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TematicheItalia ed EuropaL’Islam e il pensiero greco: al-Farabi

L’Islam e il pensiero greco: al-Farabi

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Le tradizioni sapienziali greche, sviluppatesi dai contributi filosofici di Platone ed Aristotele, non solo hanno posto le basi per la nascita e lo sviluppo di concetti cardine come Stato, Politica, Etica nel mondo Occidentale, ma hanno segnato anche indelebilmente la storia dell’Islam. A partire dal IX secolo filosofi arabi, turchi, berberi e persiani cominciarono ad interrogarsi sul ruolo che la filosofia avrebbe potuto occupare all’interno del percorso di ricerca della verità ultima. La religione non sembrava essere l’unico strumento di investigazione sia del mondo reale che di quello divino. La ragione e l’intelletto offrivano una nuova chiave di lettura, risposte che l’Islam sembrava non riuscire ad offrire, attirando l’interesse di importanti intellettuali, come ad esempio il turco al-Fārābī, il persiano Avicenna e il berbero Averroè. La ricerca musulmana della religione, in chiave filosofica, ha anche prodotto importanti contributi in ambito politico e istituzionale e per questo fondamentale per comprendere l’evoluzione del concetto di stato, di governo e di suddito in Medioriente, tra il IX e il XIV secolo. L’articolo inaugura una serie più ampia di approfondimenti sull’Islam e il pensiero greco classico.

Dopo la caduta del califfato Omayyade, nel 750, si instaurò una nuova dinastia di califfi, gli Abbasidi, che fu artefice di una fioritura intellettuale ed artistica paragonabile all’Umanesimo e al Rinascimento italiano. Furono in particolare al-Mansūr (754-775) e suo figlio al al-Mahdī (775-785) che posero le basi per le prime traduzioni dal greco all’arabo delle opere di Aristotele. Il perché è molto complicato da riassumere. Dimitri Gutas, nel suo libro Pensiero greco e cultura araba, evidenzia diversi aspetti chiave per comprendere il fenomeno della nascita delle scuole di traduzione: da una parte la necessità di legare saldamente il potere califfale con la popolazione persiana del Khorāsān, di fede zoroastriana, che diede un aiuto essenziale per la vittoria abbaside, dall’altro la necessità di offrire ai musulmani strumenti dialettici e logici per difendersi dal proselitismo cristiano, in particolare quello nestoriano, calcedone e monofisita, e successivamente dai manichei e i marcioniti. In questo quadro si inserisce la traduzione dei Topici di Aristotele e, qualche anno dopo, della Fisica.

Sebbene Aristotele ebbe un ruolo preponderante all’interno del sistema di traduzione, alcune delle sue opere non furono tradotte direttamente dai suoi scritti. Tra il III e il VI secolo pose le sue radici in Europa la scuola filosofica neoplatonica la quale, in alcune particolari sedi, come quella ad Atene e ad Alessandria, insegnava un neoplatonismo influenzato notevolmente dagli scritti aristotelici. Il risultato fu che alcune opere, di estrema rilevanza per la filosofia araba, vennero identificate come aristoteliche ma in realtà erano neoplatoniche. L’esempio più significativo è le Enneadi, opera di Plotino, giunta solo parzialmente nel mondo musulmano con il titolo la pseudo – Teologia di Aristotele.

In questo contesto estremamente dinamico e ricco si inserisce la figura di al-Fārābī (m.950). Riconosciuto da tutti come il fondatore e il padre della filosofia politica nel mondo musulmano, al-Fārābī introdurrà sistematicamente strumenti del pensiero aristotelico, e in parte platonico, per proporre un’interpretazione alternativa a quella offerta dall’Islam. I suoi studi lo porteranno a scontrarsi con la tradizione classica, in particolare quando giunse al riconoscimento della superiorità della filosofia nei confronti della religione come vero e affidabile strumento per comprendere il senso ultimo delle cose.

La bibliografia del filosofo turco, giunta fino ai giorni nostri, non ci permette di offrire una sommaria panoramica su tutti i suoi lavori. La complessità dei temi trattati e l’articolato registro stilistico utilizzato ci porterebbero ad analisi parziali e superficiali.

Patricia Crone, in Medieval Islamic Political Thought, offre una dettagliata descrizione dei lavori di al-Fārābī, soffermandosi soprattutto sui suoi lavori politici, quelli per noi di maggior interesse.

È opportuno ricordare che non esistevano testi politici aristotelici tradotti dal greco all’arabo. La Politica di Aristotele era sconosciuta ad al-Fārābī. Sappiamo con certezza che poté consultare l’Etica Nicomachea, ma il fulcro del suo pensiero politico deve essere ricercato negli scritti platonici, da lui dettagliatamente studiati, che gli permisero di entrare in contatto con una certa letteratura di stampo utopistico sconosciuta al mondo musulmano.

L’opera principale di al-Fārābī è La Città Virtuosa, الّمَدِينَةُ الْفَاضِلَةُ. In questo scritto egli cerca di trovare una sintesi teorica e pratica tra gli insegnamenti platonici su come si sarebbe dovuta organizzare ed amministrare una città e la dottrina musulmana.

Partendo dal desiderio di sovrapporre concettualmente l’idea platonica di città-stato ideale con la umma musulmana, al-Fārābī identifica nel filosofo l’unica persona dotata di intelletto e di qualità talmente alte e assolute da poter raggiungere la vera felicità, quella che il popolo identifica con il Paradiso, e la realtà ultima. Si sofferma ad analizzare le diverse qualità che deve avere la città per poter soddisfare i bisogni dei sudditi e dei cittadini, si domanda in che rapporto si pongono la legge rivelata e la legge scritta, quella data dagli uomini per gli uomini senza l’intercessione divina. Infine, seguendo gli insegnamenti di Platone, evidenzia quali possono essere le degenerazioni che la città può subire qualora fosse governata da un sovrano non degno e corrotto.

Quest’opera è di grande importanza per chiunque desideri studiare e provare a comprendere l’evoluzione del concetto di stato e di governo all’interno del mondo musulmano classico. Inoltre, gli studi che al-Fārābī ha compiuto nel campo della filosofia politica influenzeranno notevolmente due dei più importanti filosofi della storia dell’Islam: Avicenna ed Averroè.

I lavori prodotti da al-Fārābī risultano ancora oggi essere di particolare interesse per chiunque desideri approcciarsi allo studio delle scienze politiche nel mondo musulmano. Nonostante la complessità dei temi trattati, la distanza linguistica e culturale con l’Occidente contemporaneo, lo studio della filosofia farabiana rimane una pietra miliare nella storia musulmana. Inoltre, la letteratura nata dopo la sua morte, tra estimatori e detrattori, è considerata di primaria importanza per le conseguenze politiche, sociali, teologiche da essa sviluppatesi.

Davide Marcantoni,
Geopolitica.info

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