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L’interconnessione globale nell’era delle rinnovabili: utopia o la via verso un mondo nuovo?

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L’interessante articolo di Raimondo Fabbri sul terzo forum dedicato alla Belt Road Initiave, organizzato dal governo cinese in occasione del decennale del discorso di Xi Jinping, nel quale richiamò l’esperienza della “Via della seta”, ribadisce la centralità delle interconnessioni nell’economia mondiale e nelle relazioni internazionali. Un progetto, quello della BRI, presentato come strumento di sviluppo strutturale delle reti logistiche e commerciali con accesso diffuso per tutti i Paesi, avrebbe comunque l’effetto di rafforzare la presenza economica e il ruolo politico di Pechino nel contesto mondiale, incrementandone  soprattutto l’egemonia nelle aree del Sud del mondo.

Questo modello di interconnessione, come quelli delle telecomunicazioni e del sistema energetico basato sui fossili rimangono sempre legati al primato del Paese possessore delle tecnologie o, nel caso delle energie da fossili, degli Stati dove sono ubicati i giacimenti. Nella prospettiva futura di un mondo che produrrà energia sostenibile da fonti rinnovabili, fonti nella disponibilità di tutti, avremo invece la possibilità di un modello di interconnessioni delle reti di trasmisione globale tale da garantire a tutti l’accesso all’energia? 

La “sfida progettuale” è già iniziata; come vedremo in seguito, il protagonismo degli Stati è diffuso.

Le interconnessioni sono già comunque operative in diverse aree del mondo, anche se esistono ancora molte difficoltà diffuse in gran parte degli Stati. Facendo riferimento all’Europa e al Nord America, le reti di trasmissione elettrica sono state gradualmente interconnesse a partire dagli anni ’50 del secolo scorso per esigenze di sicurezza di funzionamento, sfruttando l’apporto di regioni limitrofe e riducendo così l’entità della capacità di riserva. Le reti elettriche statunitensi (ad eccezione del Texas, che non ha, deliberatamente, alcuna interconnessione elettrica con gli altri stati, e in questo modo si sottrae alla regolazione delle autorità federali) e canadesi, ad esempio, hanno già un livello di integrazione decisamente elevato con circa tre dozzine di grandi interconnessioni bidirezionali in funzione. 

La funzione delle interconnessioni è evoluta poi, a partire dagli anni ’70 verso scambi di energia basati su contratti di medio-lungo termine che hanno sfruttato il differenziale dei prezzi tra i parchi di generazione elettrica nei vari Paesi. Tornando ai giorni d’oggi, a seguito delle norme UE sulla liberalizzazione dei mercati nazionali dell’elettricità, le linee di interconnessione sono sempre più utilizzate per gli scambi transfrontalieri, come abbiamo visto anche per l’esperienza italiana con i Paesi confinanti, risultanti dai meccanismi di mercato a breve termine. In aggiunta alle funzioni sopra descritte, le interconnessioni sono attualmente chiamate a svolgere un ulteriore ruolo di bilanciamento per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili prevalentemente di tipo variabile e caratterizzate da una distribuzione geografica molto squilibrata rispetto alla localizzazione dei centri di carico. Nell’ambito dell’Unione Europea, molti i programmi compiuti tra Paesi limitrofi, con la realizzazione di reti interconnesse territoriali (abbiamo descritto quelle italiane verso i Paesi confinanti), ne citiamo di seguito ancora alcuni di portata significativa sul piano tecnico e dell’integrazione europea: progettato dal 2008, il Baltic Energy Market Interconnection (BEMIP) ha avuto l’obiettivo di integrare i Paesi membri UE della regione Baltico (Estonia, Lituania e Lettonia) con la rete degli altri Paesi UE confinanti. Sempre in UE,  Francia e Irlanda puntano a realizzare entro il 2026-2027 un nuovo collegamento elettrico sottomarino HVDC (High voltage direct current), con una capacità di 700 MW e lungo 575 km tra la Bretagna e la contea di Cork. Si tratta di un progetto di interesse comune europeo, battezzato Celtic Interconnector, che consentirà ai due Paesi di aumentare la sicurezza delle rispettive forniture energetiche e favorire gli scambi di elettricità generata con fonti rinnovabili. Altro progetto di gran respiro intercontinentale è l’Interconnettore EuroAfrica, il cavo sottomarino per la trasmissione di energia elettrica che si snoderà sull’asse Cairo-Nicosia. Lungo 1.707 km e capace di trasportare 2.000 MW di energia, unirà l’Egitto all’Europa continentale attraverso Cipro, facendo del paese dei Faraoni un hub energetico per l’Africa, che dunque sarà collegata anche a sud-est al continente europeo. Più precisamente il cavo passerà dall’Egitto a Cipro, da Cipro a Creta e da Creta all’Attica in Grecia.

Citiamo altre opere di collegamento significative, fuori dal perimetro e dai rapporti dell’Unione Europea, che aiutano a comprendere come gli investimenti in atto possano portare alla realizzazione di una “magliatura” diffusa della rete con possibili sviluppi di carattere economico e politico. Una prima interconnessione HVDC su larga scala in Medio Oriente e Nord Africa è stata aggiudicata per i lavori nel 2021. L’interconnessione, dal valore di 1,8 miliardi di dollari di investimento, permetterà al Regno dell’Arabia Saudita e alla Repubblica Araba d’Egitto di scambiare fino a 3.000 MW di elettricità – molti dei quali dovrebbero essere generati a breve termine da fonti di energia rinnovabili. L’Egitto con questa infrastruttura rafforzerà le capacità di tenuta della trasmissione elettrica interna e il suo ruolo determinante nel continente africano consolidando anche le linee di trasmissione elettrica con i Paesi della regione, tra cui la Giordania, il Sudan e la Libia. Il Regno Saudita mira invece a costruire la più grande rete elettrica della regione MENA attraverso progetti di interconnessione energetica, al fine di consentire a Riyadh di diventare un polo regionale per la fornitura di energia da rinnovabili. Di recente i ministri dell’energia saudita ed iracheno hanno parlato dell’evoluzione del progetto di interconnessione elettrica tra Iraq e Arabia Saudita, che contribuirà a rinforzare la tenuta delle reti elettriche, ottenere risparmi e sostituire gradualmente il mix energetico. 

In Sud-America, è di questi giorni la notizia che i governi di Colombia e Panama, attraverso i rispettivi ministeri dell’Energia, hanno concordato l’agenda per costruire una linea elettrica di collegamento tra i due Stati, importante infrastruttura di connessione tra il Sud e il Centro America, che potrebbe dare sostegno al potenziamento delle reti elettriche degli altri Paesi centroamericani; altro governo protagonista delle iniziative di sviluppo delle reti di interconnessione, è il governo della Bolivia che, dopo aver realizzato il collegamento con il nord dell’Argentina, esportando energia elettrica, prevalentemente idrica, si è impegnato a diventare uno dei principali fornitori di elettricità per il mercato brasiliano. In questo quadro si effettuano studi per l’interconnessione con quel paese. Prendendo spunto dal già riportato progetto Global Gateway, nella parte di cooperazione UE e Paesi dell’ASEAN (Comunità dei Paesi del Sud Est Asiatico), ed in particolare nel capitolo “Sustainable Connectivity”, sono previsti interventi di potenziamento delle linee elettriche e di interconnessione finalizzati allo sviluppo delle fonti rinnovabili che riguarderanno le Filippine, il Vietnam, l’Indonesia e la Cambogia.

Altri sono i progetti ambiziosi e a lunga programmazione, che comunque evidenziano idee in sintonia con l’obiettivo dell’interconnessione globale attraverso investimenti pubblici, privati e di istituzioni finanziarie internazionali:

Nel novembre 2021, l’allora Presidente cileno Piñera annunciò il programma Antípodas, cioè la possibilità di sfruttare le potenzialità del deserto di Atacama, una delle regioni del mondo con la più alta radiazione solare, installando una potenza FV compresa tra 200 e 600 GW (per dare un’idea, in Europa a fine 2020 erano in funzione 170 GW), e trasportando l’energia prodotta attraverso un impianto sottomarino di 15.000 km, collegato con i Paesi asiatici. Con un vantaggio legato alla stagionalità, infatti quando in Cile è giorno, nel Pacifico c’è la notte, e quando in Asia è inverno, l’emisfero Sud è invece in piena estate.

Ancora nel 2021, la società australiana di scopo Sun Cable comunicò di aver ultimato gli studi per l’infrastrutturazione del mega impianto PowerLink Australia-ASEAN, impianto di interconnessione attraverso un cavo sottomarino HVDC di 3.800 km, che collegherà il parco solare australiano in via di realizzazione Tennant Creek con Singapore. 

Recente è anche il Xlinks Morocco-UK Power Project, stimato per 16 miliardi di sterline di investimento, che prevede la generazione di 10,5 GW di elettricità dal sole e dal vento a zero emissioni di carbonio per fornire 3,6 GW di energia affidabile per una media di oltre 20 ore al giorno. La produzione di 26 TWh/anno nel Regno Unito, che corrisponde al 7,5% della domanda del Paese, sarà trasmessa attraverso un elettrodotto di 3.800 km e che attraverserà i mari di Spagna, Portogallo e Francia. 

Da citare infine lo studio promosso dal 2011 dal Renewable Energy Institute, associazione internazionale fra i principali ricercatori ed esperti del settore delle rinnovabili, definito Asia Super Grid, un maxi collegamento tra alcuni Paesi asiatici – Giappone, Repubblica della Corea del Sud, Repubblica Popolare Cinese, Mongolia – e la Federazione Russa. Prospettiva complessa e di difficile attuazione, ancora di più messa in discussione dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Cina si è comunque caratterizzata anche in questo caso con un progetto ambizioso che guarda all’intero pianeta, il Global Energy Interconnection (GEI). Nel 2019 infatti, la Cina ha presentato uno studio di fattibilità attraverso la Global Energy Interconnection Development and Cooperation Organization (GEIDCO), un’organizzazione internazionale di aziende, associazioni, istituzioni e studiosi che si dedicano a promuovere lo sviluppo sostenibile dell’energia in tutto il mondo e che mira a realizzare una rete mondiale di trasmissione UHV, in grado di garantire energia elettrica fra i continenti. Il progetto è stato promosso dall’azienda statale cinese State Grid Corporation of China, la più grande impresa elettrica al mondo.

L’obiettivo finale del Global Energy Interconnection è quello di stabilire l’interconnessione mondiale delle reti elettriche entro il 2050 per ottimizzare l’uso dell’elettricità proveniente da ogni centrale elettrica del pianeta, utilizzando linee supercritiche UHV (ultra-alta tensione) per la trasmissione veloce e a lunga distanza e reti intelligenti per aumentare l’efficienza degli usi finali.

E’ un progetto ambizioso, oggi allo stato teorico, ma con un’idea di energia globalizzata, fruibile per tutti ed in sintonia con i programmi di accesso all’energia e di democratizzazione energetica. 

Programmi e progetti di grande portata, che presuppongono investimenti importanti, aziende strutturate con professionalità consolidate (la “nostra” Terna si candida come leader delle interconnessioni nel Mediterraneo), accompagnati da una rete di relazioni politiche ed economiche solide, con visioni lungimiranti. Sarà proprio la politica a determinarne l’effettività.

Le interconnessioni  da rinnovabili rappresentano pertanto, la possibilità concreta per un “circuito energetico virtuoso”; come abbiamo potuto descrivere, ci sono al momento “lavori progettuali in corso” per globalizzare la sicurezza degli approvvigionamenti, uno sviluppo sostenibile e la decarbonizzazione del mix energetico, il contenimento dei prezzi finali. 

Tutto ciò mira ad un vero e proprio “villaggio energetico globale” in cui l’energia elettrica sarebbe fornita da fonti rinnovabili, situate in varie parti del mondo e distribuita attraverso una rete di interconnessioni fatta di elettrodotti ad elevata capacità. Nello specifico, la rete mondiale sarebbe costituita da linee di trasmissione energetica che metterebbero in connessione e distribuirebbero energia tra gli enormi impianti di energia solare situati e realizzabili intorno all’Equatore e le stazioni di energia eolica presenti all’Artico o altre opportunità offerte dalla natura in tutto il pianeta. La “nuova” energia può unire i popoli e creare nuovi mercati equamente diffusi: grazie alla tecnologia di ultima generazione e al ruolo delle reti; la possibilità di uno sviluppo sostenibile dei mercati elettrici non è affatto soltanto utopia.

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