L’ingerenza turca nei social media

A seguito di una proposta del partito conservatore Akp del presidente Erdogan, si è votato in Turchia nelle scorse ore una nuova legge che riconosce al governo nuovi strumenti per regolare i contenuti sui social media.

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Di fatto, dal prossimo primo ottobre, le piattaforme con oltre un milione di utenti al giorno, come Facebook, Twitter e YouTube, dovranno nominare un rappresentante legale turco che registri i dati dei propri utenti, in modo da renderli accessibili alla magistratura qualora ce ne fosse bisogno.

Per molti osservatori questo provvedimento è in linea con la politica autoritaria, sempre più aggressiva, adottata negli ultimi anni dal leader turco Erdogan. Una politica aggressiva che non riguarda però solo gli affari interni ma anche quelli esteri e religiosi.

La scorsa settimana, tra Ankara e Atene, abbiamo assistito ad un’escalation di tensione circa Kastellorizo, una piccola isola greca di neppure 10km quadrati. Abitata da meno di 500 persone e celebre al grande pubblico per essere stata la location del film “Mediterraneo”, Kastellorizo dista circa 80 miglia nautiche da Rodi ma solo 3 dalle coste turche. Uno spazio irrisorio quindi a confronto. Il perché di questa assegnazione è da ricercare nel trattato di Parigi del 1947 che,nella spartizione dei territori, decise di assegnare Kastellorizo ad Atene.

Nessuno in quei tempi avrebbe mai immaginato che una così minima porzione di terra potesse essere oggetto di disputa territoriale. Il motivo principale di questa disputa è però da ricercare nella più ampia partita relativa alla definizione delle zone economiche esclusive per lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mediterraneo. Un contenzioso che solo il diritto internazionale e le organizzazioni sovranazionali potranno ora risolvere.

Non è secondario il fatto che tra Ankara e Atene i rapporti non siano stati ottimali negli ultimi decenni. Tutt’altro. Innanzitutto la Grecia non ha mai tollerato la nascita della Repubblica Turca di Cipro del Nord, avvenuta unilateralmente nel 1983 e mai riconosciuta da alcun Paese al mondo, per paura che tale avvenimento potesse poi ripetersi in altre zone del Mediterraneo.


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Ciò che emerge da questa situazione è la conferma di una sempre più spregiudicata politica del padre/padrone di Ankara
Erdogan. Lo stesso Erdogan che ha suscitato scalpore quando ha comunicato la scelta unilaterale di trasformare Santa Sofia, basilica cristiana ortodossa dal 562, in una moschea. Un segno provocatorio che ha comportato la presa di posizione di Papa Francesco che si è detto dispiaciuto per la scelta. Purtroppo, oltre la timida protesta del Vaticano, la decisone di Erdogan è stata accolta dalla comunità internazionale, come spesso accade, con un silenzio assordante.

Lo stesso silenzio che l’Unione Europea sta praticando in questo momento davanti alle politiche autoritarie turche. Un silenzio che potrebbe con il passare delle ore essere sempre più colpevole se non si avrà il coraggio di prendere una posizione netta di condanna nei confronti di Ankara per le sue intollerabili scelte politiche perpetrate dal sempre più potente Erdogan.

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info