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L’incertezza dopo le elezioni: la Spagna tornerà alle urne a fine 2023 o Feijoo riuscirà nel suo incarico?

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A seguito delle elezioni di fine luglio 2023, nessun partito spagnolo ha ottenuto i voti per poter governare. Il Re di Spagna ha incaricato il leader del partito di centro destra Feijoo di formare un esecutivo. Tuttavia, l’ex governatore della Galizia sarebbe sostenuto da una maggioranza esigua, e il risultato non è scontato. Il Paese vive uno stato di incertezza: se non si riuscisse ad insediare un governo entro la fine del 2023, gli spagnoli sarebbero chiamati a votare nuovamente, con la conseguente riapertura di tutti gli scenari elettorali. Qualcuno ha vinto le elezioni spagnole? Quali potrebbero essere le alleanze utili a formare un esecutivo? Quali saranno gli effetti sulla politica estera ed europea della Spagna? 

Le elezioni anticipate spagnole e i risultati

Quando lo scorso maggio il premier spagnolo uscente Pedro Sanchez ha anticipato le elezioni, inizialmente previste per dicembre, a luglio 2023 molti osservatori sono rimasti perplessi. Infatti, pochi giorni prima in Spagna si erano tenute le elezioni amministrative locali, e l’alleanza tra i partitid di destra aveva vinto di misura contro la coalizione di centrosinistra del primo ministro. Sanchez ha, quindi, indetto le elezioni in un momento di calo dei propri consensi e di crescita della destra. Per questo motivo, la maggioranza degli analisti riteneva molto probabile la vittoria del centrodestra anche nelle elezioni politiche. Tuttavia, Pedro Sanchez ha voluto scommettere puntando tutto su due fattori: da un lato i miglioramenti economici della Spagna grazie al suo governo la Spagna, dall’altra ha sperato che l’elettorato di sinistra messo di fronte alla possibilità concreta di vedere la destra governare si sarebbe mobilitato. 

Il 23 di luglio si sono tenute le elezioni. Quali sono le forze politiche che si sono presentate alle urne? Due i partiti principali: il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) di Pedro Sanchez e il Partido Popular (PP) di Alberto Nunez Feijoo. Ambedue i partiti sono stati affiancati da forze populiste e radicali: a sinistra Sumar di Yolanda Díaz, a destra Vox di Santiago Abascal. Infine, una serie di partiti locali attivi nelle regioni autonome e in particolar modo la Catalogna. Tra loro vi sono: Junts (partito indipendentista catalano fondato nel 2017 da Puigdemont), Esquerra Republicana de Catalunya (partito di centro sinistra catalano), Basque Country Unite (Partito basco di centro sinistra) Basque Nationalist Party (partito basco di centro destra), Galician Nationalist Bloc (partito galiziano nazionalista di sinisrtra), Coalition Canaria (partito centrista locale delle isole Canarie), Union del Pueblo Navarro (partito di destra della regione della Navarra).

La scommessa di Sanchez ha, in parte, ripagato. Nonostante il PP abbia vinto la corsa elettorale (33% dei voti), il PSOE ha comunque portato a casa un risultato di rilievo, migliorando la sua prestazione elettorale rispetto alle elezioni precedenti (31% dei voti). Inoltre, la minaccia Vox è stata ridimensionata. Il partito sovranista di Abascal, che aveva ottenuto ottimi risultati nelle precedenti amministrative, non ha ottenuto i voti necessari per formare un governo con il PP ed ha peggiorato la sua performance rispetto al 2019 (passando da 52 a 33 seggi). Dopo la conta dei voti provenienti dall’estero, il risultato è stupefacente: il gruppo di centro sinistra (PSOE, Sumar e alcuni partiti autonomisti) ha totalizzato esattamente lo stesso numero di seggi del gruppo di centrodestra (PP e Vox).

La situazione è, quantomeno, diversa dal solito. Con i due schieramenti principali pari a 171 seggi, la partita si gioca sui pochi deputati rimanenti e su di loro orbita tutta la politica spagnola di queste settimane. Sono i deputati dei rimanenti partiti locali e dei partiti autonomisti. Con il loro supporto, Sanchez o Feijoo potrebbero raggiungere la maggioranza di 176 seggi.

Sanchez veniva dato favorito da diversi analisti, in quanto gode di maggiore simpatia politica da parte dei partiti indipendentisti e autonomisti. Tuttavia, le richieste che sono state presentate al premier uscente dai possibili alleati complicano il quadro. 

Junts ha dichiarato che sosterrà un nuovo governo Sanchez solo in cambio dell’amnistia per coloro coinvolti nel referendum per l’indipendenza catalana del 2019. A seguito del referendum (mai riconosciuto da Madrid), diversi dei capi dei movimenti catalani hanno affrontato accuse penali, tra loro il leader Puigdemont, il quale si trova da allora in esilio forzato in Belgio. Le reazioni alla proposta catalana da parte del PSOE non sono state accoglienti. Pilar Llop, ministra della giustizia spagnola (PSOE), ha dichiarato che il partito ha il dovere di mantenere le negoziazioni nei limiti della legge. Inoltre, Sanchez ha sempre tenuto una linea precisa di condanna del referendum. 

In maniera simile, Pere Aragones (leader di Esquerra Republicana de Catalunya) in una recente intervista con la BBC ha ricordato a Sanchez che il loro supporto se lo dovrà guadagnare aprendo un tavolo sulla gestione della crisi catalana e delle istanze indipendentiste, promettendo un atteggiamento più favorevole a tali cause. 

Coalition canaria ha inizialmente dichiarato di non voler far parte di alcun governo in cui siano presenti Vox o Sumar, partiti percepiti come troppo estremi dai centristi dal partito di centro, tuttavia questa posizione è cambiata a seguito della decisione del Re Felipe VI di incaricare Feijoo di formare un governo. 

L’incarico è arrivato a seguito delle consultazioni tra il capo di Stato spagnolo e i leader di partito. Sia il premier uscente che l’ex governatore di Galizia si sono dichiarati pronti a presentarsi in parlamento per il voto di investitura. Sanchez ha sostenuto la sua posizione in base al suo essere benvisto dai partiti autonomisti, Feijoo ha dichiarato che sarebbe scandaloso non dare l’incarico al partito che ha vinto le elezioni. Felipe VI ha deciso di seguire questa ultima strada, e ora Feijoo deve ottenere quattro voti (dopo aver incassato anche il sostegno di Coalition Canaria) per istituire un governo di destra.

Gli analisti danno ancora come valido anche lo scenario in cui Sanchez, a seguito di un eventuale fallimento di Feijoo, venga sostenuto dagli autonomisti, se non altro perché, come spiega POLITICO, i partiti locali sanno che, se si tornasse a votare, perderebbero seggi e potrebbe vincere la coalizione PP-Vox, la quale darebbe vita ad un esecutivo poco aperto alle istanze indipendentiste. 

Se Feijoo non dovesse trovare una maggioranza entro il prossimo 26 di settembre, re Felipe VI probabilmente darà l’incarico a Sanchez, il quale sta lavorando per trovare il sostegno necessario. 

Nella giornata di mercoledì 30 agosto i due leader si sono incontrati in un lungo colloquio bilaterale, nel quale da fonti di stampa Feijoo avrebbe proposto un ‘patto di governabilità’: Feijoo ha chiesto a Sanchez di non ostacolare il voto di fiducia del 26 settembre in cambio di una serie di impegni politici e compromessi. Sembrerebbe, tuttavia, che il premier uscente abbia rifiutato la proposta e che essa non sia stata gradita da parte della leadership PSOE. In ogni caso, questo dimostra la necessità di Feijoo di mediare per poter trovare i voti in parlamento.

Se nessuno dei due sfidanti dovesse riuscire ad ottenere la maggioranza nei prossimi due mesi, le camere sarebbero sciolte e si andrebbe ad elezioni.

L’instabilità spagnola sul piano internazionale

Madrid è un importante attore internazionale. La Spagna è una delle principali economie europee, attualmente ricopre la presidenza del Consiglio dell’UE e rappresenta un importante collegamento diplomatico e culturale con l’America latina.

La situazione di incertezza spiegata sopra potrebbe avere degli effetti sulla politica estera del paese in un momento così delicato? Probabilmente no, gli effetti saranno poco importanti, in quanto il cambio di governo è un momento comune nei sistemi democratici. Nondimeno, la situazione spagnola sta attirando molte attenzioni, in particolar modo a livello europeo. Difatti, quello che potrebbe influenzare gli scenari internazionali non è in sé il quadro attuale, ma i possibili governi futuri.

Da un lato, se Sanchez dovesse riuscire a convincere gli indipendentisti a supportare il suo governo, il futuro esecutivo spagnolo probabilmente avrà un atteggiamento più indulgente nei confronti delle loro istanze, e questo potrebbe avere ripercussioni a livello europeo. Inoltre, la sinistra più radicale di Sumar e Podemos giocherebbe un ruolo importante ed entrambe queste forze politiche hanno spesso espresso delle posizioni ambigue in politica estera, come nel caso del supporto all’Ucraina.

D’altro canto, se si dovesse andare a votare nuovamente, vi sarebbero buone possibilità che il PP di Feijoo riesca a portare a casa un esecutivo in alleanza con Vox. Di conseguenza, l’eventuale governo opterebbe per una linea differente rispetto all’esecutivo precedente, specialmente nella sua agenda europea, in quanto il governo verrebbe retto da una forza sovranista ed euroscettica. 

Non vi sono certezze su quanto accadrà a Madrid, tuttavia una cosa è sicura: i tempi sono stretti, e vi sono buone possibilità che i cittadini spagnoli tornino a votare tra dicembre 2023 e gennaio 2024. Se ciò accadesse, nell’ultimo trimestre del 2023 in Europa prenderebbero il via due momenti elettorali chiave: il voto spagnolo e le elezioni in Polonia (previste per l’autunno del 2023). Queste due tornate elettorali avranno grande peso per il futuro della politica europea.

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