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TematicheItalia ed EuropaL’Italia ed una sua eventuale “National Security Strategy”

L’Italia ed una sua eventuale “National Security Strategy”

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Le Grandi Potenze indirizzano le varie articolazioni statuali mediante piani strategici nazionali che assumono diverse denominazioni. L’Italia non ha un documento strategico nazionale unico che racchiuda in sé tutti gli obiettivi ed interessi strategici da perseguire ed i vari comparti governativi italiani, quasi in maniera “autonoma”, si sforzano di mantenere iniziative che portino maggiori vantaggi alla nostra Penisola. Ma se dovesse essere redatto un documento del genere cosa ci dovrebbe essere?

Sicuramente, a seguito di un recap sulla situazione geopolitica in atto, sarebbe essenziale rafforzare l’importanza dei concetti di libertà e democrazia, quali elementi essenziali per affrontare le sfide correnti lavorando a stretto contatto con i Paesi dell’UE e gli Alleati NATO per poter contrastare, in primis impiegando la diplomazia, le minacce, di natura sempre più ibrida che spaziano su domini dove i confini risultano essere sempre più sottili. Per questi ultimi aspetti, per ciò che concerne soprattutto il dominio cyber e quello spaziale, dal punto di vista di normativa internazionale si è ancora, forse volutamente, molto indietro.

Il primo aspetto fondamentale è quello di inquadrare l’area di interesse, e si potrebbe partire da quella racchiusa nel c.d. “Mediterraneo Allargato”, legando quest’ultimo al concetto dinamico che deve essere di volta in volta aggiornato in base a nuovi interessi che potrebbero nascere ed evolversi e che ad oggi è centrato nel bacino del Mare Nostrum e si estende dal Golfo di Guinea all’Oceano Indiano, considerando tutta la fascia africana del Maghreb e del Sahel, il Corno d’Africa, il Medio Oriente, Mar Nero, Mar Caspio e Artico.

Molto spesso, in Italia si ha un certo senso di reticenza ad esplicitare e a trattare degli interessi nazionali, perché tale concetto è legato, in maniera errata, a contesti storici passati e si pensa che gli stessi debbano essere promossi e tutelati con politiche aggressive e assertive. Invece, è solo grazie ad una linea strategica comune che punti al raggiungimento di tali obiettivi ed interessi strategici, che uno Stato può muoversi nel Sistema Internazionale come un organismo unico, ovvero quale Sistema Paese.

Pertanto, subito dopo aver individuato l’area strategica, si dovrebbero inquadrare gli interessi strategici che il nostro Paese dovrebbe perseguire, non confondendoli con gli effetti che nascerebbero e che discenderebbero proprio dalle azioni che si pongono in essere per raggiungere gli obiettivi stessi. Definire tali interessi nazionali non è mai facile, ma facendo uno sforzo basato su un approccio olistico e omni-comprensivo si potrebbero riassumere in:

  • garantire la sicurezza dei propri confini, la democrazia e la libertà, che sono garanti dello stile di vita;
  • promuovere la prosperità economica e sociale;
  • promuovere e lavorare sulla stabilizzazione del proprio vicinato, con particolare riferimento al fianco SUD e Balcani con la nascita e rafforzamento della sfera di influenza nazionale;
  • garantire la protezione delle rotte marittime e dei propri spazi marittimi, con riferimento alla proclamazione ed implementazione della Zona Economica Esclusiva e Piattaforma Continentale;
  • promuovere e difendere le eccellenze del settore industriale nazionale, militare e non.

Naturalmente, in base agli obiettivi strategici nazionali è necessario stabilire una opportuna strategia, per il primo è necessario continuare a garantire un idoneo strumento militare che sia all’avanguardia tecnologicamente e che sia idoneo quantitativamente e qualitativamente per poter fungere anche da deterrente nei confronti degli altri Paesi. Per tale motivo è essenziale conservare la capacità di esprimere il ruolo expeditionary delle forze. Molto spesso si pensa che la quantità possa essere sostituita in maniera sostanziale dalla tecnologia, ma non è così, lo strumento militare va manutenuto, e saputo impiegare. È facile, se si hanno le industrie ed expertise, costruire un mezzo ma è difficile addestrare al momento il personale al suo impiego. Per tale ragione è opportuno avere dei numeri adeguati in tutti i comparti della difesa. Conservando le capacità di interoperabilità e di integrazione degli assetti militari nonché l’impiego delle medesime dottrine e strategie che permettono di operare, di fatto, con un’unica “lingua comune”.

Per il secondo, invece, è necessario ri-creare una struttura organizzativa statuale che sia innanzitutto realmente resiliente e che abbia un sistema di welfare adeguato che permetta e punti verso una crescita continua professionale del personale, con misure volte ad evitare la “trappola della povertà”. Proprio la salute del Paese è legata a questo strumento di potere, ovvero l’economia che assume sempre più un ruolo di regia per il raggiungimento della prosperità sociale nazionale. Il tutto basato sui pilastri dell’istruzione, di una progettualità di lungo termine e, infine, su politiche green che puntino ad avere quale effetto il completamento della transizione energetica grazie alla diversificazione ottenuta tramite ricerca.

Per il terzo obiettivo strategico, prima di tutto è fondamentale agire con un approccio multilaterale, creando un tavolo diplomatico dove si possa discutere delle problematiche comuni e si possa a divenire a delle soluzioni, organizzando degli incontri tra i vari ministeri degli Esteri, del Commercio, Sanità e via discorrendo con cadenza strutturata (es. ogni sei mesi), al fine di intessere sempre più le relazioni. Ciò è utile anche per risolvere alcune dispute internazionali, come quelle legate alla proclamazione delle Zone Economiche Esclusive e Piattaforme Continentali, e quindi si ricollega con il quarto obiettivo strategico. Inoltre, la protezione degli spazi marittimi e delle rotte commerciali permette di avere sempre sotto controllo la situazione dei cavi sottomarini, da dove passa il flusso maggiore di internet, e di vigilare sui gasdotti, senza tralasciare il controllo del traffico mercantile di merci e di idrocarburi. Riassumendo, con la creazione di un’interconnessione economica si può puntare al rafforzamento dei legami, alla prosperità e pace. Tutto ciò è fattibile attraverso un percorso di “confidence & trust building” evidenziando gli aspetti relativi alla sicurezza e coinvolgendo la NATO, che nel NATO Reflection Group 2030 ha enfatizzato l’importanza di tale sub-area regionale. L’ultimo punto è molto delicato e si ottiene intrattenendo e intessendo relazioni forti con gli altri Stati, specialmente con i Paesi in via di sviluppo, esportando loro mezzi e tecnologia, rendendoli partecipi delle esperienze maturate sul campo ed addestrandoli. Ma ciò, non si ferma solo al settore della difesa e sicurezza ma spazia anche in altri come quello universitario e della ricerca sanitaria. Basti pensare alle nuove forme di diplomazia che sono nate nel corso della pandemia, da quella dei dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, e dispositivi medici, quali ventilatori per terapie intensive ed infine quella dei vaccini. Tutte queste nuove forme di diplomazia sono state accompagnate e sostenute grazie allo sviluppo di soft-power generato dal progresso tecnologico nel campo industriale-sanitario.

Questi obiettivi strategici, sono essenziali per poter ottenere determinati effetti, primo fra tutti una interconnessione economico-sociale con i Paesi del fianco Sud con la relativa riduzione dei flussi migratori verso le nostre coste.

Per poter acquisire tali obiettivi è necessario, soprattutto, impiegare lo strumento diplomatico-economico e mediante la modernizzazione di una infrastruttura, fisica e virtuale, che sia resiliente e che punti sull’innovazione digitale delle tecnologie quali forze moltiplicatrici, senza tralasciare le potenzialità legate alla gestione dei dati per supportare il ciclo di decision making e la capacità di individuare subito i transformation indicators per giungere alla trasformazione strutturale legata proprio ai trend di innovazione tecnologica. Da ciò risulta sempre più chiaro come sia importante avere una struttura che possa competere e difendersi nel dominio cyber. Al giorno d’oggi le guerre si combattono su più terreni, compreso quello cibernetico che può comportare danni uguagliabili a quello di una bomba di tipo convenzionale. Il vantaggio strategico può esserci proprio mediante lo sfruttamento e ricerca continua del Science & Technology.

Dunque, l’Unione Europea e la NATO devono essere considerati quali strumenti per poter portare avanti tali agende politico-strategiche con la possibilità che, in taluni momenti, possano convergere anche con quelle di altri Paesi. E quindi tornano in risalto le logiche che si possono definire di “amicizia a geometria variabile”, dove un Governo si collega ad un Altro per perseguire un determinato interesse consapevole che lo stesso potrebbe diventare un competitor per altri scopi.

Dopo aver discusso dell’area di interesse e degli obiettivi/interessi strategici, per poter sviluppare una strategia univoca è indispensabile individuare i “nemici”. Tale termine, nell’attuale contesto geopolitico quasi certamente è sbagliato, e quindi più corretto parlare di “aggressive/assertive competitors” che minano l’attuale ordine internazionale. Le Potenze che mirano a revisionare tale sistema sono facilmente individuabili nella Cina e Federazione Russa. La Cina, in particolare, sta diventando sempre più assertiva e riesce ad impiegare contemporaneamente tutti gli strumenti del potere del c.d. DIME (Diplomatico-Informativo-Militare-Economico), inglobando anche gli aspetti tecnologici. Appare sempre più chiaro ed evidente il modo di agire cinese anche in riferimento ai prestiti erogati nei confronti dei Paesi terzi, che vengono strangolati quando devono poi restituirlo. Anche la Federazione Russa rimane determinata a rafforzare la sua sfera d’influenza globale e tornare a giocare un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale ed impiega metodi di Guerra Fredda, come lo spionaggio, guerra ibrida mirando alla destabilizzazione dell’UE e NATO cercando di colpire i pillar dell’integrità e coesione di tali strutture.

Tale documento, qualora redatto, diverrebbe una linea guida e direttiva per tutti i comparti statuali e permetterebbe di agire veramente come un’unica entità mossa da una vision comune e soprattutto da un’unica regia governativa.

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