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TematicheItalia ed EuropaL’istituzione della ZEE italiana

L’istituzione della ZEE italiana

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Con il parere unanime da parte del Senato della Repubblica viene così approvata la legge che istituisce una zona economica esclusiva (ZEE) che si estende fino a 200 miglia dalla costa italiana. In tal modo il nostro Paese potrà esercitare diritti di godimento esclusivo sulle risorse marittime e intraprendere azioni volte alla salvaguardia del paesaggio e della biodiversità.

L’importanza di questo passo, avvenuto comunque in ritardo rispetto ad altri attori mediterranei ed europei, non risiede solamente nella facoltà di poter gestire in maniera autonoma delle risorse e di un maggior carico di responsabilità verso l’ambiente marino ma anche nel fatto che, complessivamente, la ZEE italiana avrà un’estensione pari a circa un quinto dell’intero bacino Mediterraneo. Fattore che investe il Paese di notevoli responsabilità per la gestione di un’area così importante situata a metà tra Gibilterra e Suez.

Le zone economiche esclusive

Vengono così definite le aree marittime entro le 200 miglia nautiche adiacenti alle acque territoriali di uno stato in cui, il soggetto in questione, esercita diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, la ricerca scientifica, l’installazione di strutture artificiali (fisse o temporanee) e la protezione dell’ambiente marino.

Questo concetto giuridico prende vita nel 1982 con la firma della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS o Convenzione di Montego Bay entrata in vigore nel 1994) per porre un freno allo sfruttamento indiscriminato delle risorse ittiche. Ad oggi la quasi totalità dei paesi costieri e non hanno non solo firmato (167 nel 2016) ma anche ratificato (147 nel 2015) il documento, segno di una sentita esigenza di una regolamentazione degli spazi marittimi spesso oggetto di controversie anche tra membri della convenzione (Cina su tutti). Fa eccezione come non partecipante alla Convenzione la Turchia, quest’ultima soggetto, insieme alla Grecia, di notevoli controversie in merito alla sovranità di ampi tratti del Mar Egeo.

LA ZEE dell’Italia

L’istituzione della ZEE non solo porrà sotto il controllo esclusivo delle autorità italiane le 200 miglia nautiche adiacenti alla linea di base del nostro Paese ma darà uno strumento ulteriore per la tutela degli interessi nazionali nel Mediterraneo, l’indotto economico delle comunità costiere e una forte spinta alla cosiddetta Blue Economy.

L’iniziativa italiana si inserisce in un trend che ha visto nell’ultimo decennio una spinta verso la “territorializzazione” delle aree marittime che ha visto in rapida successione l’istituzione delle ZEE da parte di Egitto, Libano, Israele, Tunisia, Libia, Francia e Spagna. Come si può notare il processo di “territorializzazione” è stato particolarmente importante nel Mediterraneo occidentale in cui si sono aggiunti anche l’Algeria e il Marocco ponendo tutta l’area sotto il controllo delle varie autorità statali. Di diretto interesse italiano sono state le mosse di Tunisia e Croazia che hanno trasformato le loro preesistenti zone di protezione ecologica in ZEE.

L’Italia era quindi l’ultimo assente in questo circolo e ha definitivamente preso parte a questa partita, comprendendo forse come la salvaguardia degli interessi e delle strategie nazionali passi anche per l’esercizio di diritti di sovranità e di affermazione della propria presenza in un teatro, come quello mediterraneo, crogiolo di interessi degli attori più disparati.

Ora sarà necessario un provvedimento ad hoc per l’istituzione materiale della ZEE preceduto da accordi con gli Stati confinanti per la sua delimitazione, fattore non trascurabile dato che si dovrà negoziare con quasi tutti gli stati confinanti. Riprova non solo del ritardo ma della posizione, spesso subordinata, cui si trova troppo spesso il nostro Paese nell’agone internazionale.

Opportunità per il futuro

Come già affermato per quanto concerne le infrastrutture marittime e portuali, l’Italia si presenta in netto ritardo alla partita per il controllo degli interessi nel Mediterraneo. La scelta di istituire una ZEE si inserisce in uno scenario alquanto incerto ma con una peculiarità che potrebbe giocare a vantaggio di Roma. Per la prima volta da oltre un decennio l’Italia è un paese che spende e investe invece che operare tagli in ottica di salvaguardia del debito pubblico. La situazione pandemica ha obbligato le autorità a investire pesantemente su una rapida modernizzazione del Paese e nelle aree chiave per il suo sviluppo.

La ZEE in questo contesto potrebbe essere quindi una mossa che, se supportata da un processo di crescita e innovazione adeguato, potrà dare nuovo lustro al ruolo italiano nel Mediterraneo. Lo sfruttamento (sostenibile) delle risorse marine e del sottosuolo, lo sviluppo di una rete infrastrutturale marittima competitiva e una posizione più decisa sulla salvaguardia dei propri interessi saranno alcuni degli elementi cardine per incrementare la propria influenza anche in ottica continentale.

La strada per acquisire una posizione di maggior rilievo nello scenario internazionale e regionale è oggi molto più praticabile che in passato (dati gli investimenti) e qualora non sia percorsa comporterebbe il rischio di portare il paese ai margini della comunità sia europea che mediterranea con un serio roll-back fatale per la competitività delle imprese nazionali e per la società italiana.

Emanuele Appolloni,
Geopolitica.info

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