Risiko, che passione! L’Italia e la difesa militare: intervista a Marco Valigi
L’Italia è al 12° posto mondiale come spesa militare, secondo l’istituto di ricerca Sipri. Gli attentati a Parigi e le mire espansionistiche dell’ISIS ci fanno riflettere sulla Difesa italiana ed europea; “è tempo di difenderci” sembrano dire i militari ai lati delle strade, mentre i giornali titolano “terza guerra mondiale”. Ma niente panico. Per capire meglio cosa sta accadendo ho intervistato Marco Valigi, Professore di Studi Strategici al Dipartimento di Scienze Politiche, Roma Tre.

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La spesa militare italiana ha registrato un aumento di 10 mln di euro al giorno nel 2014 rispetto all’anno precedente; ciò emerge dai dati sulla spesa militare mondiale, pubblicati dal Sipri. Più precisamente il Ministero della difesa parla di circa 50 milioni di euro al giorno.

Buongiorno professore, grazie per aver accettato l’intervista. Quanto spende l’Italia per la nostra difesa?
“L’Italia spende poco per la Difesa”, dice Valigi, “La NATO, di cui siamo membri, ci chiede di allocare in questo settore almeno il 3% del PIL; invece arriviamo solo l’1% – e per il futuro sono previsti ulteriori tagli. Non siamo né migliori né peggiori degli altri paesi europei, tuttavia dovremmo migliorare”.

In pratica in cosa stiamo investendo?          
Valigi spiega che i finanziamenti andrebbero investiti in armamenti, personale e know-how, ma è scettico: “Il nostro 1% del PIL viene allocato soprattutto in spese per il personale amministrativo e non per i mezzi; non possiamo parlare di efficienza militare, e dovrebbe essere la politica interna a decidere come allocare queste risorse. Nonostante la retorica enfatizzi la modernità delle nostre risorse, restiamo un paese di media potenza”.

Secondo un approfondimento dell’Osservatorio di politica internazionale, Gran Bretagna Francia e Germania sono i paesi più simili al nostro in termini di taglia, ruolo e ambizioni internazionali. Il report ci dice chiaramente: «I paesi in esame rischiano di costituire eserciti in miniatura: forze armate troppo piccole» in grado di impiegare grandi capacità militari ma «In misura talmente limitata, dal punti di vista quantitativo, da essere scarsamente utilizzabili». La forbice fra ambizione e risorse disponibili (piattaforme, sistemi e personale operativi) rischia di allargarsi sempre più, complice la crisi finanziaria che sin dal 2008 provoca un forte calo degli stanziamenti per la Difesa; il rischio è quello di «Mantenere una gamma completa di capacità militari solo a costo di possederle in quantità minime e forse quasi simboliche». Il prezioso materiale di cui sono fatti gli armamenti (e la rapida evoluzione tecnologica) fanno lievitare i costi.

Come è scritto sul sito web dell’Aeronautica, «Il Programma F-35 Lightning II-JSF ha l’obiettivo di sviluppare e produrre un sistema d’arma da combattimento di nuova generazione economicamente sostenibile (…) È un risultato di grande importanza strategica che pone il nostro Paese in una posizione rilevante nel Programma in termini di ricadute industriali e occupazionali».

Cosa ne pensa dell’acquisto dei caccia F35?
Secondo Valigi “Sugli F35 si è scatenata una polemica che offusca progetti più ampi. Il peso politico della NATO è importante a condizione che l’acquisto dei caccia non rimanga un fatto isolato: occorre sviluppare anche la difesa marittima. La riforma della Difesa è necessaria, e l’Italia dovrebbe spendere di più”.

Dopo gli attentati di Parigi ci sono militari nelle metro, vicino all’università e agli angoli delle strade. Cosa ne pensa dell’operazione “Strade sicure”?                             “Io mi aspetterei di vedere in strada la Polizia o i Carabinieri, mentre le Forze Armate dovrebbero difenderci verso l’esterno. La presenza dell’Esercito è innanzitutto un deterrente contro i microcrimini, ha un valore simbolico perché aumenta la coesione interna fra i cittadini, tuttavia la presenza delle Forze Armate è ambivalente: questa presenza andrebbe limitata nel tempo, genera confusione fra le diverse Armi. Che si stia facendo un uso politico dell’Esercito?” si chiede Valigi, che è perplesso riguardo all’indirizzo preso dalla nostra politica estera.

Ci spieghi meglio il valore simbolico dell’operazione.
“Personalmente sono simpatetico verso gli operatori delle Forze Armate, la mia analisi con è contro di loro ma parte dal punto di vista comunicativo; ritengo che la loro presenza non sia invasiva e si avvalga di strumenti comunicativi validi come la presenza di militari donne; tuttavia dopo gli attentati di Parigi i soldati erano visibilmente tesi e non era una bella sensazione. Visto che l’intelligence dovrebbe essere preventiva, basterebbe collocare più persone in borghese”.