Lo scontro tra Stati Uniti e Cina potrà essere uno stimolo per il continente europeo?

A livello globale il virus ha accelerato diverse tendenze che procedevano lentamente prima dello scoppio della pandemia, e sul piano delle relazioni internazionali spicca il caso del confronto tra gli Stati Uniti e la Cina. Le tensioni tra le due super potenze sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi mesi, tanto da far parlare di una nuova ‘Guerra Fredda’, ma in questo probabile scontro, che si staglia sempre più nitido all’orizzonte, che ruolo potranno giocare gli Stati del Vecchio Continente?

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L’unità del progetto comunitario europeo ha subito un indebolimento quantomeno nelle profonde coscienze delle popolazioni, inflittogli dai cresciuti sentimenti nazionalisti all’interno dei vari paesi membri durante la pandemia. Lo Stato infatti si è trovato ad essere il primo, e in certi casi unico, appiglio per affrontare la crisi. Dopo un iniziale sbandamento, la reazione da parte delle istituzioni europee è arrivata, ma è stata vista in maniera negativa sia dagli occhi delle forze nazionaliste dei paesi più colpiti, e quindi desiderose di aiuti immediati e consistenti, sia da quelle che invece, forti di una posizione economica nazionale solida, non erano inclini ad aiutare in maniera disinteressata gli altri.

Il destino dell’UE sarà senza dubbio centrale per capire il futuro degli Stati nazionali nel continente. Ma prescindendo da un possibile rafforzamento o da una frantumazione dell’Unione Europea, molte analisi concordano nel dire come il continente nel suo insieme si troverà schiacciato dalla contesa tra Washington e Pechino. I motivi sono molteplici ma provando ad andare controcorrente, e facendo uno sforzo di immaginazione, si può cercare di seguire il filone di alcune suggestioni opposte. Si può pensare infatti che l’Europa, se giocherà bene le carte a sua disposizione, potrà uscirne rinvigorita nonostante la pesante crisi economica ed essere rilevante nel mondo che verrà. Ma quale potrebbe essere il suo asso nella manica?

La risposta viene dal fatto che in questa contesa il Vecchio Continente sia terreno di scontro, prettamente ideologico ovviamente. L’Europa si dimostra ancora il cuore del mondo, cruciale per il dominio globale ed entrambe le super potenze ne riconoscono la valenza. Gli sforzi di penetrazione cinese, economica e strategica, procedono da diversi anni con lo scopo di sottrarre più controllo possibile al dominio imperiale statunitense imposto lo scorso secolo. Il più recente uso del soft power cinese si è palesato con la diplomazia delle “mascherine” e con altri aiuti sanitari spediti in quasi tutti i paesi. Un tentativo più o meno riuscito di riabilitare Pechino agli occhi di chi lo vede(va) come principale causa della diffusione del virus. Ma è solo l’ultimo ‘step’, in ordine cronologico, di un processo iniziato anni fa.

Dall’altra parte i rapporti tra il continente europeo e gli Stati Uniti hanno visto un deterioramento a causa di diverse dichiarazioni e decisioni del presidente Trump, motivate pragmaticamente da interessi nazionali della Casa Bianca. La relazione da sempre problematica con la Germania, i dazi verso i paesi oltreoceano, le richieste di un aumento dell’impegno militare relativi al PIL sono solo alcune delle problematiche che hanno frapposto Washington all’Europa negli ultimi anni.

Ma gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere il controllo su quella che è la macro-regione  più produttiva e influente del mondo. Per tutto ciò l’Europa deve agire cercando di sfruttare questa sua piccola posizione di forza, usando l’interesse cinese nei suoi confronti come leva per riportare l’attenzione di Washington su di essa e, diplomaticamente parlando, strappare qualche beneficio. Sia chiaro che chi scrive non auspica un rimpiazzo delle storiche alleanze internazionali che legano gli europei agli Stati Uniti, tantomeno se l’alternativa è a tutti gli effetti un regime come quello di Pechino. Tuttavia forzare la mano con Trump, nel caso venga rieletto a novembre, o con il suo successore Biden, “ammiccando” alla Cina per rinegoziare i rapporti euro-atlantici potrebbe essere l’obiettivo da seguire: intraprendere un percorso che elevi maggiormente l’Europa a polo più autonomo possibile, sapendo comunque l’affinità in termini valoriali e culturali che ci accomunano con l’occidente.

Per poter fare ciò sarà necessario riuscire a difendere non soltanto la politica ma anche gli affari europei dagli ‘attacchi’ che giungeranno direttamente o indirettamente da Cina e Russia soprattutto (ma anche dal nostro alleato oltreoceano), come dimostrano i diversi casi di tentativi di acquisizioni e scalate di aziende in difficoltà.

Sicuramente è una politica spregiudicata e ambiziosa, che potrà essere perseguita solamente se i più influenti Stati europei, tra cui l’Italia, riusciranno a unirsi nella prospettiva di un più ampio protagonismo futuro. In questa dinamica si inseriscono inevitabilmente le sorti dell’Unione Europea, la quale vive un momento particolare ma che potrebbe anche sfruttare l’occasione per rilanciarsi realmente a livello mondiale e fare un salto di qualità come ‘player’ globale. La presa di consapevolezza dell’importanza di un ruolo da equilibratore in un mondo destinato a un progressivo peggioramento, in termini di sicurezza, potrebbe essere una carta vincente.

Luca Sebastiani,

Geopolitica.info