L’Iniziativa dei Tre Mari. Geopolitica delle infrastrutture fra la Nuova Europa e GeRussia

Il Trimarium è un progetto le cui origini risalgono alla disintegrazione dell’impero austro-ungarico in seguito alla prima guerra mondiale e che rappresenta pienamente l’idea di una fattiva collaborazione fra i paesi dell’Europa centrale coltivata per almeno un secolo. 

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In questa direzione il Three Seas Initiative inaugurato nel 2015 come piattaforma politica cui hanno aderito 12 Stati membri dell’UE situati tra l’Adriatico, il Mar Baltico e il Mar Nero: Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia, intende riprendere le suggestioni di unità dello spazio geografico contenente tre microregioni (Polonia), i Balcani e il nucleo dei paesi stricto sensu centrali (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Slovenia), estendendosi tra il Mar Baltico, il Mar Nero e l’Adriatico. Un obiettivo raggiungibile attraverso il rafforzamento dei legami tra gli stati membri, con particolare attenzione alle infrastrutture energetiche e  all’interconnettività digitale, concentrando gli sforzi nella realizzazione di piattaforme per il commercio digitale potenziato, nella ricerca e nell’elaborazione di un piano per una vera e propria autostrada digitale dei tre mari che collegherà la regione attraverso l’infrastruttura di comunicazione, le fibre ottiche e infine il 5G. Il miglioramento di queste connessioni infrastrutturali, nelle intenzioni dei promotori, è la condizione essenziale per la costruzione di un’area di stabilità che possa contribuire ad una crescita economica tale da colmare il divario economico est – ovest all’interno dell’UE, ribadendo il fondamentale legame transatlantico con gli USA. Tra i progetti indicati come prioritari, oltre a quelli legati all’economia digitale, vi sono senza dubbio quelli che riguardano i trasporti e l’energia, giudicati come le aree più promettenti e con un alto valore aggiunto

L’alleanza infrastrutturale
L’importanza del progetto emerge chiaramente dall’intento dichiarato di creare un’unione strategica che dal Mar Baltico si snodi fino all’Adriatico ed al Mar Nero. Attraverso tale intesa, si è data vita di fatto, ad una “cintura” che da un lato tiene la Russia fuori dall’Est Europa e, dall’altro, si radica nell’area dell’influenza economica e politica tedesca. Quest’area volge come detto lo sguardo a Washington che ne ricambia l’interesse dato che sia il gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) che l’Iniziativa dei tre mari possono essere utilizzati proprio come strumenti per separare fisicamente l’UE e la Russia, influenzare gli interessi tedeschi e portare alla creazione di un collegamento fra i due mari del fronte orientale della NATO: il Mar Nero e il Mar Baltico. Inoltre vi è la partita strategica: la cooperazione nel settore del gas. La costruzione di un corridoio del gas nord-sud, prevista già prima del 2015, avrebbe dovuto consentire la trasmissione del gas tra il terminal polacco del gnl a Inowinoujście e il terminal del gas croato sull’isola di Krk. Da questo punto di vista appaiono chiare le motivazioni che hanno spinto gli USA ad inserire l’Adriatico tra le priorità della propria agenda strategica, partendo dal gas, che lo unisce fisicamente ed ideologicamente ai mari del nord. Non è un caso che l’oro blu sia stato uno dei punti chiave del vertice del Three Seas Initiative svoltosi a Lubiana nel 2019, in cui il segretario all’energia statunitense Rick Perry ha avallato una serie di progetti infrastrutturali miranti a realizzare l’effettiva autonomia dei partner orientali dal gas russo. Tra l’altro in quella sede sono stati concordati altre iniziative del genere, rilevanti anche per la NATO, che per tali ragioni vedrà una serie di investimenti in tubazioni di metano e impianti di rigassificazione. Per comprendere le reali intenzioni dell’alleanza, è utile sottolineare la creazione del Three Seas Initiative Investment Fund (3SIIF), con l’Amber Infrastrutcture Group nella veste di consulente esclusivo. Questo fondo commerciale sarà dedicato agli investimenti nelle infrastrutture critiche dell’Europa centrale e orientale. In particolare da come si può comodamente evincere, il 3SIIF che punterà ad alcuni progetti energetici, di trasporto e di infrastrutture digitali nella regione dei tre mari, avrà a disposizione un fondo iniziale di 520 milioni di euro in impegni di capitale effettuati da investitori chiave, tra cui Bank Gospodarstwa Krajowego (BGK) ed EximBank, rispettivamente istituzioni finanziarie nazionali per lo sviluppo della Romania e della Polonia. Infine a sancire l’importanza geopolitica di questa iniziativa il Segretario di Stato Mike Pompeo ha manifestato in occasione dell’ultima Conferenza sulla sicurezza svoltasi a Monaco nel febbraio scorso, la volontà degli USA di essere pronti a stanziare 1 miliardo di dollari per l’Iniziativa dei Tre Mari.

Three Seas Initiative: la partita energetica con GeRussia
«L’interesse principale della politica estera americana nell’ultimo secolo, durante la Prima e la Seconda guerra mondiale e durante la Guerra fredda, sta nella relazione tra la Germania e la Russia. In effetti questi due Paesi uniti sono il solo potere che possa minacciarci. Il nostro principale interesse è di assicurarci che questo non accada». Con queste parole il politologo americano George Friedman, durante una conferenza al Chicago Council on Global Affairs, descriveva gli obiettivi statunitensi in un teatro come il Trimarium, in cui il progetto geopolitico a base economica supportato dagli Stati Uniti d’America che vuole strutturare l’Europa del centro in forma antirussa (e antitedesca soprattutto per la parte polacca). La cornice entro cui si svolge questo confronto geopolitico fra i paesi della Nuova Europa (così ribattezzata nel 2003 da Donald Rumsfeld) e GeRussia è quella dell’energia. L’importanza strategica del gasdotto Nord Stream, vero e proprio cordone ombelicale che lega Mosca e Berlino, bypassando proprio i vicini insofferenti alla storica collaborazione fra l’orso russo e l’egemone tedesco, è l’osservato speciale del gruppo del Three Seas Inititiative la  cui volontà espressamente dichiarata, anche se non totalmente condivisa (Cechia, Slovacchia ed Ungheria) è quella di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia ed indebolire il traino tedesco nell’Unione Europea. Obiettivo anche dell’amministrazione statunitense che nell’accordo con l’UE per ridurre tutte le tariffe e le barriere commerciali sui prodotti industriali non automobilistici, mira ad esportare più gas in Europa sfruttando in questo senso le ambizioni polacche di trasformarsi in hub europeo del gas alternativo a Russia e Germania.

Il sistema di porti, ferrovie, autostrade e soprattutto di condutture energetiche concepito dai paesi un tempo satelliti dell’Unione Sovietica rappresenta per la strategia dell’amministrazione di Washington, che a più riprese ha garantito il suo pieno sostegno alla Three Seas Initiative, un’opportunità per rafforzare le economie dei principali alleati degli Stati Uniti nella regione e indubbiamente per ridurne la dipendenza dalle importazioni di energia dalla Russia, una delle principali preoccupazioni di Washington. Parlando al vertice dell’Iniziativa dei Tre Mari del 2017 a Varsavia, il Presidente Trump ha affermato che «il progetto trasformerà e ricostruirà l’intera regione e assicurerà che la vostra infrastruttura, come il vostro impegno per la libertà e lo stato di diritto, vi legherà a tutta l’Europa e, in effetti, a l’ovest». Oltre al sostegno politico dunque gli Stati Uniti mirano anche a contribuire, stimolando gli investimenti privati ​​in alcuni dei progetti infrastrutturali dell’alleanza che qualora acquisisse consapevole soggettività, come ha attentamente osservato Dario Fabbri «potrebbe causare la definitiva frantumazione dell’integrazione continentale, sabotare la sfera di influenza tedesca, rendere arroventata la competizione russo-americana» divenendo simultaneamente lo spazio fisico dirimente per il futuro del continente e l’arbitro nella competizione per la massa eurasiatica.

Raimondo Fabbri,
Fondazione Fare Futuro