Lo sfruttamento nelle miniere della RDC a servizio della rivoluzione verde

Il crescente mercato globale delle batterie ricaricabili agli ioni di litio per le auto elettriche sta guidando la crescente domanda di estrazione del cobalto, che ne è un componente chiave. La Repubblica Democratica del Congo è il primo fornitore mondiale di cobalto, ma nelle miniere artigianali del paese le condizioni di lavoro sono estreme e miserabili. Si stima che all’incirca 40mila bambini vengano sfruttati per l’estrazione di questo minerale a servizio della rivoluzione verde.

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La rivoluzione verde occidentale e la corsa alle auto elettriche

Già nel 2017 la Scozia nel suo programma verde annunciava la sua intenzione di eliminare gradualmente i veicoli a benzina e diesel entro il 2032. Lo stesso vale per il Regno Unito e la Francia, che entro il 2040 hanno previsto che le uniche auto sulle strade del paese saranno quelle elettriche e che gli attuali distributori di benzina saranno sostituiti da stazioni di ricarica. Negli Stati Uniti, Elon Musk è sbarcato sul mercato con la sua Tesla Model 3, auto green, hi-tech, di lusso e anche con un tocco sportivo. Grazie agli incentivi statali e alla spinta ecologista anche Fiat, Volkswagen, BMW, Honda e tante altre case automobilistiche, ora più che mai, sono in gara nella corsa  alla leadership nel settore delle auto elettriche.

Il passaggio alla tecnologia verde è più che benvenuto. Il cambiamento climatico è una delle maggiori sfide che il mondo del 21esimo secolo si trova ad affrontare, e non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per tutte le implicazioni sociali ed economiche che questo comporta. Il passaggio all’auto elettrica migliorerà sicuramente la qualità dell’aria che respiriamo e ridurrà le emissioni di carbonio che stanno portando il nostro pianeta ad un punto di non ritorno.

Auto elettriche non così “pulite”

Tuttavia, alcune auto elettriche non sono poi così “pulite” dal punto di vista etico e dei diritti umani. Le ricerche di Amnesty International dimostrano come il cobalto estratto da bambini e adulti, in condizioni di sfruttamento estremo, entra nella catena di approvvigionamento delle poche aziende che dominano il mercato delle batterie per auto e che riforniscono a loro volta alcune delle più grandi case automobilistiche del mondo.

Il cobalto è infatti un componente essenziale delle batterie ricaricabili agli ioni di litio utilizzate nelle auto elettriche. Per una batteria di un’auto elettrica ne servono circa dieci chili, che sul mercato occidentale costano all’incirca 300-350 euro, ma sono il risultato di due giorni di lavoro pagati tra i 3 e i 5 dollari.

Le miniere artigianali della RDC

Più della metà del cobalto estratto in tutto il mondo proviene dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), che, nonostante la sua ricchezza mineraria, rimane è uno dei paesi più poveri del mondo, provato da decenni di guerra, corruzione e sfruttamento che hanno da sempre caratterizzato la regione dei Grandi Laghi.

Si stima che circa 160mila tra uomini e donne congolesi siano costretti a scavare a mani nude per più di 12 ore al giorno nelle miniere artigianali della RDC per estrarre quantità sempre maggiori di cobalto. Lo fanno anche per sopravvivere, poiché i posti di lavoro legali scarseggiano nel paese e l’estrazione mineraria di cobalto è un’attività alquanto diffusa.

Inoltre, secondo l’UNICEF sono oltre 40mila i bambini di un’età compresa tra i 6-7 anni che ogni giorno, per appena un dollaro, cercano rocce contenenti cobalto tra gli scarti delle miniere industriali, che poi lavano e smistano prima di vendere.

Ovviamente l’estrazione di cobalto avviene in condizioni di lavoro estremamente pericolose, quali una bassa remunerazione dei minatori, lo sfruttamento di minori per le loro capacità di inoltrarsi in profondità nel sottosuolo, la mancanza di regolamentazione e di strumenti di protezione, come i guanti e le maschere, fondamentali per evitare di inalare la polvere di cobalto che sul lungo termine può avere conseguenze respiratorie letali.

Il ruolo dell’OCSE e delle multinazionali

Nel 2012 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha stabilito chiare linee guida in materia di sfruttamento e violazioni dei diritti umani per le imprese che si riforniscono di cobalto e altri minerali provenienti da aree ad alto rischio, come la RDC. Nonostante ciò, ad oggi, la provincia occidentale del paese, Lualaba, fornisce al mondo occidentale il 70% di cobalto destinato alle batterie per gli smartphone e per le auto elettriche e ibride. Questa fornitura proviene in gran parte da quelle che il governo chiama le miniere artigianali, i cui costi di produzione sono più bassi rispetto a quelle industriali.

In seguito alla pubblicazione del rapporto di Amnesty International nel 2016, “This is what we die for”, sulla violazione dei diritti umani nella RDC per l’estrazione e il commercio di cobalto, dei progressi sono stati fatti. Alcune aziende tecnologiche e automobilistiche si sono operate per istituire la Responsible Cobalt Initative (RCI), per aiutare l’industria a rispettare gli standard dell’OCSE e ad affrontare la questione dello sfruttamento minorile nelle miniere della RDC. Alcune aziende hanno anche avanzato l’ipotesi di smettere del tutto di rifornirsi dalle miniere artigianali nella RDC. Tuttavia, è probabile che ciò abbia un impatto negativo sulle comunità locali, fortemente dipendenti da questa attività. La soluzione non dovrebbe essere abbandonare il problema ora che è emerso alla luce del sole, ma regolamentare l’industria estrattiva e rendere queste miniere artigianali luoghi di lavoro sicuro.

Conclusione

Gli approcci volontari di qualche multinazionale purtroppo però non bastano. Su scala mondiale è necessario approvare leggi che impongano alle aziende di condurre audit e di divulgare pubblicamente le informazioni sull’origine dei minerali che acquistano. Nel contempo i produttori di auto elettriche, nella corsa  alla leadership nel settore, devono adottare misure per garantire che il loro ruolo nella rivoluzione energetica sia trasparente ed equo.


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Eliminare i combustibili fossili e produrre auto elettriche per un futuro più verde è sicuramente un’evoluzione. Ma un futuro verde costruito a spese di bambini, uomini e donne sfruttati nelle miniere della RDC non è poi così un reale progresso.