerazione di Alexei Navalny.


Questa rappresenta una nuova sfida per Mosca, già insofferente riguardo alla sua mancata centralità rispetto all’intera Federazione. Nell’ultimo anno, il malcontento registrato in Russia è il maggiore degli ultimi 21 anni. Se il target, nella domestica campagna di legittimazione, sembrano essere le fasce generazionali più presenti sui social, la Russia ha aggiunto un’altra campagna di possibile rebranding, sempre contro il cinguettio californiano. Il Cremlino, infatti, ora minaccia di chiudere l’accesso a Twitter sul proprio territorio a partire da aprile. Questo perché il “cinguettio blu” avrebbe fallito nel suo compito di rimozione di materiale sensibile e offensivo presente sulla sua piattaforma. Una mossa che inasprisce lo stallo tra il governo russo e le piattaforme social, che hanno giocato un ruolo importante nell’amplificare il dissenso in Russia. Un’azione che va di pari passo con la spinta social di Sputnik, e le sue risposte ai commenti di personaggi o agenzie autorevoli. I botta e risposta con la società californiana però non permettono l’aumento della credibilità russa. 

Solo con la fornitura dei dati richiesta dall’EMA, la conseguente rolling review del vaccino da parte dell’Agenzia e la possibile approvazione europea, allora lo status russo cambierà. Come testimonia il caso di Alexei Navalny, le giovani generazioni russe si ispirano sempre più alle fonti occidentali, e, in ambo i casi qui citati, europee. Questo parallelismo potrà essere comprovato nel caso in cui l’Ema approvi il vaccino, diminuendo conseguentemente il tasso di rifiuto domestico verso lo Sputnik V. Se così non fosse, ad approvazione avvenuta, questo potrebbe costituire un ulteriore tassello da aggiungere al problematico puzzle della centralità di Mosca.