L’indipendentismo scozzese torna prepotentemente sulla scena?

La Brexit ormai è cosa fatta, gli eurodeputati hanno intonato in coro l’Auld Lang Syne, ma contemporaneamente il parlamento scozzese ha approvato la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza.

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Nel pomeriggio del 29 gennaio il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza l’accordo di recesso del Regno Unito dall’Ue. Poco dopo il parlamento scozzese approvava la richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza, con 64 voti favorevoli e 54 contrari, e decideva di continuare a sventolare la bandiera dell’Ue all’ingresso. La first minister Nicola Sturgeon ha detto che “l’indipendenza è il mezzo per poter plasmare il nostro futuro e costruire una Scozia migliore”.

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha già respinto la richiesta scozzese di un nuovo referendum sull’indipendenza mentre, al contrario, Sturgeon sostiene che il suo partito nazionalista scozzese (SNP) ha ricevuto un inequivocabile mandato per un nuovo referendum, e che quindi il governo di Londra non può sottrarsi a questa evidente realtà.

Il primo referendum sull’indipendenza scozzese si svolse il 18 settembre del 2014, con la vittoria del no al 55,30%. Tale risultato infranse i sogni di Alex Salmond, leader indipendentista che trascinò la Scozia alle soglie di una decisione storica. Il primo ministro britannico di allora, David Cameron tirò un sospiro di sollievo: il Regno Unito restò tale e l’unione con la Scozia sancita da secoli restò tale. Cameron sentenziò che non ci sarebbero state discussioni né tanto meno ripetizioni della consultazione, salutando comunque con entusiasmo l’esercizio democratico degli scozzesi e ribadendo la promessa di garantire maggiori poteri non solo alla Scozia ma anche alle altre nazioni che compongono il Regno Unito: Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord.

La volontà di indipendenza quindi, non è cosa nuova, e della questione si vocifera già dagli ultimi mesi del 2019. A dicembre la premier scozzese inviò infatti una richiesta al premier britannico per chiedere un secondo referendum sull’indipendenza, e sottolineò come gli scozzesi non fossero intenzionati ad uscire dall’Ue. Già allora Londra oppose un netto rifiuto, dichiarando che un secondo referendum sarebbe stata una distrazione dannosa e inutile. Ciononostante, la premier scozzese ha presentato il disegno di legge, votato il 29 gennaio, che dà a Edimburgo il potere di indire altri referendum sull’indipendenza. Così la Scozia sancisce il suo diritto a scegliere per un secondo referendum sull’indipendenza. “Meglio fuori dal Regno Unito che dall’Ue […] Considero che una scelta tra Brexit e un futuro per la Scozia come nazione europea indipendente dovrebbe essere offerta nel corso della vita di questo parlamento”, dice il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, parlando in Aula con i deputati scozzesi, ai quali indica “marzo 2021” come il termine entro cui organizzare una nuova consultazione sul futuro della nazione.

Adesso quindi, vista anche la posizione contraria della Scozia alla Brexit, si prospettano scenari incerti e delicati da definire di pari passo con la definizione concreta della nuova realtà inglese post Brexit, è certo che questa, come afferma la Sturgeon “rende inevitabile il cambiamento”.

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