L’impiego delle portaerei come soft-power

Il 2021 si è aperto con il proseguo dei cambiamenti del panorama geopolitico dettato dalla disputa su più fronti e più domini tra la Super-Potenza Egemone e la Cina, senza tenere in disparte la Federazione Russa, su teatri che spaziano dal Mediterraneo Allargato a quello dell’Indo-Pacifico. Gli USA cercano di rafforzare i rapporti con i suoi Alleati, a partire proprio dall’Europa, tornata con la US Interim National Security Strategy dell’Amministrazione Biden nuovamente al centro ed in altissima considerazione, ed a quelli dell’Indo-Pacifico, inquadrati nella c.d. Quadrilateral Security Dialogue (Quad) ossia Giappone, Australia ed India. In tutto questo contesto geopolitico, tra i vari domini quello marittimo torna ad essere uno dei più importanti e le grandi potenze sanno esattamente questo. Il mese di aprile può essere definito come quello dedicato al potere marittimo legato all’impiego delle portaerei. Infatti, la Gran Bretagna ha ufficializzato e pubblicizzato in maniera forte ed esponenziale la campagna del proprio Carrier Strike Group (CSG) con a bordo i velivoli di 5^ generazione, sottolineandone più volte il carattere multinazionale ed interoperabile, basti infatti pensare che in tale gruppo navale vi siano cacciatorpediniere USA e assetti navali olandesi.

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La Francia ha operato nell’Indo-Pacifico ed ha svolto esercitazioni congiunte anche con l’India (VARUNA 2021 che si svolge annualmente a partire dal 2001), precisamente nel Mare Arabico, che ha visto coinvolto anche la marina degli Emirati Arabi Uniti; con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla stabilizzazione di queste aree strategiche rafforzando la cooperazione con le marine dei paesi partner, ma di fatto per dimostrare al mondo la propria capacità del ruolo expeditionary. L’Italia, con Nave Cavour, ha terminato con successo l’integrazione con i velivoli F-35B ed ha effettuato esercitazioni congiunte con la US Navy. L’India, invece, ha pubblicizzato la consegna della nuova portaerei, chiamata Vikrant, costruita internamente dalla propria industria nazionale, che sarà operativa dal 2022 e che avrà imbarcati velivoli MiG-29K. Non ultimo, la Cina che ha reso pubblici video della nuova portaerei Shandong 17, costruita interamente in-house, nonché il supporto logistico ampliato presso la Base Navale di Gibuti, a sottolineare la capacità sia di effettuare deployment e sia di gestire la relativa logistica.

Le Marine, con l’impiego efficace e puntuale dei rispettivi CSG, agiscono per garantire gli interessi dello Stato mediante l’assolvimento dei loro compiti istituzionali nei tre ruoli: quello del combattimento (war fighting), della sicurezza marittima e non ultimo il soft-role, denominato anche “Defence Engagement”, che si basa sulla capacità di relazionarsi con le Marine di altri Paesi e di concorrere alla loro formazione attraverso lo sviluppo di programmi di Maritime Capacity & Confidence Building, rafforzando in tal modo i legami con Essi. Quindi, questo terzo pilastro è uno straordinario strumento per la condotta della politica estera che attraverso l’impiego della naval diplomacy può proiettare influenza ed essere utilizzata sia in accezione competitiva, collaborativa o in una combinazione di essi.

I deployment dei CSG sono quindi funzionali oltre che al carattere della defence/warfighting e a quello del defence engagement sono adatti anche a prevenire i conflitti mettendo in pratica il proprio carattere intrinseco deterrente.

Diviene quindi sempre più fondamentale per le Potenze che detengono di queste capacità sviluppare delle linee strategiche uniche, che non siano legate solo ad un singolo comparto statuale, ma che spazino dalla difesa al campo economico, scientifico, sociale e tecnologico. Quindi è necessario che si agisca in maniera integrata, multi-livello e multi-dominio per centrare gli obiettivi e perseguire in maniera efficace gli interessi nazionali. Ciò richiede un cambiamento di mind-setting che adatti i processi e le singole strutture a diventare sempre più dinamiche e resilienti. Nel Vecchio Continente, la Gran Bretagna con il suo nuovo documento strategico, Global Britain in a competitive age, cerca di raggiungere questo obiettivo.

Per quanto concerne l’impiego dei CSG dei Paesi Occidentali, trapela un ulteriore carattere importante da non sottovalutare che è fin da subito usato come “arma” verso la Potenza in ascesa revisionista, la Cina, ovvero il carattere interoperabile. Nello specifico, l’interoperabilità degli assetti aeronavali, con riferimento specifico ai CSG, potrebbe far conseguire anche altri traguardi, come quello del coordinamento del loro impiego in aree specifiche e delicate. Questo approccio è già, in qualche modo, in atto. Basti guardare al Comando della Task Force 50 che il CSG Francese ha assunto in Golfo Persico/Oceano Indiano in sostituzione temporanea di quello USA.

Gli USA, con il rafforzamento del QUAD, vorrebbero contenere la Cina e, al contempo, dimostrare alla Federazione Russa che la sua forza deriva anche da Alleati lontani dall’Europa. Ciò è in corso mediante lo strumento/pilastro del soft-power atto a rafforzare le relazioni strategiche USA-QUAD. In particolare, è di pochi giorni fa’ l’approvazione della proposta di vendere sei velivoli da pattugliamento marittimo P-8I con le relative apparecchiature all’India, azione volta a migliorare la sicurezza di questo importante partner. Questa proposta di vendita di assetti militari ha lo scopo di sostenere il dominio della politica estera e di quello della sicurezza nazionale degli USA poiché, ad oggi, tale Paese Amico potrebbe essere importante per garantire un supporto militare, economico, nonché stabilità politica, pace e progresso economico nella regione dell’Indo-Pacifico. 

Il deployment del UK CSG può essere analizzato anche in tale ottica e prospettiva, e tale concetto è stressato dal fatto che visiterà 40 nazioni, inclusi India, Giappone, Korea del Sud e Singapore e prenderà parte in molteplici ed importanti esercitazioni volte a consolidare i rapporti con Paesi con i quali il vecchio impero britannico di norma trattava direttamente. Il carattere interoperabile e di integrazione è rimarcato dalle esercitazioni che condurrà con il CSG della portaerei francese Charles De Gaulle ed altri assetti navali europei, nel bacino del Mediterraneo. 

Tutto ciò anche a dimostrazione del fatto che l’Occidente, in linea di massima, si muove nella stessa direzione, e che un giorno, forse non troppo lontano, potrebbe rafforzare la politica estera, rendendola “quasi comune”, degli Stati facenti parte della c.d. lega dei Paesi democratici, come immaginato nella vision dal Presidente Biden per gli aspetti più propriamente politici.


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La superiorità dei Paesi Occidentali, con gli USA quale leader, non è solo circoscritta agli aspetti tecnologici o quelli di analisi ed impiego delle moli di informazioni a disposizione, ma soprattutto all’interoperabilità e all’integrazione dei propri assetti militari nonché l’utilizzo delle stesse dottrine e strategie che permette di operare con un’unica “lingua comune”.

Antonio BUFIS