L’interconnessione elettrica euro-mediterranea: utopia o concreto progetto di cooperazione?

Nei rapporti tra Unione Europea e i Paesi dell’Area Mediterranea, i temi energetici sono sempre stati al centro dell’agenda delle politiche di cooperazione. Un paragrafo della Dichiarazione di Barcellona del 1995, programma di partenariato promosso dall’Unione Europea e da altri 12 Stati della regione mediterranea, così recita: “i partecipanti riconoscono il ruolo centrale del settore energetico nel partenariato economico euromediterraneo e decidono di rafforzare la cooperazione e di intensificare il dialogo nel settore delle politiche energetiche; decidono inoltre di creare adeguate condizioni quadro per gli investimenti e le attività delle società operanti nel campo dell’energia, cooperando per creare condizioni che permettano a tali società di estendere le reti energetiche e promuovere le interconnessioni”. 

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Negli anni successivi, anche con la costituzione dell’Unione per il Mediterraneo nel 2008, questi temi hanno assunto ulteriori motivi di interesse comune: la certezza della continuità negli approvvigionamenti degli idrocarburi (petrolio e gas naturale), ad esempio, continua oggi ad essere uno dei punti nodali di questo legame tra la sponda meridionale (area di produzione) e sponda settentrionale (mercati europeo di consumo energetico). Siamo però entrati nel periodo che, in coerenza con le scelte internazionali di lotta al cambiamento climatico e alla sostituzione del mix energetico, con il passaggio da un utilizzo maggioritario del fossile alla crescita esponenziale delle Fonti di Energia Rinnovabile, la cooperazione nella trasmissione e trasporto dell’energia elettrica prodotto proprio da fonti sostenibili, sarà determinante.

A tal proposito, il progetto di interconnessione elettrica, è indubbiamente tra i più sfidanti tra quelli individuati nella collaborazione euro-mediterranea. Il programma, sin dalla sua prima ipotesi, prevede il completamento dei collegamenti tra le infrastrutture di trasmissione di elettricità dei 24 paesi che circondano il Mediterraneo, comprensivi di Bulgaria, Giordania e Portogallo, che seppur non bagnate da questo mare, risultano tecnicamente fondamentali per il completamento del progetto. Questo anello formato in continuità dalle varie reti nazionali diverrebbe inoltre, secondo i piani dell’UE, parte del sistema del Trans European Energy Networks (TEN-E), un collegamento che, a regime in un lungo periodo, verrebbe esteso fino a congiungere la rete europea con quella dell’intera area MENA (Middle East and North Africa), valorizzando il potenziale energetico del bacino mediterraneo in un contesto molto più ampio.

Il MedRing, così è stato denominato il progetto di interconnessione elettrica euro-mediterraneo, condiviso in via definitiva nel 2003 da una rete di collaborazione europea e dei Paesi del Sud e dell’est mediterraneo, nel 2010 è stato riproposto con l’inserimento nel programma di integrazione dei mercati energetici euro mediterranei MED-EMIP (Euro-Mediterranean Energy Market Integration Project). 

In questo contesto si è avuta conferma del divario tecnico esistente tra la realizzazione dell’interconnessione delle reti di trasmissione e dei sistemi energetici in generale, tra un’area dell’arco mediterraneo, che va dalla Turchia all’Europa e ai paesi del Maghreb, che ha registrato sostanziali progressi, e quello del resto della sponda mediorientale (Libia, Egitto, Israele, Territori Palestinesi, Giordania, Siria e Libano), condizionato da frammentazioni tecniche e logistiche, contrasti geopolitici e bellici. Le interconnessioni tra le reti elettriche di Siria e Libano; di Libia e Tunisia; di Turchia e Siria; di Israele con i paesi limitrofi, sono ancora caratterizzate da infrastrutture non sufficienti e non tecnologicamente adeguate per il completamento dell’opera; pertanto gli interventi necessari al potenziamento avrebbero bisogno di risorse significative. 

Scontate le difficoltà di programmatiche con l’allungamento dei tempi di progettazione, nel 2018, su iniziativa di MED-TSO, – l’Associazione dei Gestori dei Sistemi di Trasmissione del Mediterraneo (TSO) per l’energia elettrica, che sovraintendono alle Reti di Trasmissione ad Alta Tensione di 19 Paesi del Mediterraneo -, il progetto Medring è stata rilanciato con il programma “Master Plan of the Mediterranean Electricity Interconnections” (MMP). L’ultimo MMP, redatto nel 2018 all’interno del “Mediterranean Project”, programma co-finanziato dalla Commissione Europea, prevede un investimento globale di 16 miliardi di euro per quattordici progetti finalizzati all’esecuzione di 2.200 km di reti di interconnessioni transfrontaliere, che potrebbero essere realizzate per favorire l’aumento degli scambi di energia tra i Paesi dell’area mediterranea secondo gli scenari previsti all’anno 2030. 

I progetti identificati sono i seguenti: Marocco-Portogallo, Marocco-Spagna, Spagna – Algeria, Algeria – Tunisia, Algeria – Italia (via Sardegna-Corsica), Algeria – Tunisia, Tunisia – Libia – Egitto, Tunisia – Italia, Egitto – Turchia, Egitto – Giordania, Giordania – Siria – Turchia, Turchia – Israele, Israele – Cipro – Grecia, Grecia – Turchia – Bulgaria. 

La realizzazione dei progetti sopraindicati, se realizzata, garantirebbe: 

  • Sicurezza energetica, con infrastrutture funzionali soprattutto allo sviluppo delle rinnovabili, a partire dalle produzioni di solare ed eolico, particolarmente diffuse in questa area geografica.
  • Un settore elettrico e delle rinnovabili conseguentemente sempre più in assetto connesso tra le sponde del Mediterraneo.
  • Potenziamento degli scambi tecnici tra i Paesi della regione euro-mediterranea; 
  • Una collaborazione strutturale foriera di un dialogo politico necessario agli equilibri dell’area. 

Questo sarà lo sforzo complessivo che dovrà essere sostenuto nei prossimi anni per l’interconnessione elettrica dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e dare vita a un’unica, grande rete sostenibile e capace di rifornire una popolazione di circa 500 milioni, soprattutto in vista di un utilizzo sempre più diffuso delle energie rinnovabili previsto dal New Green Deal Europeo e dai progetti dei singoli Stati dei Paesi del Sud e dell’Est Mediterraneo. 

Nell’ambito del programma e dell’assetto definitivo della rete ultimata, l’Italia dovrebbe giocare un ruolo importante per la posizione geografica centrale, attraverso i piani sopracitati di interconnessione con Algeria e Tunisia e anche con il Montenegro, che diventerà l’hub balcanico della trasmissione elettrica, con la realizzazione di un elettrodotto submarino di collegamento con la rete italiana realizzato da TERNA, la nostra società leader del settore. 


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Gli investimenti nelle energie sostenibili saranno pertanto alla base del nuovo modello di sviluppo che dovrebbe caratterizzare i prossimi anni, soprattutto nell’indirizzo delle risorse per la ripartenza economica post-pandemia. Alla politica il compito di definire scelte coraggiose che supportino la realizzazione di infrastrutture che coniughino efficienza tecnica, miglioramento dei servizi e un accesso universale all’energia.

Non completare questo ambizioso programma di “rete connessa”, significherebbe deprimere non soltanto un’iniziativa dal grande valore infrastrutturale, ma anche non favorire un orizzonte di miglioramento dei rapporti politici e degli scambi commerciali e sociali, rafforzando un ruolo guida dell’Unione Europea nelle politiche nell’area. 

Antonello Assogna,
Fondazione Ezio Tarantelli