L’Indo-Pacifico tra rapporti commerciali e intese marittime

Il 18 ottobre 2020 il nuovo Primo Ministro Yoshihide Suga ha compiuto la sua prima visita ufficiale all’estero dal momento della sua nomina, avvenuta circa un mese prima; questa visita ha lo scopo di rafforzare gli accordi bilaterali con il Vietnam, sia favorendo gli scambi di medicinali, particolarmente importante in un periodo di crisi sanitaria, sia decidendo di incrementare gli scambi di equipaggiamenti militari e tecnologici, in un’ottica di rafforzamento della cooperazione per la sicurezza nell’area del Pacifico. Immediata la reazione della Cina, che ha accusato questi paesi di voler favorire la costituzione di una NATO asiatica in ottica anticinese.

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Il Giappone e l’ASEAN

Durante l’incontro con la propria controparte vietnamita, il Primo Ministro Nguyen Xuan Phuc, Hoshihide Suga afferma che la “Free and Open Indo-Pacific Strategy” (FOIPS) del Ministero degli Affari Esteri Giapponese converge con il “ASEAN Outlook on the Indo-Pacific”. La strategia per l’Indo-Pacifico rientra tra le sei aree prioritarie di politica estera nipponica, tra cui figurano il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti, il miglioramento dei rapporti con le nazioni vicine, promozione della diplomazia economica, la gestione di questioni globali e il raggiungimento della pace in Medio Oriente, e si basa su tre pilastri principali.

Il primo pilastro include diversi macro obiettivi, dal consolidamento dello stato di diritto, specialmente marittimo, alla promozione del libero scambio, mentre il secondo e il terzo si basano rispettivamente sullo sviluppo di infrastrutture di alta qualità, in modo da realizzare una piena connettività tra le nazioni, e sulla messa in atto di misure volte alla stabilità dell’area e alla sicurezza marittima, che comprendono sia azioni di anti-pirateria che iniziative volte alla non-proliferazione.

Le prospettive dell’ASEAN per quanto riguarda l’Indo-Pacifico si basano su quattro prospettive principali: guardare alle regioni dell’Asia-Pacifico e dell’Oceano Indiano non come territori che condividono dei confini, ma come aree fortemente integrate e interconnesse, dove l’ASEAN riveste un ruolo di primo piano; non una zona di rivalità, bensì di dialogo e cooperazione; l’Indo-Pacifico come una regione di sviluppo e prosperità per i proprio membri; l’importanza focale che riveste la dimensione marittima nell’evoluzione dell’architettura regionale.

L’ASEAN è un’area di libero scambio, ma non solo, di cui fanno parte Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Thailandia e Vietnam; questa area di libero scambio rappresenta tuttora la settima economia mondiale e si stima che entro il 2030 diventi la quarta economia mondiale.

Il primo dicembre 2008 è ufficialmente entrato in vigore il Japan-ASEAN Comprehensive Economic Partnership Agreement (AJCEP) tra Giappone e i paesi dell’ASEAN. Come si evince dalle informazioni condivise dal sito dell’Associazione, l’AJCEP rappresenta un mercato di oltre 700 milioni di individui e un PIL di 8 trilioni di dollari US. Nel 2011 il volume di scambi tra Giappone e ASEAN era stimato intorno ai 273 miliardi di dollari, secondo solo al volume degli scambi tra Cina e ASEAN (280 miliardi).

Questo accordo di libero scambio rientrerebbe nella più ampia Regional Comprehensive Eonomic Partnership (RCEP) comprendente l’AJCEP e le aree di libero scambio tra ASEAN e Australia – Nuova Zelanda (le quali condividono un’area di libero scambio dal 1966, evolutasi nella sua forma corrente nel 1983), Cina, Corea del Sud e, fino alla sua uscita dalle negoziazioni nel 2019, India. L’area di libero scambio comprendente l’ASEAN e le sue aree di libero scambio sarebbe dovuta entrare in vigore nel novembre 2020.

Non è chiaro come si evolverà la situazione della potenziale prima area di libero scambio del globo, dal momento che nel 2017, anno cioè dell’uscita dagli accordi sull’accordo Trans-Pacifico da parte degli Stati Uniti, sembrava aver ricevuto una spinta propulsiva notevole, spinta che sembrerebbe essere stata frenata nel 2019 con l’uscita dell’India dalle negoziazioni.

La sicurezza marittima e le alleanze militari di contenimento

La strategia del Giappone e le prospettive dell’ASEAN riguardo ai rispettivi interessi nell’Indo-Pacifico convergono su un punto molto specifico: la sicurezza marittima. Nella FOIPS entrano esplicitamente due nozioni riguardo quest’argomento: il rispetto dello stato di diritto marittimo e la lotta alla pirateria. Episodi di pirateria e rapina armata sono aumentati del 39% rispetto al 2019 in tutta l’Asia, in particolare rilevanza nelle Filippine e nello stretto di Indonesia.

Negli incontri che il Premier Suga ha intrattenuto con il Vietnam, prima, e con l’Indonesia (21 ottobre 2020), poi, egli ha tenuto a specificare che il Paese del Sol Levante è fortemente interessato ad una risoluzione pacifica e basata sul diritto internazionale delle controversie da parte dei paesi del Mare della Cina del Sud, non tramite il corso alla forza o alla coercizione. Il primo ministro non la nomina esplicitamente, ma il richiamo alle rivendicazioni di Pechino è estremamente forte. Al punto che alcuni speculatori, tra cui la stessa Cina, lo ritengono essere un primo passo verso la costruzione di una NATO asiatica, basata sull’intesa informale, chiamata dalla stampa “Quad”, tra Giappone, Australia, India e Stati Uniti, in ottica anticinese.

Secondo la maggior parte delle fonti giornalistiche e degli analisti si tratterebbe solamente di mera speculazione, in quanto, nonostante i paesi del Quad siano sì preoccupati dalla crescente influenza cinese nel Pacifico, in realtà mancherebbe di tutta la struttura organizzata caratteristica dell’Alleanza Atlantica, nonché, probabilmente, della volontà degli Stati coinvolti di dotarsene. Nonostante tutto, in occasione dei preparativi per la biennale esercitazione “Keen Sword”, che coinvolgono forze di terra, mare e aria sia statunitensi che nipponiche, il Comandante in capo delle forze armate giapponesi, Generale Koji Yamazaki, il 27 ottobre 2020, a bordo della portaelicotteri Kaga, ha dichiarato che la situazione relativa alla sicurezza nelle vicinanze del Giappone sta diventando estremamente preoccupante e che essa dà l’opportunità di dimostrate la forza dell’alleanza tra il suo paese e gli Stati Uniti.


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I rapporti commerciali nell’area del Pacifico sembrerebbero percorrere due traiettorie diverse e all’interno di queste traiettorie possiamo trovare rotte non constanti. Il Giappone dichiara che non è nel suo interesse la costituzione di un’alleanza stile NATO con i paesi del Quad, eppure i vertici miliari nipponici e statunitensi dimostrano un’intesa più che cordiale. Da una parte il Giappone spinge insieme alla Cina perché l’India rientri nelle negoziazioni della RCEP, dall’altra eroga sussidi ad imprese nipponiche all’estero che abbiano intenzione di rilocalizzare la produzione dalla Cina in madrepatria o in altri paesi del Sud-Est Asiatico.