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TematicheCina e Indo-PacificoL’India al voto tra sviluppo economico, nazionalismo indù e...

L’India al voto tra sviluppo economico, nazionalismo indù e aspirazioni internazionali

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Il 19 aprile hanno preso il via le elezioni nel Paese democratico più popoloso al mondo. Circa 968 milioni di elettori sono chiamati a votare per il rinnovo della camera del popolo (Lok Sabha) che vedrà, verosimilmente, la riconferma di Narendra Modi come Primo Ministro.

Nell’arco di quarantaquattro giorni, tra il 19 aprile e l’1 giugno, 968 milioni di indiani sono chiamati a votare per il rinnovo dei 543 seggi del Lok Sabha. L’esito delle elezioni determinerà anche la nomina (formalmente rimessa al Presidente) del Primo Ministro che guiderà l’India per i prossimi cinque anni. A sfidarsi sono la National Democratic Alliance (NDA), guidata dal Bharatiya Janata Party (BJP) del premier Narendra Modi, e la Indian National Developmental Inclusive Alliance (INDIA), capeggiata dal Congress Party, che ha governato il Paese ininterrottamente dalla sua indipendenza al 1977.

Nonostante l’esito delle elezioni appaia scontato, il premier Modi punta, comunque, ad ampliare la maggioranza conquistando 370 seggi (attualmente il BJP, da solo, controlla 303 seggi e, insieme agli alleati, 346). L’opposizione ha accusato il governo Modi di utilizzare agenzie federali per colpire i rivali ed ostacolarne la campagna elettorale per assicurarsi il risultato prefissato. Gli esempi portati dall’opposizione sono l’arresto del leader del Aam Aadmi Party (AAP) e Chief minister di Delhi, Arvind Kejriwal, nell’ambito di una indagine di corruzione, e il blocco dei conti correnti del Congress Party per presunti debiti fiscali. Al di là del reciproco scambio di accuse, la campagna elettorale è dominata, principalmente, dall’economia, dalla politica estera e dal declino democratico del Paese.

Economia

L’economia indiana ha raggiunto il quinto posto della classifica mondiale nel 2022 e le previsioni indicano che l’India dovrebbe diventare terza entro il 2030. L’India è anche il Paese con il tasso di crescita più alto: nel 2022 il PIL è cresciuto del 7% e nell’ultimo trimestre del 2023 dell’8,4%. La crescita è stata trainata, principalmente, da investimenti infrastrutturali, dal settore dei servizi, dalla domanda interna e supportata da misure di welfare a sostengo delle aree rurali, della sanità e riforme fiscali. Allo scopo di espandere il manifatturiero, il governo Modi ha cercato di attrarre investimenti esteri offrendo incentivi o riduzioni di tariffe. Il bilancio di 10 anni di governo Modi, al di là delle classifiche e dei riconoscimenti internazionali, invita alla cautela. L’India è al 18º posto della classifica dei Paesi esportatori e contribuisce per il 2% al commercio mondiale (la Cina è tra il 15-18%). Se si guarda al PIL pro capite – che meglio descrive il grado di sviluppo dell’economia – quello indiano, seppur in crescita, è ancora a $2.400, mentre quello cinese si attesta a $12.700 (mentre quello statunitense è $76.00).

Esiste, poi, un grosso divario tra ricchi e poveriL’Oxfam, in un rapporto del 2021 evidenziava che l’1% dei ricchi possedeva il 40,5% della ricchezza totale e il 40% della ricchezza creata è andata all’1% della popolazione e solo il 3% al 50% più povero. I dati sulla distribuzione della forza lavoro descrivono un Paese fondamentalmente agrario. Secondo le stime dell’International Labour Organisation (ILO), infatti, intorno al 40% della forza lavoro è impiegata nel settore agricolo, circa il 30% nei servizi, attorno il 13% nelle costruzioni e circa il 12% nel manifatturiero. Il grande problema che affligge l’India è, tuttavia, la disoccupazione giovanile. Secondo le stime dell’ILO, l’83% dei disoccupati sono giovani, in particolare quelli con istruzione medio-alta (dove la disoccupazione è al 14% rispetto ad una media del 10%). Disoccupazione acuita dal boom demografico, testimoniato dal fatto che nel 2023 l’India è diventato il Paese più popoloso al mondo superando 1.4 miliardi.

Declino democratico

Analizzare i cambiamenti politici in atto in India in termini di declino democratico è una semplificazione occidentale. Il confronto in atto è, in primo luogo, tra due visioni dell’India che nascono al periodo della lotta per l’indipendenza. Da una parte, la visione di Jawaharlal Nehru e Gandhi di un Paese democratico, secolare e pluralista su cui si basa la costituzione. Dall’altra, la visione di Vinayak Damodar Savarkar – che prende il nome del suo libro “Hindutva” – per cui l’India appartiene a coloro che considerano il subcontinente indiano la loro patria e terra santa (induisti, jainisti, buddisti e sikh), con esclusione di musulmani e cristiani. Visione che venne fatta propria dal Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), un’organizzazione di ispirazione fascista in cui hanno militato i leader del BJP Atal Bihari Vajpayee e Narendra Modi. A partire dagli anni ’80, l’Hindutva ha trovato maggiore consenso nel panorama politico, grazie anche ai successi elettorali del BJP di Vajpayee. Con Modi, tuttavia, il BJP ha ottenuto ampie maggioranze parlamentari che hanno permesso di portare avanti alcune politiche controverse come la legge sulla cittadinanza (Citizenship Amendment Act) e la revoca dell’autonomia al Kashmir. Questo ha fornito legittimazione anche ai governi locali per l’adozione di misure discutibili come, ad esempio, l’utilizzo in Uttar Pradesh di bulldozer come strumento punitivo. Un largo successo del BJP consentirebbe al governo Modi di spingere per ulteriori riforme, potenzialmente anche della costituzione stessa. Altra importante questione riguarda la (più volte rimandata) riforma della ripartizione dei seggi tra gli Stati in programma per il 2026 che rischia di esacerbare le tensioni tra nord e sud.

Politica estera

Il 2023 per l’India è stato un anno di grande risalto internazionale, come testimoniato dalla presidenza del G20 e della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). Grazie al successo delle missioni Chandrayaan 3 e Aditya -L1, l’India è diventata una potenza spaziale di pieno diritto. A celebrare questo acquisito rango internazionale dell’India e del suo leader è stata la visita di Stato a Washington nel giugno 2023. Al di là delle vetrine internazionali, Narendra Modi ha avuto il merito di aver dato importanza alla politica estera del Paese, portandola al centro dell’attenzione pubblica e facendone parte integrante della sua visione del Paese con lo slogan India vishwaguru ossia India leader mondiale.

L’abilità di Modi è stata quella di riuscire a navigare le crescenti tensioni geopolitiche mantenendo una posizione equidistante. 

Nonostante l’avvicinamento agli Stati Uniti – testimoniato dalla partecipazione al QUAD e gli inviti al G7 – l’India è, comunque, parte di organizzazioni e forum che si contrappongono agli Stati Uniti come la SCO e i BRICS. Allo stesso modo, se da un lato l’India ha ottenuto armamenti avanzati da parte dagli Stati Uniti senza allinearsi alle politiche di Washington (vedasi alla voce sanzioni alla Russia), dall’altra ha proseguito le collaborazioni con Mosca, in particolare nei missili supersonici BrahMos, e rifiutato di allinearsi alle sanzioni occidentali dopo l’invasione ucraina.

I rapporti con la Cina hanno visto un deterioramento. Il governo Modi ha incrementato lo sviluppo infrastrutturale (come strade, ponti e gallerie) lungo l’instabile e non demarcato confine Himalayano (detto anche Line of Actual Control o LAC) rafforzando la presenza militare, in particolare a seguito di scontri con truppe cinesi (il cui culmine si è verificato nel 2020 nella valle di Galwan in Ladakh). La vera partita con Pechino, però, si gioca sui mari dove entrambi i Paesi competono a rafforzare le proprie marine e guadagnare posizioni strategiche contendendosi i partner regionali, in particolare Sri Lanka e Maldive. Sul fronte maldiviano, tuttavia, l’India ha sofferto una battuta d’arresto dopo la vittoria del “filo-cinese” Mohamed Muizzu sul “filo-indiano” Imbrahim Mohamed Solih alle elezioni del settembre 2023. Rapporti con le Maldive resi ancor più tesi a causa della campagna di boicottaggio, innescata dalle offese da parte di alcuni ministri maldiviani nei confronti di Modi. Il governo Modi ha cercato di migliorare i rapporti con lo Sri Lanka, pur facendo la voce grossa ogni qual volta una nave cinese si avvicini all’isola. Scontri elettorali hanno riacceso la disputa per l’isola di Katchatheevu e rischiano di macchiarne le relazioni. Qualunque sarà l’esito delle elezioni, i rapporti con l’Occidente e, in particolare, con gli Stati Uniti non subiranno sostanziali cambiamenti in quanto Washington ha scommesso sull’India per il contenimento della Cina. 

Massimiliano Pedoja

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